4. Resistenza e Costituzione: il buon compromesso – Pietro Polito e Pina Impagliazzo

Gli autori sono i curatori del libro di Norberto Bobbio, Eravamo ridiventati uomini. Testimonianze e discorsi sulla Resistenza in Italia, Einaudi, Torino 2015.

resistenza

La Costituzione è il più grande risultato della Resistenza sul piano politico e sociale tanto che l’una è il punto d’arrivo, l’altra è il punto di partenza. Si può dire che la Resistenza traccia le linee del cammino, la Costituzione pone le basi del nuovo Stato. In altre parole la Costituzione raccoglie gli ideali della Resistenza: il governo dal basso, i diritti di libertà e sociali, il ripudio della guerra.

Come ha scritto Norberto Bobbio, “la Costituzione è un documento antifascista, è la carta istituzionale del nostro antifascismo, quell’antifascismo su cui poggia lo Stato italiano. È un documento antifascista non solo nello spirito ma anche nella lettera”. Nella nostra Costituzione, egli aggiunge ancora, sono affermati i principi fondamentali che “permettono a uno stato democratico non soltanto di esistere ma anche di evolversi verso forme di democrazia sempre meno formale sempre più sostanziale, e lo stato democratico è l’opposto dello stato fascista”.

Sul rapporto tra la Resistenza e la Costituzione interviene in modo significativo in due occasioni importanti, rispettivamente a vent’anni e quarant’anni dalla Liberazione (19 maggio 1965 e 21 aprile 1985). Se si confrontano i due discorsi appare evidente il nesso con le discussioni odierne sul cambiamento della Costituzione, riforma per alcuni, manomissione per altri.

Nel discorso Resistenza e Costituzione (19 maggio 1965) affronta il rapporto in relazione a tre punti: l’origine, il contenuto, il significato.

La domanda di partenza è: «La Costituzione ha avuto origine dalla Resistenza?». Per quanto riguarda l’origine, la posizione di Bobbio è ferma: la Costituzione è “l’espressione politica fondamentale” della Resistenza. Questa, da un lato impedisce che la situazione politica italiana sbocchi paradossalmente in un ritorno allo Statuto albertino, dall’altro favorisce il percorso verso una nuova Costituzione.

Il ragionamento segue poi con un altro quesito: «Il contenuto della Costituzione deriva in tutto o in parte dalla Resistenza?». Quanto al contenuto, nella Costituzione si ritrovano le linee generali dei tre grandi filoni della Resistenza: quello liberale classico, quello socialista e quello cristiano sociale, che si richiamano rispettivamente ai valori della libertà, dell’eguaglianza e della solidarietà.

Infine, ci si può domandare: «Qual è il significato della Resistenza nello sviluppo della nostra democrazia?». Qui Bobbio distingue tra “la Resistenza reale, quella che si è realizzata nei fatti” e la “Resistenza ideale, una resistenza perenne alla quale ci richiamiamo nei momenti difficili come a una forza morale, superiore agli eventi”.

Così Bobbio a metà degli anni Sessanta. E vent’anni dopo?

Vent’anni dopo, nel discorso Costituzione e Resistenza (20 -21 aprile 1985) egli ribadisce la “continuità storica” e la “connessione” tra la Resistenza e la Costituzione. Sul piano etico-politico, la Costituzione è stata “l’esito naturale, lo svolgimento di una battaglia prima civile e poi anche militare per liberare l’Italia dal fascismo e per instaurare un regime democratico che fosse l’opposto di quello imposto dal fascismo”. Le diverse forze politiche che diedero vita alla Resistenza, pur distanti e opposte ideologicamente, furono accomunate da un ideale negativo, l’antifascismo perenne, come dato essenziale della storia della repubblica” e da un ideale positivo, l’esigenza e la necessità di stabilire le condizioni, seppure formali, di una forma di convivenza civile fondata sul potere dal basso anziché sul potere dall’alto”.

Inoltre, sul piano storico, quello degli eventi, la continuità appare incontestabile. La Costituzione nasce da “un vero e proprio compromesso storico” tra le forze politiche che hanno partecipato alla Resistenza (liberali, cattolici, azionisti, socialisti e comunisti). Riprendendo una battuta di Salvemini, Bobbio sostiene che la nostra Costituzione è stata un buon compromesso, vale a dire “un compromesso all’inglese, e non una combinazione all’italiana”.

Un compromesso durevole, che ha resistito nel tempo. Ricordiamo che questo giudizio di Bobbio risale al 1985. Dal 1979, con la cosiddetta Grande Riforma, erano iniziate le grandi manovre, tuttora in corso per apportare alla Costituzione correzioni, ritocchi, integrazioni, modifiche più o meno radicali di diverso segno, a seconda dell’avvicendarsi dei vari governi di sinistra, di centro o di destra, tecnici o politici, alla guida del Paese, addossando alla Costituzione la responsabilità di tutti i mali possibili e immaginabili.

Bobbio è uno dei più consapevoli del cattivo stato di salute della democrazia italiana e insieme uno dei più persuasi che ciò non dipende affatto dalla Costituzione. Il discorso a cui stiamo facendo riferimento si conclude con un impietoso elenco dei mali (di allora e di oggi) della nostra vita politica: questione morale, il potere invisibile, il prevalere della rappresentanza degli interessi sulla rappresentanza politica, le continue crisi di governo, l’occupazione del potere da parte dei partiti, la lentezza del potere decisionale.

Per Bobbio le cause di questi mali non sono da cercare nella Costituzione, anzi in essa sono presenti specifici articoli a tutela di questi mali. Tra le varie cause che egli indica ci piace sottolinearne due, che in qualche modo ci sembrano tra loro collegate: da un lato l’eccesso di eloquenza non fondata sulla effettiva conoscenza dei problemi e la rissosità che caratterizzano la nostra vita parlamentare, dall’altro l’affievolirsi dell’ispirazione ideale che era stata alla base della Resistenza.

Il rapporto tra la Resistenza e il nostro tempo è rappresentato da Bobbio con la formula “Resistenza incompiuta”, intendendo “l’incompiutezza propria di un ideale che non si realizza mai interamente, ma ciononostante continua ad alimentare speranze e a suscitare ansie ed energie di rinnovamento”. Se la Resistenza è rimasta incompiuta, quando e in che senso si potrebbe parlare di Resistenza compiuta? Con Bobbio si può rispondere che la Resistenza è tanto più compiuta quanto più viene attuata la Costituzione e la Costituzione è tanto più attuata quanto più si richiama allo spirito della Resistenza.

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