“L’escalation” si verifica quando i palestinesi perdono l’autocontrollo – Amira Hass

L’esercito israeliano ritiene di essere solo una forza di reazione: non è responsabile dell’escalation e sicuramente non vi dà inizio. Se non fosse per i palestinesi intrappolati tra le basi dell’esercito e le colonie in Cisgiordania, avrebbe potuto conseguire il suo reale obbiettivo di preservazione dell’ambiente.

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Il Comando Centrale dell’esercito israeliano sta completando gli addestramenti in vista di possibili scontri in Cisgiordania alla fine di marzo, come dichiarato da Amos Harel su Haaretz di domenica. In effetti, diversi battaglioni di riserva della Divisione Giudea e Samaria [nomi con cui il governo israeliano chiama la Cisgiordania occupata. N.d.tr.] sono stati richiamati per una serie di esercitazioni intensificate in previsione di un’eventuale escalation della situazione.

Ciò induce ad alcune considerazioni:

1. Risulta evidente dai rapporti periodici degli addestramenti per l’escalation che l’esercito, o in altri termini la forza di difesa dell’occupazione, si considera come una parte con un esclusivo ruolo di reazione. Esso non è responsabile dell’escalation e certamente non fa mai la prima mossa.

2. Se non fosse per quei palestinesi che sono intrappolati tra le basi militari e i blocchi stradali, che compaiono sui monitor nelle stanze di controllo e nei carri armati, l’esercito avrebbe potuto assolvere al suo vero ruolo: quello di una società per la protezione dell’ambiente.

3. Se i palestinesi si fossero ritirati dai nostri amati insediamenti dall’avamposto infernale del sud della Cisgiordania fino alla colonia di Reihan su al nord, i nostri soldati avrebbero potuto dedicarsi ad aiutare gli anziani ad attraversare la strada.

4. Ecco un esempio di non-escalation: soldati israeliani hanno fatto un raid nel campo profughi di Deheisheh in Cisgiordania nella notte di martedì scorso. Hanno ucciso un giovane palestinese (perché quegli insolenti di palestinesi hanno opposto resistenza all’intrusione nelle loro case). In un raid la sera precedente nel campo profughi di Aida un soldato israeliano ha ferito cinque giovani palestinesi con pallottole vere. Anche loro avevano avuto la sfrontatezza di opporsi al raid e ad un tentativo di sequestro.

Venerdì un altro gruppo di soldati di quell’esercito che difende gli insediamenti ha attaccato una manifestazione ad Hebron con pallottole vere fatte di proiettili di metallo ricoperti di gomma e con granate e gas lacrimogeni. I soldati israeliani hanno ferito circa 20 dimostranti, compresi, secondo fonti palestinesi, cinque con proiettili veri. Che impudenza hanno i dimostranti, che protestano contro l’espulsione dei palestinesi dal centro di Hebron, che lo ha svuotato dei suoi residenti.

5. Nel 2014 soldati e poliziotti israeliani appartenenti alle forze di difesa delle colonie hanno ferito 5.868 palestinesi in Cisgiordania (compresa Gerusalemme est). In media ogni settimana l’esercito compie 75 raids nei quartieri e nei villaggi palestinesi della Cisgiordania. La settimana scorsa, nella notte tra martedì e mercoledì, i soldati hanno compiuto 29 raids in tutta la Cisgiordania e espulso circa 20 palestinesi dalle loro case. Nello stesso giorno i palestinesi hanno registrato 192 incidenti connessi all’occupazione: soldati che hanno ferito dei residenti, interrotto strade ed eseguito arresti, nonché aggressioni da parte dei coloni. E’ stata una buona giornata. Nessuno è stato ucciso.

6. Un altro esempio di non-escalation: sabato due residenti del villaggio di Jabaliyah in Cisgiordania, a sudest di Betlemme, sono stati arrestati da soldati mentre andavano a lavorare i loro terreni. Lo stesso giorno equipaggi armati su navi da guerra israeliane hanno sparato ad un pescatore a nord di Gaza City. Altri israeliani armati hanno sparato a contadini nel centro della Striscia di Gaza.

7. Che cosa è la non-escalation da parte di Israele? L’espansione delle costruzioni nella colonia cisgiordana di Maaleh Adumim; la confisca delle terre palestinesi per costruire una nuova discarica per Gerusalemme; le restrizioni alle costruzioni ed ai pascoli nell’area C, la porzione della Cisgiordania sotto il totale controllo di Israele, il controllo delle risorse idriche talmente esteso che non c’è più acqua potabile nella Striscia di Gaza; e le richieste alle persone di collaborare con i servizi di sicurezza dello Shin Bet in cambio del rinnovo dei permessi di lavoro. E poi ci sono le ingiurie, comprese quelle sessiste, profferite da contrattisti ed autisti al servizio dell’amministrazione civile dell’esercito, nei confronti di dimostranti e giornalisti alle Porte di Gerusalemme, nell’accampamento di protesta di Abu Dis [dove periodicamente si accampano gruppi di attivisti palestinesi per protestare pacificamente contro la colonizzazione della Cisgiordania, e da cui vengono regolarmente cacciati dall’esercito israeliano. N.d.tr.].

8. Un altro caso di non-escalation: la scorsa settimana dei soldati al check point della Bekaa, nel nord della Valle del Giordano, hanno interrotto il traffico (tra Nablus e la Valle del Giordano) su ordine dei propri comandanti. Hanno compiuto ispezioni sui veicoli da un solo senso di marcia del check point, mentre i conducenti palestinesi dall’altro lato venivano lasciati fermi a sprecare parecchio tempo. Poi i soldati sono passati ad ispezionare l’altro senso di marcia, creando una lunga fila di veicoli dove avevano fatto le prime ispezioni. Interrogato circa questo inedito caso di vessazione, l’ufficio di comunicazione dell’esercito ha risposto: alla luce di reiterati recenti tentativi di forzare il checkpoint, sono state istituite delle modifiche temporanee nelle misure di sicurezza all’incrocio. Punizione collettiva per fare perdere tempo alla gente? Non può essere.

9. L’escalation avviene sempre per iniziativa dei palestinesi, che ne sono responsabili. Si verifica un’escalation quando i palestinesi smettono di adempiere al loro dovere di mantenere l’autocontrollo.

10. Però l’escalation va bene all’esercito. Significa più esercitazioni, più finanziamenti, esercitazioni congiunte con uso di munizioni vere, esaurimento degli stock delle vecchie munizioni per far posto alle nuove; primo utilizzo degli armamenti di ultima generazione e nuove ordinazioni di armi da Stati Uniti e India. I nomi dei nuovi ufficiali incominciano ad essere più famosi. Questo sarà utile per i loro curricula in futuro, quando si presentasse l’opportunità di concorrere per fare l’addetto militare all’estero, o di fare formazione a unità di protezione di qualche dittatore o di qualche zona residenziale esclusiva per miliardari in Sudamerica.

11. L’escalation va bene anche a chi comanda. La popolazione si compatta dietro alla leadership e all’idea che noi, gli ebrei, siamo ancora una volta le vittime perseguitate.

12. L’escalation va bene agli ebrei. Al confronto i problemi del prezzo delle case e della discriminazione nei confronti delle periferie impallidiscono. E’ di nuovo chiaro che noi siamo un popolo unito dietro un unico leader e un unico esercito.

13. Anche la non-escalation va bene agli ebrei. La costruzione di case va avanti nelle colonie di Maaleh Adumim e Ariel, nello sforzo di risolvere la carenza di abitazioni per gli israeliani, di pari passo con l’espulsione dei Beduini (allo scopo suddetto). Vengono conclusi affari per la vendita di armi nel mondo. Gli israeliani continuano ad essere i guardiani della più grande prigione del mondo (Gaza); e la gente continua a votare per la destra, perché essa, insieme all’esercito, è sempre nel giusto, sia quando i palestinesi esercitano l’autocontrollo sia quando non lo fanno.

Amira Hass tweets at @Hass_Haaretz.com

02/03/2015 Haaretz

(traduzione di Cristiana Cavagna)

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