Vuoto+pieno=vuoto

Ma checcavolo dice ‘sta qua?!? Ora mi spiego.

Maggio 2015: sole, vento. Cioè pannelli alla massima potenza e tempi di asciugatura rapidissimi. È ora di lavare le coperte. Ma non le grandi coperte (che si lavano solo ogni tanto), le copertine, quelle che si tengono sulla spalliera del divano, da mettere sulle gambe, quegli scampoli di stoffa non troppo grandi per coprirsi sommariamente facendo la pennichella. Quelle che si possono lavare in lavatrice perché non sono troppo pesanti, quei piccoli plaid con le frange, da mettere sul prato…

Mentre la lavatrice fa il suo lavoro ho tempo per pensare: “Poi dovrò piegarle, chiuderle in un sacchetto e metterle da qualche parte, fino al prossimo autunno. Dove non ingombrano troppo?”

Maggio 2014: mio figlio mi porta – raccolta su un bidone della spazzatura – una bellissima fodera tubolare, di una specie di “ecopelle”, con la cerniera intatta, di un bel giallo caldo, lunga più o meno1 metro, col diametro di circa 15 centimetri. La lavo e la ripongo tra le federe, in attesa di usarla.

È chiaro, ora, il titolo? La fodera (vuoto) sarà riempita con le coperte (pieno) e si creerà del vuoto, invece dell’ingombro di coperte riposte per l’estate, dentro al cellophane, accatastate da qualche parte o chiuse in un armadio (a occupare comunque posto).

Così non ho dovuto cercare il “ripieno” per la fodera tubolare; ho un cuscino riempito con qualcosa che normalmente stava da qualche parte a ingombrare, le coperte, che – come ho imparato da mio figlio scout – non si stropicciano se le arrotoli; ho guadagnato dello spazio; le coperte stanno al riparo – e se proprio voglio fare una raffinatezza (l’ho fatto!) – metto dentro al “cuscino” un po’ di fiori di lavanda e qualche foglia di alloro anti-tarme.

Settembre/ottobre 2015: “Dove avrò messo tutte le piccole coperte che è ora di tirare fuori perché comincia a fare un po’ freddino?…”

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