Cinema | Trashed di Candida Brady – Recensione di Cinzia Picchioni

Trashed. Un film di Candida Brady. Con Jeremy Irons. Documentario, durata 98′, CG Entertainment, Stati Uniti 2012. Formato schermo 16:9. Lingua italiano e inglese, Dolby Digital 5.1. Sottotitoli inglese – italiano per non udenti. Prezzo di listino € 9,99

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Questa settimana parliamo di un DVD, che ho guardato per intero, soffrendo.

Trash=rifiuto, mondezza, ciarpame

Trashed=devastato, rovinato

il rifiuto produce devastazione

Trashed non significa rifiutato, come si potrebbe pensare. Trash (rifiuto) diventa trashed (rovinato, devastato)

Immagini terribili

Quelle che gli autori hanno giustamente scelto di inserire, per raccontare del famigerato Agente Arancio: trattasi dell’erbicida con cui è stato irrorato il Vietnam ai tempi della guerra (1961, più di 40 anni fa!) e che ha effetti ancora adesso. Nascono bambini e bambine con deformazioni terribili (documentate nel film di cui stiamo parlando), che sono abbandonati in «ospedali» specializzati, e se ne vedono le immagini: bambini senza braccia e/o senza gambe, o con teste enormi, o senza occhi… . Ma non solo. Nel film – e grazie per questo – si vede Jeremy Irons (l’attore, nonché produttore esecutivo) aggirarsi fra gli scaffali di un laboratorio-museo pieni di «barattoli» contenenti feti deformi grazie all’Agente Arancio. Raccapricciante (ma pedagogico: non puoi rifiutarti di vedere – e di star male per avere visto – cose causate anche da te).

Vi si narra – con belle immagini esplicite – di balene che non riescono più a riprodursi e del fatto che sono un po’ come «il canarino nella miniera», sono le prime ad avvertirci che qualcosa non va – in questo caso nel mare. E quello che non va è la plastica. Plastica ovunque, nella ormai famosa «isola» nel Pacifico, ma anche negli stomaci di gamberi, albatros, balene, foche, tartarughe, delfini. 200 miliardi di bottiglie di plastica e 58 miliardi di bicchieri (ogni anno) finiscono ovunque, così alcune immagini ci mostrano alberi e arbusti fra i cui rami – al posto delle foglie – svolazzano lembi di sacchetti multicolori.

Rifiuti interrati?

Allora – si è detto – troppi rifiuti? Interriamoli! Grandi buche, ricoperte di altre plastiche – non eterne – e riempite di rifiuti. Che in breve tempo, marcendo, cominciano a «percolare». Cos’è il percolato? Chiede ingenuamente Irons. Un veleno per la terra e per l’acqua della falda sottostante dove irrimediabilmente finirà per arrivare, gli risponde l’ambientalista convinta; aggiungendo «cromo esavalente», «cadmio» ed altri inquietanti nomi di sostanze presenti nel percolato. E allora la gente che abita vicino alle discariche fa catene umane per protestare, perché non ne può più d mangiare l’insalata al cadmio e di ammalarsi di cancro.

Rifiuti bruciati?

Le discariche sono piene (A Pechino lo spazio per i rifiuti è finito – dice il filmato – e così pure a New York) e anche piene di veleni? Allora bruciamoli i rifiuti, così diventano pochi! Però non chiamiamoli «inceneritori» gli apparecchi che li inceneriscono (bruciare e cenere fanno venire in mente brutti ricordi); chiamiamoli «termovalorizzatori», molto più «cool» no? E allora: riscaldamento (valore) dai rifiuti bruciati (calore=termo). Ma non va bene neanche così, perché bruciare produce diossina, che esce insieme al fumo e se ne va per l’ambiente e ricade nella terra con l’acqua (e allora l’insalata non sarà più al cadmio ma alla diossina, e pure quella è cancerogena). E allora… filtri! E per un po’ va bene, ma poi i filtri vanno cambiati perché si intasano, ma cambiarli costa moltissimo e allora molti termovalorizzatori continuano a usare i filtri vecchi o non li usano affatto e così violano i limiti di emissioni decine di decine di volte… e poi comunque c’è sempre il problema delle ceneri, una volta che i rifiuti siano stati bruciati (pur filtrando la diossina, quando accade…). In Francia, di fronte all’aumento dal 6 al 23% di casi di cancro, 350 fattorie distrutte, limiti superiori di 13mila volte quelli stabiliti, proteste infinite e rivolte popolari, alla fine hanno distrutto l’inceneritore.

Nel giugno del 2008 33.000 dottori hanno scritto al Parlamento europeo, preoccupati perché nessuno monitora gli effetti del percolato emesso dagli inceneritori (le nanoparticelle sfuggono ai controlli… ma si raggruppano nelle zone più fredde del pianeta. Risultato: l’Artico è il posto più contaminato del pianeta). I rifiuti ci sono sempre stati, ma – come ci raccontano gli scienziati nel filmato – erano rifiuti bio-degradabili, non plastiche che si trasformano in rifiuti tossici ineliminabili come ora!

Rifiuti azzerati!

Insomma, in fin dei conti, come sempre: «il rifiuto migliore è quello non prodotto» non quello meglio suddiviso, interrato, bruciato. Bisogna eliminare il problema alla fonte. E infatti, alla fine del filmato, si vede un po’ di speranza: Jeremy Irons visita una serie di «negozi leggeri», dove tutto si acquista «alla spina» e dove gli acquirenti vanno con i loro contenitori («Ci mettono un po’ a imparare», dice la commessa, ma alla terza volta arrivano con la loro scatola per metterci dentro i biscotti che comprano»).

Dunque il problema non è il riciclaggio dei rifiuti e quanto siamo bravi a differenziare; il problema è ridurre i rifiuti alla fonte. Questa è la sfida, a colpi di… sporta: www.leggerifiutizero.it

Insieme a tanto «brutto» (dovuto), due cose belle – insieme al messaggio di speranza finale –: la musica di Vangelis e la faccia di Ananda Lee Tan (coordinatore per il Canada di GAIA – sigla di Global Alliance for Incenerator Alternatives, oltre che nome della Terra).

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