Il pensiero di Lanza del Vasto – Recensione di Cinzia Picchioni

cop_LanzadelvastoAntonino Drago (a cura di), Il pensiero di Lanza del Vasto: una risposta al xx secolo, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2010, pp. 256, € 22,00

Al seguito di Lanza del Vasto, ispirato da Gandhi,
coloro che appartengono all’Arca,
Compagni e Compagne, Alleati ed Alleate, Amici ed Amiche,
seguono i sentieri della nonviolenza,
fanno la scelta di una vita semplice,
nella ricerca della giustizia e del rispetto per tutto ciò che vive,
si impegnano per la condivisione e il servizio agli altri,
approfondiscono la loro vita interiore,
rimanendo all’ascolto di tutti i cercatori di Verità,
appartenenti o meno a una tradizione religiosa,
cercano di promuovere la Pace con mezzi nonviolenti, p. 174.

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Bel carattere!

No, non quello di Lanza del Vasto (d’ora in avanti LdV), ma quello del titolo. Complimenti a chi lo ha scelto, è molto “coerente” con il personaggio di cui si racconta nel libro di questa settimana. Per chi ancora non lo sapesse, trattasi dell’unico discepolo di Gandhi, che lo ri-battezzò Shantidas (servitore di Pace). Visse tra il 1901 e il 1981, diventando “famoso” per aver fondato la Comunità dell’Arca.

Comunità italiane

Il libro offre i contributi di alcuni studiosi pr fornire un’introduzione ai molti libri di LdV; è una piccola guida alla lettura di opere di lui e su di lui (p. 9). Alcuni dei contributi aiutano a comprendere alcuni dei principali libri di LdV: quello del suo viaggio in India (Pellegrinaggio alle sorgenti, 1943); il testo teologico e politico I quattro flagelli (1959) e il libro filosofico, maturato in 40anni di meditazione, La Trinité spirituelle, cui è dedicato un intero capitolo (p. 155), e che ora è tradotto in italiano (Lanza del Vasto, La trinità spirituale, in “Quaderni Satyagraha”, n. 25, 25 novembre 2014, pp. 190, € 16,001).
Il contributo di Giovanni Tammaro ci racconta di una delle due Comunità realizzate in Italia, quella presso Taranto (Monte S. Elia), negli anni Ottanta. Scopriamo particolari logistici ma anche storici della Comunità, che – benché piccola – fu significativa per una nuova vita spirituale e per l’impegno sociale del territorio circostante. L’esperienza è stata importante anche per i partecipanti ai “campi” che vi si organizzavano; circa mille persone hanno condiviso il “modo”, lo stile di vita dell’Arca, e – una volta tornate ai loro luoghi di origine – hanno sviluppato “un forte impegno per la nonviolenza”.
“La risposta della Comunità dell’Arca all’Occidente del xx secolo è stata soprattutto quella educativa, piuttosto che quella di passare all’azione politica collettiva. Infatti, secondo Lanza del Vasto, ai suoi giorni non si poteva fare di più che gettare semi […]”, p. 26.

Gandhi e Simone Weil

Fulvio Manara nel suo contributo indaga il rapporto fra Lanza del Vasto e Gandhi, prossimo ai 70 anni e le sue note “[…] sono preziose per illuminare l’unico innesto, che poi si rivelerà cruciale, di un occidentale sull’esperienza di Gandhi”, p. 29.
“Ma in quell’uomo trovai molto di più! In lui vi era qualcosa che mancava in me come ai miei ed era la coerenza, l’unità di vita. Ecco, dissi, un uomo che pensa, che sente, che prega e tutto ciò è indirizzato verso lo stesso senso: dal lavoro per il pane quotidiano sino alla preghiera. Ecco una vita”, p. 162.

Gabriella Fiori esamina invece la breve e intensa relazione amicale che LdV intrattenne con Simone Weil “[…] un’altra personalità “disoccidentalizzata” rispetto al secolo xx [che] ha cercato di subire sulla propria pelle le contraddizioni dell’Occidente. […] Fiori presenta presenta i dati storici che riguardano questo incontro, in cui i due si sono felicemente compresi a fondo […]”, p. 29. Durante il capitolo troviamo proprio le analogie e le differenze fra i due, esplicitate con brani tratti ora dall’uno ora dall’altra, come questo:
“Un “principio” di Lanza mi pare possa dirli entrambi: “Tu sei quel che vuoi, tu sei quel che pensi […]. Se pensi: sono corpo, andrai dove vano i corpi: sottoterra. Se vuoi essere l’anima tua, vivrai nelle acque vive della sorgente”. E ne ritrovo l’eco in un pensiero di Simone a New York: “Il fine della vita umana è costruire un’architettura dell’anima””, p. 103.

Le parole in diretta, e lo yoga

In fondo al libro ci sono tre conferenze inedite che LdV ha tenuto presso l’università del Gujarat (fondata da Gandhi) nel 1977. Antonino Drago – il curatore del libro – che ha ascoltato LdV dal vivo ci racconta che il uso stile era “familiare e spontaneo. Ma egli parlava ancor di più con gesti, espressioni e silenzi”; Drago ha cercato di mantenere lo stile originario, facendosi aiutare anche dal testo francese. Le conferenze erano all’interno di un seminario intitolato Scienza e nonviolenza, e naturalmente LdV ha parlato anche di Gandhi, dell’importanza che ha avuto nella sua vita e del perché sia stato attratto da lui:
“[…] mi ha attirato soprattutto […] la sua unità di vita: dal lavoro dlle mani che ci dà il pane fino alla preghiera, non vi era che un solo senso. […] noi non dovremmo avere molte vite: una vita familiare e una sentimentale che non ha nulla a che vedere con la famiglia: E poi una vita intellettuale fatta di libri, che ci danno una vita che non è la nostra; e poi una vita professionale e una politica, e uuna vita religiosa per la domenica mattina. Tutte queste vite ci mettono ognuna dentro un mondo a parte. […] Cerchiamo invece di avere una sola faccia e una sola vita, e andiamo verso l’unità!”, p. 213.
Più avanti, da p. 217, non perdetevi il discorso La scienza del Bene e del Male, con la spiegazione del peccato originale e il pesce che dice di non aver mai visto l’acqua (il tutto a proposito dell’ignoranza – avidya – che tanto posto ha nel cammino dello yoga, anzi forse ne è il fondamento…): “Perché gli esperti di sociologia e di economia non riescono mai a risolvere i problemi sociali e di economia? […] perché ignorano la loro ignoranza; non conoscono il peccato originale [che] è lo spirito di godimento, di profitto e di potere, quello spirito che scatena l’avidità del potere”.

Per chi non lo conosce, per chi voglia studiarlo

“Chiude il libro una Piccola guida alla lettura e allo studio dei libri di e su Lanza del Vasto; di ogni libro essa dà brevissime note per inquadrarlo all’interno della produzione dell’autore; inoltre aggiunge i principali libri pubblicati su di lui”, pp. 31-2. Poi c’è uno schema interessante, a p. 144, con i titoli dei libri e le idee centrali del pensiero di Lanza del Vasto. Per esempio: in quale libro il concetto “Male sociale” è trattato più diffusamente? Nel libro I quattro flagelli; e nel libro La Trinité spirituelle il concetto ha un ruolo importante. Molto utile per studiare il pensiero del grande studioso, andando “a colpo sicuro”.

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