Diplomazia, guerra, e (In)sicurezza nell’età nucleare – Richard Falk

Forse Netanyahu merita alcune parole di apprezzamento, almeno dalla destra israeliana “dura” per la temporanea cancellazione del calvario palestinese dalle agende della politica nazionale, regionale e globale. Molti sono distratti dalle recriminazioni repubblicane dirette all’iniziativa diplomatica di Obama di chiudere un accordo che scambia  un allentamento delle sanzioni imposte all’Iran,  con un accordo da parte di Teheran di accettare ispezioni invadenti del suo programma nucleare e gli stretti limiti sulla quantità di uranio arricchito del grado usato per le armi che può essere prodotto o conservato.

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Possiamo soltanto farci delle domande sulla stabilità e le prospettive future degli Stati Uniti se 47 senatori repubblicani possono mettere ulteriormente a rischio la pace del Medio Oriente e del mondo, scrivendo una Lettera Aperta offensiva alla dirigenza iraniana. Con questa manovra politica incauta viene ricordato provocatoriamente al governo dell’Iran che qualsiasi accordo  possa essere raggiunto dai due governi, con tutta probabilità sarà disconosciuto se un Repubblicano verrà eletto presidente nel 2016, o in mancanza di questo, annullando le azioni decise dal Congresso controllato dai Repubblicani. Mr Netanyahu forse sorride ogni volta che si guarda allo specchio, meravigliato della sua stessa abilità di ottenere  ragione e il suo interesse personale in America  grazie alla sua esibizione  pirotecnica di stupidaggini belligeranti, nel suo discorso del 2 marzo al Congresso. Certamente un teatro politico mediocre, ma, al contrario di un artista di spettacolo, Netanyahu è un personaggio politico le cui passate buffonate hanno portato morte e distruzione e che ora stupidamente e ampollosamente ci fanno correre rischi molto peggiori nel futuro.

Quello che mi interessa e mi disturba anche di più della ricaduta del discorso di parte fatto da Netanyahu, sono le diverse presupposizioni   non esaminate che falsamente e in modo fuorviante inquadrano  il più ampio dibattito sulla politica dell’Iran. Anche i più  rispettabili  siti di informazioni  in Occidente, comprese degli organi di stampa così influenti come il NY Times o The Economist, inquadrano il discorso dando per scontate tre proposte in modi che influenzano  gravemente la nostra comprensione:

-che le sanzioni punitive all’Iran rimangano un modo appropriato per impedire un’ulteriore proliferazione delle armi nucleari in Medio Oriente, e hanno goduto dell’appoggio delle Nazioni Unite;

-che l’Iran deve non soltanto rinunciare all’intenzione di procurarsi armi nucleari, ma la sua rinuncia deve essere frequentemente controllata e verificata, mentre assolutamente nulla  viene fatto riguardo all’arsenale di armi nucleari di Israele.

– che non c’è nulla di intrinsecamente sbagliato circa le minacce di attaccare l’Iran, o in relazione all’appoggio dell’Iran a Hezbollah e ad Hamas.

SANZIONI

Le sanzioni sono una forma di coercizione espressamente imposta in questo caso per esercitare pressione sull’Iran per negoziare un accordo che fornisca una riassicurazione che questo  non stava cercando di acquistare armamenti nucleari. Presumibilmente, il comportamento dell’Iran è servito a fare di tale rafforzamento del regime del trattato di non proliferazione una precauzione ragionevole. Tali misure non erano mai state adottate o neanche proposte in relazione o alla Germania e al Giappone, le due principali nazioni sconfitte nella Seconda Guerra Mondiale, che da lungo tempo possiedono i mezzi tecnici e materiali di acquisire armi nucleari nel giro di mesi. L’Iran ha ripetutamente dato assicurazioni che il suo programma nucleare è pacificamente inteso a produrre energia e per utilizzi  in campo medico, non armi, e ha accettato la disponibilità di far regolamentare il suo programma nucleare più di quanto si verifichi per ogni altro paese del mondo.

Si dovrebbe apprezzare il fatto che l’Iran non sia stato colpevole di aver intrapreso una guerra aggressiva per oltre 275 anni. Non soltanto si è astenuto in anni recenti dal lanciare attacchi al di là dei suoi confini, sebbene sia stato gravemente tormentato da importanti interventi e aggressioni. In maniera molto spettacolare, il colpo di stato   agevolato dalla CIA che nel 1953 ha  rimesso  lo Scià al potere e ha rovesciato un governo democraticamente eletto, ha imposto un regime dittatoriale al paese per oltre 25 anni. E nel 1980 l’Iraq ha invaso l’Iran con un forte incoraggiamento da parte degli Stati Uniti. Inoltre, l’Iran è stato soggetto negli anni a varie operazioni occidentali segrete, designate a destabilizzare il suo governo e a interrompere  il suo programma nucleare.

Malgrado l’appoggio dell’ONU, il caso delle sanzioni sembra essere un esempio sfortunato di due pesi e due misure, accentuato dallo sguardo che la comunità internazionale ha distolto nel corso degli anni dal processo di Israele di acquisizione, possesso e sviluppo degli armamenti nucleari. E’ particolarmente da incoscienti, dato il comportamento di Israele che ha ripetutamente mostrato un atteggiamento sprezzante verso la legge internazionale e l’opinione pubblica mondiale. Concluderei che l’imposizione di dure sanzioni all’Iran è un’azione discriminatoria, che è più probabile che intensifichi invece che risolvere il conflitto. L’uso appropriato delle sanzioni internazionali è quello di evitare la guerra o di attuare la legge internazionale, e non, come in questo caso, di servire come strumento geopolitico di hard power,* che cerca di sostenere uno status quo nucleare gerarchico nella regione e oltre.

OPZIONE PER LE ARMI NUCLEARI

Ci si aspetta che l’Iran non soltanto  rinunci all’opzione di acquistare armi nucleari, ma che accetti uno schema  di ispezioni invasive se vuole essere trattato come uno stato ‘normale’ dopo che se ne dimostri degno. Come è stato indicato, questo approccio sembra discriminatorio e ipocrita fino all’eccesso. Sarebbe più pertinente riconoscere la relativa ragionevolezza della richiesta dell’Iran di una capacità deterrente data l’entità con cui la sua sicurezza e sovranità sono state minacciate e violate dagli Stati Uniti e da Israele.

E’ importante notare che la presidenza Obama, sebbene opti per una soluzione diplomatica della disputa circa il suo programma nucleare, tuttavia rifiuta ripetutamente di eliminare l’opzione militare dal tavolo dei negoziati. Israele fa poco per nascondere i suoi tentativi di costruire un supporto a un approccio coercitivo che minacci un attacco militare preventivo. Un approccio così illegittimo e imprudente è giustificato dalla convinzione di Israele che l’Iran costituisce una minaccia esistenziale emergente alla sua sopravvivenza se dovesse acquisire armi di distruzione di massa. Israele basa la sua valutazione sulle passate dichiarazioni fatte dai leader iraniani, che Israele non dovrebbe esistere e non esisterà, ma questa retorica provocatoria non è stata mai legata a nessuna dichiarazione di intenti di fare guerra contro Israele. Esprimere una minaccia esistenziale come pretesto per la guerra è irresponsabile e pericoloso. Dal punto di vista dell’Iran, acquisire una capacità di armi nucleari sembrerebbe una risposta ragionevole per la sua situazione di sicurezza. Se la dissuasione è considerata una necessità di sicurezza, per gli Stati Uniti e Israele, dato il loro dominio militare nel campo degli armamenti convenzionali,  dovrebbe essere così ancora di più per l’Iran che deve veramente affrontare una minaccia genuina, credibile ed esistenziale. Poche nazioni sarebbero più protette e più sicure se possedessero armi nucleari, ma l’Iran è uno stato che probabilmente lo sarebbe. Di nuovo, quello che c’è in ballo fondamentalmente, è la sfida all’oligopolio nucleare che è stato mantenuto fin dalle primi fasi della Guerra Fredda, quando l’Unione Sovietica ha interrotto il monopolio nucleare americano. Quello che sarebbe più immediatamente minacciato se l’Iran dovesse ottenere delle armi nucleari in un qualche momento futuro, è il monopolio regionale delle armi nucleari che serve  come deterrente per gli altri e aiuta a sgombrare lo spazio politico per le mosse espansionistiche di Israele nella regione. Non vorrei sostenere che l’Iran dovrebbe procurarsi armi nucleari, ma piuttosto che ha  il motivo più forte  tra gli stati sovrani di farlo, ed è una surreale  distorsione delle verità  agire come se l’Iran fosse un’eccezione  o uno stato canaglia come invece lo sono gli stati con armi nucleari che si rifiutano di onorare il loro obbligo esposto nell’Art. VI del Trattato di Non Proliferazione Nucleare (NPT) per cercare il disarmo nucleare in buona fede poco alla volta. La minaccia più urgente per il futuro in questo periodo nasce dal rischio crescente che a un certo punto le armi nucleari saranno usate per risolvere un conflitto internazionale, e quindi dovrebbe essere un imperativo della politica globale  chiedere degli sforzi per raggiungere il disarmo nucleare invece che usare l’influenza geopolitica per sostenere la gerarchia esistente degli stati rispetto agli armamenti nucleari.

MINACCE MILITARI

Le minacce militari di Israele dirette all’Iran  violano chiaramente la proibizione della legge internazionale contenuta nell’Articolo 2(4) della Carta dell’ONU che proibisce “minacce o  usi della forza” tranne che per auto-difesa di fronte a un precedente attacco armato o con un’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza. Malgrado la minaccia alla pace internazionale in un Medio Oriente già turbolento, c’è una vasta accettazione internazionale del comportamento di Israele, e, di fatto, l’argomento più persuasivo in favore del regime delle sanzioni è che questo calma le preoccupazioni del governo israeliano e riduce quindi la prospettiva di un attacco militare  contro l’Iran.

Conclusione

Nel complesso, il modo opportunistico di trattare il programma nucleare dell’Iran è meno indicativo di un impegno alla non proliferazione di quanto lo sia un’espressione di priorità geopolitiche. Se la pace e la stabilità fossero le vere motivazioni della comunità  internazionale, allora ci aspetteremmo almeno di sentire  aspri appelli per un Medio Oriente privo di nucleare legato a un gioco cinico svolto con la complicità dei media convenzionali. Pe rivelare questo gioco è necessario rendersi conto di quanto i tre presupposti discussi qui sopra deformano le percezioni e il discorso.

* http://www.treccani.it/vocabolario/hard-power_%28Neologismi%29/  Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo www.znetitaly.org Fonte: http://zcomm.org/znet/article/diplomacy-war-and-in-security-in-the-nuclear-age

Originale: Richardfalk.com Traduzione di Maria Chiara Starace
19 marzo 2015
http://znetitaly.altervista.org/art/17145

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