‘La differenza tra l’America e Israele? Nessuna’ – Robert Fisk


Uri Avnery è senza dubbio il profeta israeliano di sinistra più intellettuale, più filosofico, più preveggente che abbia mai conosciuto. Come Thomas Stearns Eliot, ha l’abitudine di usare il minimo di parole per dire la più grande verità. Per ogni saggio che scrive, il lettore commenta sempre esclamando: Esattamente! Tuttavia, per la prima volta in 40 anni, non sono d’accordo con quel grande uomo.

Ha appena fatto capire che l’accettazione di Benjamin Netanyahu di parlare domani al Congresso degli Stati Uniti su invito dei Repubblicani – due settimane prima di un’elezione generale israeliana – e la decisione di Barack Obama di non vedere il vecchio furfante, hanno distrutto l’appoggio bipartisan di Israele all’America. Per la prima volta, dice Uri, ai politici democratici è permesso criticare Israele.

Sciocchezze assolute.

I membri del Congresso di entrambi i partiti si sono umiliati e sono stati male e hanno urlato il loro appoggio a Bibi e ai suoi predecessori con più entusiasmo delle moltitudini romane al Colosseo. L’ultima volta che Bibi era comparso al Campidoglio, ha ricevuto letteralmente moltissime standing ovation dai timidi rappresentanti del popolo americano, la cui adorazione acritica dello stato israeliano e la loro abietta paura di pronunciare la critica più codarda per timore di essere chiamati anti-semiti –indica che Bibi sarebbe un presidente di gran lunga più popolare di Barack. E l’impeccabile accento americano di Bibi certamente aiuta.

E il suo scopo, guadagnare voti per se stesso e distruggere l’unico conseguimento di politica estera a portata di Obama – non avrà assolutamente alcun effetto sulle relazioni tra Israele e gli Stati Uniti. Quando Bibi è riuscito a essere lo zimbello del Consiglio di Sicurezza dell’ONU – mostrando una vignetta infantile di una bomba iraniana con una riga rossa in mezzo, che indicava che l’Iran poteva costruire bombe nucleari entro la fine del 2013 – la sua farsa è stata trattata con indulgenza dai media americani. Questi mitici termini da più di un decennio hanno continuato a scadere regolarmente, e tuttavia ci si aspetta che li prendiamo sul serio. Obama sta lottando per raggiungere un accordo con l’Iran che proteggerebbe il mondo da qualsiasi produzione di armi nucleari da parte della Repubblica Islamica.

Bibi vuole distruggere questa opportunità. Vuole ancora altre sanzioni. Vuole vincere le elezioni israeliane il 17 marzo. Potrebbe anche bombardare l’Iran – cosa che causerebbe un’immediata reazione militare contro gli Stati Uniti. Dirà però al Congresso che l’intera esistenza di Israele  è a rischio. Secondo Uri, Bibi sputerà in faccia al presidente Obama. “Non penso che ci sia stata mai una situazione simile,” ha scritto Uri Avenry questo weekend. “Il primo ministro di un paese vassallo, che dipende dagli Stati Uniti praticamente per tutto, viene negli Stati Uniti per sfidare apertamente il presidente di quella nazione, di fatto etichettandolo come un imbroglione e un bugiardo….come Abramo che era pronto a uccidere suo figlio per compiacere Dio, Netanyahu è pronto a sacrificare gli interessi più vitali di Israele per ottenere la vittoria alle elezioni.”

Non voglio discolpare il cinismo di Bibi. Anche Uri ammette che non può immaginare alcun  piano elettorale  più efficace. “Usare il Congresso degli Stati Uniti d’America come sostegno alla propaganda, è un colpo di genio,” dice. Però il primo ministro di Israele sa che può farla franca riguardo a qualsiasi cosa in America – con la stessa sicurezza  che ha di sostenere le sue forze armate quando massacrano centinaia di bambini a Gaza per la “autodifesa” di Israele. Il discorso di Bibi al Congresso sarà sproporzionato, come il bombardamento fatto dai suoi soldati  del quartiere povero più potente del mondo.

E Bibi si comporterà bene. Ci dicono che i Democratici sono sconvolti. Ci informano che Obama è molto, molto, realmente molto arrabbiato. Ma la candidata democratica  alla presidenza non è un problema per Bibi.  E’ stata Hillary, ricordate, che l’estate scorsa ci ha detto che non era sicura che fosse “possibile distribuire la  colpa” per il massacro di Gaza “perché è impossibile sapere che cosa avviene nella nebbia della guerra”. Le notizie dei media possono avere oscurato che cosa sta accadendo. “ Penso frequentemente che la pena di cui si è consapevoli  a causa dei servizi giornalistici, e le donne e i bambini e tutto il resto [sic] rende difficile riordinare le notizie  per arrivare alla verità.” Quindi meno giornalisti ci sono e più tutti noi arriveremo vicini alla verità sulle donne e i bambini morti e su “tutto il resto di quello”. Non c’è da meravigliarsi se i sionisti liberali, secondo il New York Times, sono preoccupati che Hillary si sta avvicinando troppo a Bibi.

In quanto ai Repubblicani, date un’occhiata  al vecchio Jeb Bush, che promette che farà piazza pulita di tutto se diventerà il comandante in capo degli Stati Uniti.  Chiaramente  non ci si focalizzerà sul “passato” – papà George  e il Fratello Grande George W. Però i suoi probabili consiglieri in una futura presidenza, comprendono: Paul Wolfowitz, Johan Hannah  (il vecchio “consigliere per la sicurezza nazionale”), Michael Hayden (che ha ingannato il Congresso riguardo alla tortura), e Condi Rice, da cui una volta ha preso il nome un’intera petroliera che poi è stato cambiato – in altre parole, lo stesso logoro equipaggio che ha prodotto le “armi di distruzione di massa, la morte di centinaia di migliaia di iracheni, trilioni di dollari di debito, la tortura e quel famigerato“  fungo atomico (una vera “nebbia di guerra”, come mai ce ne sono state). La giornalista   Maureen Dowd dice che Jeb Bush dovrebbe tenere conto di coloro che hanno inflitto “profonde cicatrici all’America”. Ma perché dovrebbe? L’unica cosa  di cui Jeb non ha parlato è che nel 2003 anche Israele faceva gli stessi imbrogli circa le armi di distruzione di massa e i collegamenti di Saddam con il “mondo del terrore”.

Naturalmente Bibi questo martedì non ricorderà questo al Congresso. Saranno le armi di distruzione  di massa dell’Iran e i collegamenti dello Stato Islamico con il “mondo del terrore” che faranno stare in piedi il Congresso. Peccato che Bibi non sia nato a New York, così potevamo avere il presidente degli Stati Uniti Netanyahu,  e potevamo smettere di fare finta che ci sia qualche differenza tra  il governo  israeliano e quello americano.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.independent.co.uk/voices/comment/the-difference-between-america-and-israel-there-isnt-one-10078658.html

Originale : The Independent

Traduzione di Maria Chiara Starace

1° marzo 2015

http://znetitaly.altervista.org/art/17009

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