Pace positiva: che cos’è? – Johan Galtung

Sì, che cos’è? – cominciamo quest’anno nuovo con una nota positiva. Tenendo a mente che la pace è una parola d’onore, come la salute una salvezza per molti: un centro focale di sogni e desideri, un sommo bene che dev’essere sia molto preciso sia riconducibile a un lavoro di pace professionale e mantenuto aperto, riempito di nuovi sogni ed aspirazioni. Come per la salute, affiorano continuamente nuovi aspetti; per esempio nella psicologia positiva.

La pace presuppone assenza o un basso livello di violenza, diretta come pure strutturale, e culturale che giustifichi le altre due. Ma possiamo anche adottare un concetto più limitato: assenza di violenza diretta, di uccisioni e ferimenti con armi, di vilipendio verbale. E dovremmo includerci l’assenza del versante attitudinale di ciò, l’odio.

Tutte queste assenze, o basse intensità convivibili come malattie moderate – miopia, raffreddore –assommano a una pace negativa. Pace come assenza. Non da disprezzare in alcun modo, ma solo un passo per la pace. Il caso tipico sarebbe di due stati che non hanno nulla a che fare l’uno con l’altro; che sia perché non l’hanno mai fatto o deciso che sia meglio così, come una coppia ch si separa o divorzia. Un altro caso tipico sarebbe un vero armistizio, una tregua non utilizzata per contrabbandare armi o per il riposo dei combattenti, per rischierarsi. Una “coesistenza passiva” si sovrappone molto a una pace negativa.

Ma ogni teoria sulla pace deve andare oltre, al livello micro infra-interpersonale; meso fra i gruppi sociali trasversalmente alle linee di faglia; macro fra gli stati, le nazioni; mega fra le regioni, le civiltà. E tuttavia la pace è un territorio per lo più non cartografato. Molti riposano contenti della formula “vinci-vinci”, ma ciò vuol solo dire che hanno raggiunto gli obiettivi nei conflitti sottostanti, nulla di più, nulla di meno.

La violenza vuol dire che scorre qualcosa di brutto fra le parti offendendole reciprocamente; la pace negativa che nulla scorre; la pace positiva che scorre qualcosa di buono fra le parti facendole sentir bene reciprocamente. Ho trovato fruttuosi questi cinque livelli di pace positiva.

  • Equità, cooperare a beneficio mutuo e uguale, altrimenti detto amicizia;
  • Armonia, condividere gioie e dolori, con intensa empatia, altrimenti detto affetto;
  • Organizzazione di equità-armonia, altrimenti detta istituzione-trascendimento;
  • Fusione, pace totale, altrimenti detta pax omnium cum omnibus, sui generis;
  • Post-vita, negli altri, in Paradiso, altrimenti detta Benedizione Reciproca Assicurata (MAB).

I paesi europei cominciano a cooperare dopo secoli di guerre; poi sentono qualcosa degli altri; poi arriva la Comunità (Consiglio, Commissione [Europea]) con istituzioni che solidificano equità-armonia; poi l’Europa come attore sovrastante che accoglie pacificamente stati membri; poi s’ispirano altri.

Al livello micro si comincia con l’amicizia dalla cooperazione, l’affetto da sollecitudini condivise, suggellato in matrimonio, col tempo i partner possono fondersi in un singolo attore, la coppia, proseguendo la vita nella loro progenie.

Corrispondentemente, operare sui cinque livelli di violenza può anche essere fruttuoso, nel senso solito di generare teoria e prassi:

  • Violenza, nuocere all’Altro; con rapporti di polarizzazione e dominanza;
  • Odio, dolore per la gioia Altrui, gioia per il dolore Altrui;
  • Organizzazione di violenza-odio, altrimenti detta istituzione-transcendimento, guerra;
  • Fusione, guerra totale, altrimenti detta bellum omnium contra omnes, sui generis;
  • Post-vita, negli altri, all’Inferno; come Distruzione Reciproca Assicurata (MAD).

La violenza può essere strutturale: Guerra = Miseria, Guerra totale = morte per inedia.

I mattoni per una pace positiva sono l’amicizia e l’affetto, per la guerra violenza e odio; un [elemento] comportamentale, uno attitudinale. Generalmente l’amicizia precede l’affetto e la violenza precede l’odio; ma c’è pure “amore a prima vista” e senza dubbio “odio a prima vista” forse per sovrabbondanza di uno dei due elementi tale per cui non serve l’altro. Possiamo [quindi] parlare di un percorso per la pace e per la guerra comportamentale o attitudinale.

Alla violenza soggiace contraddizione, incompatibilità, conflitto; risolvere, trasformare tale conflitto è cruciale per la riduzione della violenza.

Alla pace soggiace la “condizione[alità]”, compatibilità di obiettivi; creare tale condizione è cruciale per costruire sempre più pace.

I successivi tre stadi portano violenza e pace a livelli superiori.

Organizzazione: qualcosa di nuovo che trascenda, istituzionalizzi, solidifichi le due componenti: una comunità, un matrimonio, per la pace ai livelli macro e micro; per la violenza/guerra, a tutti i livelli.

Fusione: nasce un nuovo attore, sui generis: l’Europa, la coppia, per una pace durevole fra le parti; lo stato di cose alla Hobbes per la guerra durevole, approssimata da stati paranoidi orientati [essenzialmente] alla sicurezza – non in quanto stato di natura secondo Hobbes – ed egocentrismo.

Post-vita: con un’interpretazione laica in quanto meriti-demeriti che gli umani si lasciano dietro negli altri, come i genitori che passano alla loro prole schemi di pace o guerra come carte di domino nel tempo; con un’interpretazione religiosa come vita nell’aldilà, come pace in Paradiso, e come violenza all’Inferno. Un concetto di pace dovrebbe tener conto di entrambe le interpretazioni.

Che distanza dalla MAD alla MAB, e gli umani sono capaci di tutto ciò! Dalla pace negativa giù alla violenza-odio, o su all’amicizia-amore. Istitutionalizzati, amicizia-amore come pace, violenza-odio come guerra. Poi, fondendosi nello spazio in un nuovo attore o in uno stato di cose generale. E fondendosi nel tempo mediante catene d’ispirazione positiva o negativa, che si perpetua come Paradiso o Inferno, Nirvana o Samsara. Come MAB e MAD.

Abbiamo la sensazione di un problema: l’istituzionalizzazione – come organizzazione o a un livello superiore come fusione – può togliere la freschezza all’amicizia-amore, come pure alla violenza-odio. Quest’ultimo è sovente intenzionale: essendo anti-umana verso le vittime e gran parte dei perpetratori, può essere necessaria l’istituzionalizzazione per sostenere la violenza e l’odio (come gli ufficiali che seguono i propri soldati tentati dalla fuga per ucciderli). E abbiamo la sensazione di innamorati desiderosi di convivere senza il suggello del matrimonio istituzionalizzato e di stati che preferiscano l’identità all’assorbimento in una regione, si veda l’EU. Ma l’organizzazione può essere utile, la fusione può avvenire, la post-vita è vita.

La formula di pace usa l’equità e l’armonia, aggiunte ad ogni punto

                                          Equità X Armonia

                             Pace = ———————––

                                          Trauma X Conflitto

lungo il complesso percorso non-lineare dalla guerra alla pace, dalla MAD alla MAB: per i traumi: conciliazione, per i conflitti: soluzione; con depolarizzazione, de-dominazione. Idealismo e professionalità, mano nella mano.

5 gennaio 2015, Traduzione di Michelangelo Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

Una replica a “Pace positiva: che cos’è? – Johan Galtung”

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