Dizionario della discriminazione – Recensione di Cinzia Picchioni

Attilio Balestrieri, Raffaele Bracalenti (a cura di), Dizionario della discriminazione, Edup, Roma 2009, pp. 216, 22,00, + dvd: Contro la rassegnazione (recital di Pamela Villoresi)

cop_dizionario sulla discriminazionePrima l’arte

Il dvd scorre fra primi piani della bella – e brava – attrice e immagini di dipinti (Botero, ma anche classici), foto di migranti al lavoro nei nostri campi, foto di atleti neri sul podio, disegni dell’icona Martin Luther King, antiche immagini dei tempi di Rose e del suo pullman…). Pamela Villoresi legge diversi brani sul tema della discriminazione: e i testi sono riportati integralmente nell’Appendice del libro presentato questa settimana. E mentre l’attrice legge Shakespeare (Shylock de Il mercante di Venezia, ovviamente) ogni tanto appaiono foto dei lager, o la stella di David stilizzata, o negozi sulla cui vetrina troneggia un cartello «Questo negozio è ariano». Oppure la Villoresi – bravissima – fa le diverse voci di Prospero, Miranda e Calibano ne La tempesta (ancora Shakespeare); e mentre legge Steinbeck, La valle dell’Eden e fa parlare il cinese Li, sullo sfondo appaiono vecchie immagini di quartieri cinesi e nuove foto di cinesi con la scritta «I love NY» sul berretto. Luce d’agosto (romanzo di William Faulkner) ci regala foto di Martin Luther King, cortei di neri aperti da un cartello con scritto «We shall overcome», o Michael Jackson o ancora il tipico musicista con le labbra dipinte di bianco, i guanti pure bianchi e la giacca a righe.

Anche teatro, anche arte e non solo un «freddo» dizionario, un elenco di lemmi in ordine alfabetico, per spiegare la discriminazione. Perché

«L’arte crea […] diversità e introduce alla diversità, all’altro, all’alterità e proprio a questa scoperta sono collegati lo stupore e la meraviglia. […] Arte e discriminazione parlano […] della stessa materia e […] riguardano le stesse forme del mondo. La discriminazione è il gesto che I più, i molti, i più forti, impongono ai diversi, ai lontani, ai difformi, ai deformi, agli stravaganti, agli straordinari. L’arte li nutre e di essi si nutre: mentre li osserva, li descrive, li crea, li impone. […] Spesso, come Don Chisciotte, l’artista stesso veste purtroppo l’abito dello stravagante, straordinario, difforme e deforme, la cui lotta è una guerra, persa, contro un mulino a vento», p. 208,

e questo brano, intero, è letto anche nel dvd.

Poi la «scienza»

Ottima l’idea di allegare un video al libro. Che altrimenti sarebbe – senza alcuna giudizio negativo – quello che è: un elenco alfabetico dei termini della discriminazione, per sapere di che cosa si sta parlando quando si sentono parole come Difensore civico (Ombudsman), Parità di trattamento, Razza, Etnia, ma anche sigle misteriose che magari leggiamo sui giornali: ICERD, RAXEN, ERRC (Centro europeo per i diritti dei Rom), UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscrimnazioni Razziali) che – lo sapevate? – ha sede presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, a Roma. Così, che vi occupiate o meno di rifugiati, Rom, minoranze, questo è uno strumento per saper rispondere, per studiare, per trattare, per scrivere appelli e relazioni usando le parole corrette. E anche per confortarci sapendo che molte organizzazioni e persone lavorano per l’uguaglianza e contro la discriminazione (anzi, le discriminazioni), come questa:

Una «rete» equa

La voce che troviamo a p. 117 è «Equinet», la rete europea degli organismi di protezione dell’uguaglianza e della lotta contro ogni forma di discriminazione; ha sede a Bruxelles e raccoglie 28 organizzazioni di 25 differenti paesi europei. È nata nel 2004 e intende favorire lo scambio delle competenze legali, creare strategie comuni, diffondere buone pratiche di protezione dell’uguaglianza.

Le voci sono molte, ben spiegate, rintracciabili nell’Indice, accompagnate da note e rimandi e introdotte da «Avvertenze per la consultazione», a p. 29. Nell’Introduzione, scritta dai curatori, leggiamo la motivazione che li ha portati a inserire il dvd (e quindi la letteratura) nel Dizionario, leggiamo anche significative parole per spiegare il tema della pubblicazione: «il primo e più significativo gesto della discriminazione risiede nel togliere alla persona il bene primo, l’identità» e quelle di Primo Levi in Se questo è un uomo:

«l’operazione è stata lievemente dolorosa […] siamo passati davanti a un abile funzionario munito di una specie di punteruolo dall’ago cortissimo. Pare che questa sia l’iniziazione vera e propria: solo mostrando il numero si riceve il pane e la zuppa. Sono occorsi vari giorni, e non pochi schiaffi e pugni, perché ci abituassimo a mostrare il segno prontamente, in modo da non intralciare le quotidiane operazioni […] settimane e mesi perché ne apprendessimo il suono in lingua tedesca. E per molti giorni, quando l’abitudine dei giorni liberi mi spinge a cercare l’ora sull’orologio a polso, mi appare invece ironicamente il mio nuovo nome, il numero trapunto in segni azzurrognolo sotto l’epidermide».

Basterebbe questo per decidere di non farsi più alcun tatuaggio… anche se oggi forse ci facciamo i tatuaggi proprio per dichiarare la nostra identità – diversa dai più – mentre nei lager l’operazione era proprio contraria. Non so, ci devo pensare…

Errata corrige

Se siete interessati alla Legge Mancino, cercatela alla voce «Normativa italiana contro la discriminazione etnica e razziale» e non – come c’è scritto a p. 148 – sotto il lemma «Legislazione italiana…». Riteniamo infine di dover citare l’Istituto Psicoanalitico per le Ricerche Sociali, che ha collaborato alla realizzazione di questo lavoro (con Alessia Attar, Moreno Benini, Rolando Magnano, M. Alessia Montuori, Carolina Zincone, in ordine alfabetico pure loro, come le voci del Dizionario… per non discriminare!).

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