Cinema | Selma di Ava DuVernay | Recensione di Laura Operti

Selma – La strada per la libertà
Un film di Ava DuVernay. Con David Oyelowo, Tom Wilkinson, Cuba Gooding Jr., Alessandro Nivola, Carmen Ejogo.  Titolo originale Selma. Biografico, Ratings: Kids+13, durata 127 min. – Gran Bretagna 2014.

SELMA di Ava DuVernay è il film che parte dalla manifestazione pacifica degli afroamericani guidata dal pastore Martin Luther King nella cittadina di Selma in Alabama contro gli impedimenti al diritto di voto, per disegnare un ritratto di King, padre della cultura e della protesta nonviolenta e del riscatto degli emarginati neri e bianchi.

Il film propone uno sguardo su quella America razzista dove, ed è uno dei momenti più alti e coinvolgenti, avviene il fatto criminale, rappresentato dall’omicidio di quattro ragazzine nell’esplosione di una chiesa di Birmingham. Immagini fortissime.

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Non si può fare a meno di pensare a questo film anche come a un commento agli attuali episodi di violenza razzista che hanno colpito gli Stati Uniti, scosso le coscienze, impegnato il Presidente Obama a gesti e parole che rinnovano tutto il suo impegno per cambiare il suo paese che continua a macchiarsi di queste gravissime colpe.

E si può anche ricordare un altro bellissimo film documento del 1968 prodotto dalla tv pubblica USA, FREE AT LAST di Gregory Shuker, James Desmond e Nicholas Proferes, che segue, con lo stile del cinema-verità, il lavoro preparatorio di Luther King per la Marcia dei Poveri su Washington, “The Poor People’s Campaigne”. Il film fu drammaticamente interrotto per l’assassinio di cui fu vittima  King il 4 aprile 1968.

La copia originale è stata conservata e restaurata dall’Archivio Storico delle Arti Contemporanee della Biennale di Venezia (ASAC) e il film è stato presentato alla 69°Mostra d’arte cinematografica di Venezia nella Sezione “10 film rari e restaurati dalle Collezioni dell’ASAC”.

Tornando a Selma. La strada per la libertà, l’opera dell’afroamericana DuVernay dà particolare risalto ai momenti del dubbio, della riflessione, dello scoramento di King, anche quando i suoi occhi incontrano quelli della moglie Loretta, anche quando parla coi suoi collaboratori. Certo ci sono i grandi discorsi, in cui il tono cresce, mano a mano che si argomenta e poi si grida per tutte le ingiustizie che una parte dell’umanità patisce. Ma nell’insieme a noi pare che il film sia particolarmente “cupo”, che metta più in risalto le difficoltà che la indomabile speranza.

E questo possiamo affermarlo confrontandolo con FREE AT LAST, dove le registrazioni televisive ci restituiscono Martin Luther King nella sua originale incredibile forza e tenacia. La forza non manca d’ironia, i momenti di discussione con gli appartenenti al movimento sono pieni quasi di allegria, di sorrisi, di risate. In questo film c’è anche un momento privato delicato commovente, affettuoso di una festa di compleanno improvvisata organizzata dai suoi amici e collaboratori. Torte e champagne. Sarebbe stato il suo ultimo compleanno. Dai suoi collaboratori e seguaci, nelle riunioni, incontri, assemblee viene definito “l’uomo più radicale del secolo”.

Nelle sue parole c’è un continuo appellarsi ai grandi principi che fanno la vita degna di essere vissuta, ma anche e insistentemente ai modi quotidiani per renderla possibile.

Come apostolo della nonviolenza dice:” la nonviolenza non è solo politica; funziona nelle relazioni personali, nel matrimonio, coi bambini: noi vogliamo essere degli educatori.” Le ultime sequenze sono quelle di una schermo nero, con la voce urlata all’inverosimile di King che suona profetica :”qualunque cosa mi succeda non voglio essere ricordato per il NOBEL o per tutti gli altri riconoscimenti, ma per aver cercato di fare del bene alla gente”.

Due film dunque diversi dunque: quello della regista afroamericana DeVernay, già premiata al Sundance Film Festival, prevalentemente una ricerca introspettiva, quello dei registi televisivi amercani, contemporanei di Luther King la sperimentazione di un’osservazione e interpretazione della realtà; attraverso il mezzo televisivo.

Un’ultima riflessione che viene dal cuore. Qualunque fosse il vero Luther King , sicuramente nella sua grandezza tutti e due, il pensiero che ti prende è che questo uomo è stato barbaramente ucciso e ci è stato tolto per sempre .

Ma in molti , moltissimi hanno raccolto la sua eredità. Vorrei tra tutti ricordare Benny Tai di Hong Kong, ispiratore del movimento “Occupy Central with love and peace “, una delle componenti assieme a “Umbrella Revolution” del movimento che lotta con la protesta pacifica e la disubbidienza civile per una democrazia basata sul suffragio universale diretto.

Benny Tai che ha partecipato a BIENNALE DEMOCRAZIA, ha dichiarato che suo maestro è Martin Luther King.

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