Bambini rom Alunni rom. Un’etnografia della scuola – Recensione di Cinzia Picchioni

cop_peano_Bambini_romGiorgia Peano, Bambini rom Alunni rom. Un’etnografia della scuola, cisu, Centro d’Informazione e Stampa Universitaria, Roma 2013, pp. 154, s.p.

Se fossi un uccello

volerei lontano e lontano

e volerei su nel cielo

per guardare le nuvole

e giocare con gli altri uccelli.

Se fossi un uccello

andrei sulle montagne

per prendere con il becco la neve.

E dopo aver girato il mondo

la sera tornerei a dormire

nel mio nido sull’albero

di mele..

Utile strumento di lavoro per chi – insegnante, assistente sociale, genitore, mediatore culturale – si trovi a che fare con il popolo rom, questo libro è una ricerca etnografica condotta dall’autrice presso le scuole di Torino.

La ricerca ha inteso “indagare le differenti strategie che i bambini appartenenti a questa minoranza [rom] e le loro famiglie hanno elaborato rispetto alla scolarizzazione”. Così, da novembre 2008 a marzo 2009 l’autrice ha svolto “un’osservazione partecipante durante il corso di formazione insetrom [Teacher In Service Training for Roma Inclusion] per gli insegnanti, progettato e in parte realizzato a Torino dalla professoressa Francesca Gobbo”. Francesca Gobbo (anche curatrice della Collana “Etnografia dell’educazione”, in cui è stato pubblicato questo libro) ha scritto la Presentazione, commentando i dati della ricerca etnografica che “ci offre un quadro interpretativo complesso e di grande rilievo dell’esperienza di scolarizzazione dei bambini rom, ma costituisce anche un processo di formazione che può essere fattivamente percorso da chi opera in campo educativo e intende contribuire in forma non retorica ma effettiva ed efficace alla costruzione di relazioni e contesti democratici e giusti”, p. 11.

Commenti altrettanto entusiastici sono venuti anche da Vinicio Ongini (Ufficio intergrazione alunni stranieri del Ministero dell’Istruzione) che conclude così la sua Prefazione (pp. 13-7): “Sono tanti e a volte sorprendenti i capovolgimenti di prospettiva che ci offre questa ricerca: i bambini rom diventano un “evidenziatore” di modelli, pratiche, stili educativi, retoriche della nostra scuola. […] questa ricerca sul campo […] è utile per tutte le scuole, perché tutte […] “accolgono” al loro interno, almeno nelle intenzioni, molteplici diversità. Vorrei che ci fossero tante ricerche fatte così, se fossi il ministro dell’Istruzione […] ne chiederei altre 100…”.

Certo è che se un intervento come quello che si è fatto a Torino fa sì che emergano cose come quelle che sto per trascrivere dal libro ha ragione Vinicio Ongini, ce ne vorrebbero altri:

“L’anno scolastico successivo a quello della ricerca […] ritornai a scuola. Avevo ripreso a frequentare la classe in cui era inserito Jurij e il “laboratorio nomadi”. Quell’anno Jurij aveva gli stessi libri dei compagni di classe, grazie anche al lavoro che avevo potuto svolgere insieme agli insegnanti. Era molto orgoglioso di aver seguito il programma degli altri e mi mostrava le pagine sottolineate del sussidiario. Chiesi a Jurij che cosa lo avesse maggiormente interessato del programma di italiano, storia e geografia dell’anno precedente […] Jurji andò veloce e sicuro verso le ultime pagine del sussidiario e lo aprì senza esitazione su di una poesia dello scrittore sudafricano Richard Rive:

dove termina l’arcobaleno

Dove termina l’arcobaleno

Deve esserci un luogo, fratello,

Dove si potrà cantare ogni genere di canzoni,

E noi canteremo insieme, fratello,

Tu ed io, anche se tu sei bianco e io non lo sono.

Sarà una canzone triste, fratello,

perché non sappiamo come fa, ed è difficile da imparare, 

ma possiamo riuscirci, fratello, tu ed io.

Non esiste una canzone nera.

Non esiste una canzone bianca.

Esiste solo musica, fratello,

Ed èmusica quella che canteremo

Dove termina l’arcobaleno.

Richard Rive

Lesse la poesia senza esitazioni, senza interruzioni, con una grande partecipazione […] aveva imparato alcuni brani a memoria […] sostenendo con il tono della voce il significato”, pp. 128-9.

Questa l’ha letta, Jurij, quella che ha aperto la presente recensione l’ha scritta… e anche questa (p. 131):

La nuvola

Nera come la paura

Bianca come un’idea

Vola la nuvola

Sopra al mondo

Jurij

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