Una teoria sulla Cina – Johan Galtung

Penang Institute, Penang

Una teoria serve alla comprensione, predizione e identificazione delle condizioni per il cambiamento. Per la Cina si riportano sette indicatori teorici storico-culturali, usando l’Occidente in generale e gli USA in particolare a mo’ di confronto. La presentazione attinge a innumerevoli dialoghi avuti in Cina per oltre 40 anni, dal 1973.

* Cina: nel tempo, come dinastie; Occidente: nello spazio come imperi.

Guardiamo l’atlante storico che combina storia e geografia mondiale e tempo e spazio: la Cina risalta per 4.000 anni di dinastie relativamente coerente con transizioni complesse – e l’Occidente per gli imperi – nascita-crescita-apice-declino-caduta, come quello Romano, Britannico e ora USA – durata vs bolle che scoppiano; come sino-centrica vs egemonica.

* Spazio cinese: barbarico; tempo USA: da creare, passato irrilevante.

La Cina ha marginalizzato lo spazio popolato dai barbari a sud-ovest-nord-est – al di fuori della “sacca cinese” fra Himalaya-deserto del Gobi-tundra-mare – eccetto che per la Via della Seta e la rotta fra Cina orientale e Africa orientale, distrutta dal Portogallo e dall’Inghilterra a partire dal 1500, colonizzando Macao-Hong Kong. Un obiettivo dalla politica estera cinese è restaurare le vie e le rotte della Seta: treni ad alta velocità per l’Eurasia, cooperando per benefici reciproci e uguali, armonia. Gli USA marginalizzano il tempo trascurando la storia passata, e con l’idea che gli USA creino Nuovi Inizi futuri per gli immigranti, e una Nuova Storia per se stessi, per altri paesi, per il mondo intero.

* Pensiero cinese: ciclico-ripetitivo; occidentale: lineare-cumulativo.

Per il taoismo la conoscenza valida è olistica e dialettica, basata su unità grandi, complesse di pensiero (l’intera umanità, la Cina, il mondo) catturate da forze e contro-forze, yin/yang, bene vs male, essi stessi yin/yang, con ciò che si sopprime crescente e ciò che è dominante in declino, in avvicendamento. L’olone può saltare da una contraddizione che sfuma a un’altra. Per l’Occidente la conoscenza valida si basa sulla suddivisione e l’accumulo di conoscenza di singoli elementi, tessuti assieme in teorie.

Per Mao Zedong la contraddizione era l’imperialismo straniero con proprietari terrieri vs il popolo, studenti-contadini-operai. La rivoluzione del 1949 iniziò una distribuzione rispetto alla dialettica della crescita con balzi ogni nove anni, nel 1958-1967-1976; dopo la morte di Mao, quattro anni caotici. Per Deng Xiaopeng si trattava di miseria rispetto alla mancanza di crescita. La rivoluzione del 1980 accumulò capitale con gli agricoltori prossimi alle città e a Shenzen (26% di crescita annua), e ricreò i mercanti. Poi nove anni di distribuzione vs di nuovo la crescita: dal 1989 (Tiananmen!) distribuzione, nel 1998, 2007, 2016: nuovo focus sulla crescita.

*Cina: tre civiltà in sinergia; Occidente: tre civiltà in combattimento.

La Cina attinge alle intuizioni taoiste, all’idea confuciana delle gerarchie con armonia, e all’uguaglianza buddhista fra piccole comunità: il buddhismo per la distribuzione il confucianismo per la crescita, il taoismo per i salti fra le altre due dinamiche. L’Occiddente avrebbe potuto attingere agli elementi positivi nel giudaismo, nel cristianesimo e nell’islam, ma si è focalizzato invece sugli elementi negativi di discriminazione-pregiudizio-guerra-genocidio – adesso co il giudeo-cristianesimo contro l’islam – con sinergie inutilizzate.

* Cina: shi’h-nung-kung-shang; Occidente: clero-aristocrazia-mercanti.

I governanti mandarini (shi’h) cinesi combinavano il governo con norme d’alta cultura, sugli agricoltori e gli artigiani, e i mercanti marginalizzati al fondo; i governanti aristocratici occidentali combinavano il governi con la forza, il commercio e la benedizione del clero; che sarebbero in seguito divenuti Stato, Capitale, Intelligentsia. Una differenza basilare fu la marginalizzazione rispetto all’integrazione dei mercanti.

* Cina: Figlio del Cielo/tributo; Occidente: rex gratia dei/guerra.

Gli imperatori cinesi erano Figli del Cielo che commerciavano con coloro che pagavano loro tributo; in Occidente il monarca era l’unico dio per il mondo intero in ogni tempo, che creava e toglieva la vita, essendo l’unica persona con un mandato da Dio – rex gratia dei – per grazia di Dio, appunto, autorizzato pure a togliere la vita, delegato al suo esercito. Gli inglesi rifiutarono di pagar tributo [all’imperatore cinese], usando invece le guerre dell’oppio, la “diplomazia delle cannoniere (con i francesi) contro il palazzo imperiale; la Cina non fu mai violenta all’esterno della “sacca” (eccetto quando provocata dall’India nel 1962).

* Cina: mandato del Popolo; Occidente: elezioni libere ed eque nazionali multipartitiche.

Il mandato del Cielo è perduto quando la gente strepita per strada, e riacquisito badando alle sue lagnanze e idee nell’antico sistema delle petizioni. Con la “democrazia delle idee, non quella aritmetica”; l’Occidente conta i voti in elezioni libere ed eque multipartitiche nazionali.

La Rivoluzione Culturale gridava per strada contro il governo confuciano di uomini di maggior età e di grande istruzione della Cina orientale, spianando la strada ai giovani, alle donne e alla Cina occidentale – anche in 80 milioni di membri istruiti del Partito “comunista”, presumibilmente abbastanza saggi da capire la dialettica yin/yang. Tiananmen nel 1989 non riguardò la democrazia, “niente voti per i non istruiti”, bensì – come Hong Kong? – la perdita della loro posizione feudale per ricchi agricoltori, mercanti, capitalisti privati e di stato.

Sunto, conclusione, prognosi.

La Cina è sino-centrica, la cultura profonda è tuttora olistico-dialettica con una superficie occidentale, c’è in opera la sinergia delle tre civiltà. Così è l’incapacità cinese di trattare la “sacca”: Taiwan-Tibet-Uighuri-Mongoli–Vietnamiti-Coreani.

Ma la Cina è davvero diventata globale; commerciando con i barbari; avvalorando mercanti-commercianti-finanzieri; accumulando un’immensa ricchezza. Mao aprì la società a enormi masse di cinesi, i giovani, le donne, e l’entroterra occidentale; Deng elevò le condizioni di 3-400 milioni diei settori più poveri fra il 1991 e il 2004, con l’attenzione comunista concentrata sui bisogni dei più bisognosi, infilandosi nel capitalismo: capit-comunismo. Pechino nel 1980: sei milioni di biciclette 0 auto private; nel 2010: 0 biciclette rispetto a 5 milioni d’auto.

L’Occidente, battuto dalla concorrenza dei BRICS, ha fatto più uccisioni che apprendimento.

La classe dirigente della Cina, immersa nella cultura, ha congiunto i cicli dinastici al pensiero yin-yang, e i commercianti ai barbari. I governanti di oggi, col denaro fino al collo e smaniosi di farne altro, collegano il denaro alla corruzione – e alla speculazione (?). E la concorrenza dell’America Latina e dell’Africa – che rumoreggia per le strade – può mettere in difficoltà la Cina, ed è prossima la fine di una dinastia.

La primazia della Cina non è per sempre. Nulla lo è mai stato. Salvo, forse, una qualche Cina. Una dinastia più spirituale, forse, dopo un “comunismo” materialista?

2 febbraio 2015

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

Titolo originale: A Theory of China

https://www.transcend.org/tms/2015/02/a-theory-of-china/

Una replica a “Una teoria sulla Cina – Johan Galtung”

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