La nonviolenza è il cibo per la pace (I) – Nanni Salio

Pubblichiamo in due parti la postfazione scritta da Nanni Salio al volume pubblicato lo scorso anno dalle edizioni Sonda di Casale Monferrato di Will Tuttle, Cibo per la pace. Mangiare in armonia con se stessi e con tutti gli esseri viventi, in occasione della Settimana mondiale per l’abolizione della carne (SMAC), la prima di quest’anno dal 24 al 31 gennaio. Le Settimane Mondiali per l’Abolizione della Carne hanno come scopo la promozione del dibattito politico intorno all’idea di abolire e condannare la produzione e il consumo di carne di esseri senzienti. In tutto il mondo sei milioni di animali terrestri vengono uccisi ogni ora a scopo alimentare. Il numero degli animali acquatici uccisi è anche più elevato. Il consumo di carne causa più sofferenza e morte che qualsiasi altra attività umana seppure non sia affatto necessario. Molti gruppi si stanno impegnando per promuovere questo dibattito. Non spingono le persone a cambiare le loro abitudini di consumo (non sostengono vegetarianesimo nè veganesimo) ma promuovono la richiesta, su basi etiche, per bandire legalmente la produzione e il consumo di carne animale.

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Will Tuttle

Il libro scritto da Will Tuttle è disponibile in consultazione e prestito al centro studi ed è acquistabile in libreria oppure on-line qui.

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cop_ciboperlapaceE’ celebre l’affermazione di Gandhi, secondo cui i principi della nonviolenza sono “antichi come le colline”: un’affermazione che trova testimonianza nel fatto che tutte le religioni sono portatrici di un messaggio di nonviolenza. In alcuni testi esso è formulato in maniera esplicita, come nel Saman Suttam, il canone jainista che, nel capitolo sui “precetti della nonviolenza” recita: “Caratteristica essenziale di ogni uomo saggio è non uccidere nessun essere vivente. Senza dubbio, si devono comprendere i due principi della nonviolenza e dell’eguaglianza di tutti gli esseri viventi”; “Uccidere un essere vivente è come uccidere se stessi; provare compassione per un essere vivente è come provarla per se stessi”; “… sappi che non esiste in questo mondo una religione più grande della religione dell’ahimsa” (1). E’ vero d’altro canto che questi precetti debbono essere letti alla luce dell’ultima parte del canone, che tratta della “teoria jainista della relatività conoscitiva” (un tema di grande attualità e rilevanza epistemologica, che probabilmente ebbe una notevole influenza sulla formazione del giovane Gandhi) e che, piu’ in generale, in molti altri testi religiosi il messaggio appare ambiguo, commisto con affermazioni che giustificano la guerra, l’uccisione degli animali e l’intolleranza, come ci ricorda Will Tuttle nel paragrafo dedicato al ruolo delle religioni.

Ma è solo nel Novecento, a cominciare dalle lotte condotte da Gandhi in India, che la nonviolenza, oltre che precetto spirituale, diventa una concreta ed efficace forma di lotta e acquista dimensione e valenza politica. Oggi possiamo affermare, metaforicamente, che la nonviolenza è sia cibo spirituale sia cibo politico, indispensabile per dare un senso compiuto alla nostra esistenza individuale e una speranza di futuro all’umanità.

Il ciclo della violenza: perché la violenza?

Nella terza delle sue “Cinque meditazioni sulla morte, ovvero sulla vita”, François Cheng dice che “Lungo i percorsi dell’esistenza ci scontriamo con due misteri fondamentali: quello della bellezza e quello del male… La bellezza è un mistero, visto che l’universo non era tenuto a essere bello. Eppure lo è… Anche il male è un mistero. Se il male ci si presentasse solo sotto forma di qualche imperfezione o fallimento, dovuti alle difficoltà della vita, forse potremmo accettarlo. Ma negli uomini raggiunge un livello così radicale da sfiorare l’assoluto…” (2).

Possiamo pensare la violenza come il male non necessario che l’uomo aggiunge alla sua condizione umana caratterizzata dal ciclo della vita e della morte, della sofferenza e del dolore, alternati a momenti di felicità.

La violenza che l’uomo esercita sugli altri animali è di inaudita intensità. I dati quantitativi sono ben noti e sconcertanti, come ci ricorda Tuttle, che vede in questa forma di violenza una delle cause fondamentali della guerra e degli altri problemi globali che caratterizzano lo stato attuale dell’umanità.

Una rappresentazione visiva sintetica ed efficace di questo intreccio di cause ed effetti è quella fornita dall’antropologo indiano Shiv Visvanathan. Lo schema riportato più sotto mette in relazione alcuni degli aspetti più violenti delle pratiche umane, che partono da una concezione meccanicistica del corpo umano con la quale si produce, lentamente e inconsapevolmente, un processo di deumanizzazione che raggiunge il suo apice, oltre che nella brutale violenza contro miliardi di animali, nella distruzione nucleare di Hiroshima e Nagasaki e nella continua minaccia di sterminio nucleare totale. Questi temi sono stati ripresi da altri studiosi, anch’essi di orgine indiana, tra cui Ashis Nandy e Vinay Lal (3) e continuano a essere oggetto di riflessione critica sul ruolo della tecnoscienza nella società attuale e per le generazioni future.

Da: Shiv Visvanathan, “On the annals of the laboratory state” (4)

Legenda: mechanical (body) = concezione meccanicistica del corpo; vivisection = vivisezione; factory farms, slaughter house = allevamenti intensivi, mattatoio; scientific management, assembly line = gestione scientifica del lavoro (taylorismo), linea di assemblaggio (montaggio); concentration camp = campo di concentramento (sterminio); nuclear physics (Hiroshima) = fisica nucleare (Hiroshima, e Nagasaki, ndt); genetic engeneerign = ingegneria genetica.

(continua)

Note:

1. Saman Suttam. Il canone del jainismo, Mondadori, Milano 2001, p.67-68

2. François Cheng, Cinque meditazioni sulla morte ovvero sulla vita, Bollati Boringhieri, Torino 2014, pp. 58-59.

3. Ashis Nandy, A Carnival of Science: Essays on Science, Technology and Development, Oxford University Press, Delhi 1997; Vinay Lal, Science in Question, www.vinaylal.com/ESSAYS(POK)/sci6.pdf

4. http://www.unu.edu/unupress/unupbooks/uu05se/uu05se0k.htm

3 Risposte a “La nonviolenza è il cibo per la pace (I) – Nanni Salio”

  1. sintetica e illuminante questa prefazione . In futuro utilizzerò il termine di tecnoscienza per distinguerlo dalla Scienza . Un saluto a Nanni e un augurio per la sua totale ripresa .

  2. Ottima sintesi di Nanni, come sempre, per un tema, il rispetto dei viventi – e i conseguenti diritti- che avrà sempre più ampio dibattito, speriamo. Un abbraccio all'amico Nanni, e presto di nuovo in montagna insieme…

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