Pacifisti attraversano la zona smilitarizzata che separa le due Coree – Choe Sang-Hun

PAJU, Sud-Corea — Un gruppo di 30 pacifiste, compresa la leader femminista Gloria Steinem e due detentrici di premio Nobel per la Pace, hanno attraversato la zona smilitarizzata dalla Nord-Corea alla Sud-Corea domenica [24 maggio u.s.], chiedendo la fine della guerra di Corea, la cui ostilità irrisolta è simboleggiata da sessant’anni dal confine pesantemente armato.

È stato raro per i due governi coreani rivali accordarsi per permettere l’attraversamento della zona di confine, nota come DMZ, a un gruppo di pacifisti.

Tuttavia parte del simbolismo sperato dalle attiviste con la loro campagna Donne attraverso la DMZ è andato perso col rifiuto sud-coreano di passare in corteo per Panmunjom, villaggio di confine dove si firmò la tregua nel 1953 per fermare, seppur non concludere appunto formalmente il conflitto, così lasciando la Corea divisa tecnicamente in uno stato di guerra. Le donne, in arrivo da Pyongyang, la capitale nord-coreana, sono state dirottate a un checkpoint a sudovest di Panmunjom, da dove convogli di camion sud-coreani vanno e vengono da un parco industriale congiunto nella città nord-coreana di Kaesong. Al corteo con striscioni è stato di nuovo impedito di attraversare a piedi il confine, e ha dovuto farlo in autobus.

Comunque, l’impresa è stata considerata un successo. “Abbiamo compiuto quel che nessuno diceva che si potesse fare, che è potenzialmente una gita per la pace, per la riconciliazione, per i diritti umani, cui aderissero entrambi i governi” ha detto la Steinem ai media sud-coreani. “Siamo state in grado di fare le cittadine diplomatiche.”

Le donne — fra cui le premiate Nobel per la Pace Mairead Maguire dell’irlanda del Nord e Leymah Gbowee della Liberia — erano arrivate a Pyongyang martedì scorso per la marcia, che speravano facesse risaltare il bisogno di impegnarsi per la pace e predisporre la scena per la riunificazione coreana ponendo termine formalmente alla guerra con un trattato di pace permanente.

L’attraversamento tuttavia a avuto luogo fra tensioni per il perseguimento di armi nucleari e missili balistici da parte del Nord, nonché per la sua situazione in quanto ai diritti umani.

Appena due giorni prima dell’arrivo delle donne a Pyongyang, i media statali del Nord hanno lanciato una delle più aspre — e sessiste — tirate contro la presidente sud-coreana Park Geun-hye, definendola “vipera con lingua biforcuta” e “non degna di chiamarsi donna per non aver mai generato un bambino”. La settimana scorsa il Segretario di Stato [USA] John Kerry ha detto che il governo nord-coreano guidato da Kim Jong-un era “uno degli esempi più egregi di spietata inosservanza dei diritti umani”.

Alcuni attivisti dei diritti negli Stati Uniti e in Sud-Corea erano contrari alla traversata delle donne, che dicevano sarebbe stata usata come propaganda dalla Nord-Corea. E sollecitavano le pacifiste ad appellarsi al Nord affinché smantellasse i campi di prigionia politici e ponesse fine agli abusi dei diritti umani.

Quando le attiviste hanno marciato per Pyongyang sabato, donne nord-coreane in colorati vestiti tradizionali fiancheggiavano un corso sventolando fiori di carta rosso-rosa, stando a quanto trasmesso dalla televisione locale. Uno dei cartelli a ciglio strada diceva “Riunifichiamo appena possibile il paese diviso!” Dall’altro lato del confine domenica centinaia di attivisti sud-coreani hanno accolto le traversanti nella città sud-coreana di Paju, a nord di Seoul. Non lontano da lì, però, si erano radunati centinaia di sud-coreani conservatori, fra cui defettori del Nord, che accusavano i pacifisti di “lisciare il pelo a Kim Jong-un” e di promuovere una “pace finta”, con grida di “Tornatevene al Nord!”.

I dimostranti conservatori hanno citato servizi dei media statali nord-coreani che riportavano lodi di visitatori ai capi nord-coreani. Nei servizi sugli incontri delle pacifiste con donne nord-coreane a Pyongyang, l’Agenzia Stampa Centrale Nord-Coreana citava anche “intervenute” che avrebbero definito gli Stati Uniti “un regno di terrorismo e un fulcro di abusi sui diritti umani”.

I conservatori hanno detto che quei servizi provavano che le attiviste erano state usate come strumenti di propaganda dal Nord. Ma gli organizzatori della traversata hanno detto che nessuna delle visitatrici aveva proferito i commenti riportati nei media nord-coreani. Gli organizzatori hanno insistito che la loro marcia era intesa a mitigare la sfiducia e l’ostilità che dividono non solo le due Coree ma anche la gente nel Sud.

Parecchi attivisti sud-coreani in passato hanno sfidato il divieto di visita alla Nord-Corea senza permesso governativo andando a Pyongyang per promuovere la riconciliazione. Al loro ritorno a casa con la prospettiva dell’arresto, la Corea del Nord rivolgeva loro un entusiastico commiato a Panmunjom. I funzionari sud-coreani non volevano che Steinem e compagnia attraversassero Panmunjom in parte non volendo che la Corea del Nord usasse l’evento per analoga propaganda.

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

Titolo originale: Peace Activists Cross Demilitarized Zone Separating Koreas

http://www.nytimes.com/2015/05/25/world/asia/peace-activists-cross-demilitarized-zone-separating-koreas.html

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