Tiziano Terzani. Verso la rivoluzione della coscienza – Recensione di Laura Tussi

cop-germani-verso-rivoluzione-coscienzaGloria Germani (a cura di), Tiziano Terzani. Verso la rivoluzione della coscienza, Jaca Book, Milano 2014, pp. 126, € 9,00

Il contributo di Tiziano Terzani alla corrente culturale degli obbiettori della crescita e degli intellettuali, che credono in una vera società alternativa, proviene da un gruppo di pensatori che ha vissuto a lungo nel cosiddetto “terzo mondo”, ponendo in discussione l’idea stessa di progresso e sviluppo, tra cui Ivan Illich e Serge Latouche.

Terzani ha origini operaie, comuniste e anticlericali: il padre ha combattuto tra i partigiani della Resistenza. La sua vita si dipana tra Oriente e Occidente, in qualità di giornalista professionista, rendendosi presto conto delle ragioni dei popoli asiatici colonizzati. Dalle umili origini, Terzani eredita un forte bisogno di giustizia, la volontà di creare il senso della vita, la ricerca di un modo di vivere collettivamente più giusto e autentico, come argomenta abilmente la curatrice del libro Gloria Germani. Terzani studia la storia delle civiltà asiatiche così distanti e diverse dal mondo occidentale, prendendo coscienza del fallimento dell’esperimento comunista in Vietnam, degli orribili esiti della rivoluzione cambogiana di Pol Pot, del fallimento del comunismo maoista in Cina, del disastro esistenziale del moderno liberismo in Giappone e del crollo del comunismo in Russia. Terzani avvertiva tutta la disperazione per aver appreso come i tentativi verso la modernità, dal comunismo cinese al liberismo economico giapponese, portassero ad esiti aberranti per la vita umana, dalla capacità affettiva e relazionale al rapporto con la natura e l’ecosistema, intuendo che le rivoluzioni comuniste, ma anche e soprattutto il capitalismo, hanno un tratto fondamentale in comune con la mentalità scientifica tipicamente occidentale.

La sua opera è un continuo sdegno di fronte alla modernità di stampo occidentale, all’industrializzazione, all’ossessione per il denaro che distrugge interi paesi, con la colonizzazione dell’immaginario, in quanto l’Occidente ha distrutto interi popoli, prima con le chiese e i crocifissi e ora con la televisione, ancora più che con le armi nucleari, agli albori della globalizzazione, tramite la colonizzazione della mente. La visione occidentale e meccanicistica della scienza cartesiano-newtoniana ha plasmato la vita moderna, generando la specializzazione e la frammentazione, tipiche del nostro tempo, che ci impediscono di comprendere gli effetti delle nostre azioni e spesso anche il senso dell’esistenza. Le civiltà orientali si sono sempre poste il grande obiettivo di disincentivare e scoraggiare l’insorgere continuo dell’Ego, la presunzione della persona, la superbia dell’individuo per raggiungere la pace e la vera felicità, nel distacco dal piccolo Io che illusoriamente l’Occidente crede autonomo, per fare invece emergere un Sé più grande. Per l’uomo moderno occidentale, l’unica conoscenza valida è quella dell’utile, al fine di manipolare, possedere, cambiare, dominare il mondo con il sistema di pensiero su cui si fonda la modernità, nel segno della grande unificazione del sapere, al contrario delle scoperte più all’avanguardia nel campo della conoscenza, dai sistemi complessi alla scienza della complessità, che le antiche sapienze asiatiche conoscevano, come il Tao, l’interconnessione, il nodo infinito, non la dualità cartesiana mente/corpo, ma il Tutto è Uno. Attualmente l’unico obiettivo di tutti i governi è la crescita economica, il valore essenziale è il denaro e la religione prioritaria è l’economia, dove si valuta esclusivamente il profitto nel potente circuito della dittatura finanziaria, nella finanziarizzazione, per cui oggi la nuova lotta di classe dovrebbe essere contro l’oligopolio e l’oligarchia dei mercati dell’alta finanza. Il filosofo del Seicento  Thomas Hobbes stabilì che la prima forza che guida l’agire è l’interesse personale ed egoistico, la competizione sfrenata tra individui scatenati nell’affermare la propria autodeterminazione.

Così Terzani, il grande corrispondente estero, ha avuto il coraggio di denunciare il fatto che il materialismo sfrenato ha marginalizzato il ruolo dell’etica nella vita quotidiana, a vantaggio di disvalori come il denaro, il successo, il tornaconto personale, di cui tutti siamo succubi e vittime. Per questo sosteneva che è necessaria una “rivoluzione interiore”, in quanto le cause della guerra tra civiltà sono dentro di noi, nelle passioni come il desiderio, la paura, l’insicurezza, l’ingordigia, la vanità e che la sofferenza risiede proprio nell’avidità, nell’attaccamento morboso, nel cercare la felicità fuori di sé. Terzani auspicava una silenziosa “rivoluzione interiore”, fondata su una percezione diversa dell’Ego, una “rivoluzione della decrescita”, per un futuro in cui l’idea di socialismo sopravviverà a questo periodo egoista e capitalista, con l’alto ideale di una società in cui nessuno sfrutta il lavoro dell’altro e ognuno fa il dovuto e non accumula l’eccesso, secondo un concetto di frugalità tipico delle tradizioni di saggezza, ristabilendo così l’armonia con la morte e la natura, comprendendo in tal modo che fenomeni apparentemente scollegati, come la gravissima crisi ecologica, economica, finanziaria, etica, esistenziale e l’incremento delle guerre sono intimamente connessi al tipo di conoscenza dualistica, che annienta le diversità e le complessità, e all’egocentrismo occidentale che si alimenta di idolatria invece di raggiungere l’essenziale, il Tutto, l’Uno.

Fonte: Laura Tussi, La Rivoluzione interiore di Tiziano Terzani , in “A-Rivista Anarchica”, maggio 2015, n. 398, www.arivista.org

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