2014 nulla di buono. 2015 meglio? – Johan Galtung

Ecco un elenco di 15 rapporti attuali conflittuali-violenti, evitando di identificare i conflitti con arene di conflitti violenti:

USA-Giappone-SudCorea vs NordCorea vs Cina

USA-ASEAN vs Cina-Taiwan e Giappone vs Corea per le isole del mar della Cina

USA-NATO-Giappone vs Cina-Russia-SCO per l’accerchiamento [dei secondi]

USA-EU vs Russia per l’associazione di Ucraina-Georgia a NATO-EU

Coalizione a guida USA/NATO vs molti vari contendenti in Afghanistan

Coalizione a guida USA/NATO vs molti vari contendenti in Iraq

USA-sciiti-Iran(?) vs Arabia-sunniti-califfato/ISIS-Turchia(?)

Curdi vs Turchia-Siria-Iraq-Iran per l’autonomia

Israele vs Palestina per la Terra Santa/Cana’an

USA-Israele vs paesi musulmani arabi per Israele vs Palestina

USA vs 134 stati per il terrorismo con uso di tortura-cecchinaggio-droni di stato

USA-UK-Canada-Australia-Nuova Zelanda (“Cinque occhi”) vs il mondo, spiando

USA vs Cina (USA-EU vs Eurasia) per la conformazione geopolitica

USA-UK-Francia-Italia-Norvegia vs Libia-Mali-Sudan-Somalia etc. in Africa

USA vs LatinAmerica/Caribe per l’uguaglianza delle Americhe

Il tratto che colpisce di più è davvero la presenza di un paese, gli USA, in quasi tutti quelli. Perché? Beh, è quanto riguarda l’egemonia mondiale. Ci potrebbe essere resistenza, e sforzi USA sempre più dissennati e disperati per persistere. L’unico punto luminoso è il più recente – normalizzare i rapporti con Cuba – sempre che possa essere seguito dal riconoscimento della Palestina e della Corea del Nord e da una conferenza ONU su Afghanistan, Iraq e Ucraina, che servirebbe molto. Che possa avvenire!

Una caratteristica notevoleè che gli USA mancano non solo d’influenza, ma di comprensione elementare; Washington sta intellettualmente facendo un lavoro penoso.

Prendiamone una, la “coalizione a guida USA in Iraq”: dal sostegno a Saddam ad attaccarlo-cacciarlo dal Kuwait e giustiziarlo, bombardando [il paese] per più di un decennio, infliggendogli sanzioni, invadendolo nel 2003, ritirandosi, l’ISIS, e così via.

L’International New York Times del 23-12-2014: “Gli irakeni hanno poche speranze di unire un paese diviso”. Ci sono dappertutto bandiere diverse; peraltro non così strano dato che l’“Iraq moderno fu creato quasi un secolo fa dalla fusione di tre province ottomane – Basra, Baghdad e Mosul”. Non una parola sul cancro Sykes-Picot e due funzionari del ministero degli esteri autori della “creazione”. Sì, l’impero ottomano crollava da tempo, era condannato; ma questo non vuol dire che se ne possano prendere tre pezzi e incollarli in un paese. Vergogna per chiunque non abbia predetto questo tipo di frammentazione, già fin dall’inizio nel marzo 2003.

Che tipo di collante offrono adesso, che sia trasversale agli spartiacque sunnita-sciita e arabo-curdo? “La promozione di matrimoni misti fra sunniti e sciiti offrendo incentivi in contanti” e un “servizio militare obbligatorio che accosti fra loro le comunità”. Soldi, soldi, soldi; forza, forza, forza; l’orizzonte intellettuale USA, privo d’ogni rispetto, perfino di comprensione, di cultura, religione, lingua, storia, futuro comune, dignità.

OK, la dirigenza USA vive in una bolla di persone d’uguale mentalità ben filtrate. Ma che dire degli alleati, molti dei quali portatori di valori come trasparenza e dialogo, creatività, democrazia? E che si sono sciroppati tra l’altro il massimo livello storico di violenza per un singolo stato, prossimo ormai a 250 interventi militari dal 1805, per piegare altri ai propri interessi. C’è qualcosa che possa far scattare una rottura di quel rapporto USA-alleato? Degli errori d’analisi come quello citato, presente in tutti gli altri 14? No, per loro gli USA hanno conoscenze nascoste al resto di noi, guidati da valori e da una forza a livello superiore – e i soli a protezione contro il comunismo-terrorismo-islamismo, e Russia-Cina.

Ci fa venire in mente qualcosa? Oh sì, i tedeschi e altri nella Germania nazista con i suoi alleati fra il 1933 e il 1945. Molti erano a disagio; pochissimi – comunisti, testimoni di Geova, aristocratici preoccupati del destino della nobiltà ove fosse l’URSS e non USA-UK a conquistare la Germania –fecero qualcosa. Ciò che fanno gli USA è, in cifre, anche peggio. Quindi Occidente, bada a te stesso.

Ovviamente la democrazia USA beneficia del perdono di tutti i peccati, ottiene l’impunità, e le dittature hanno torto, qualunque cosa facciano. Quel che importa non è se gli USA siano davvero una democrazia – con gran parte della popolazione che vota per partiti con opinioni diverse sul mondo, sociali – finché non neghino d’esserlo; né se innumerevoli non-combattenti civili vengano uccisi finché ne negano l’intenzione – solo danni “tragici” collaterali. E gli alleati si sorbiscono gran parte delle accuse USA contro Russia-Cina-islam, senza alcuna verifica pubblica, indipendente.

Washington lo sa e ne fa abile uso. Compiono uccisioni professionali a distanza – certo senza decapitare chicchessia. Le foto di torture a una o due persone sono più pericolose per gli USA che l’uccisione di un o due centinaia di migliaia di anonimi; numeri. Dargli un nome, un’identità, come gli USA fanno con le vittime degli attentati del l’11 settembre, cambierebbe la faccenda.

Eppure le cose avvengono: voti parlamentari, non vincolanti, a riconoscimento della Palestina; lo fa la Svezia. Senza dubbio vari alleati sono lì lì.

Colpire il rapporto della Russia con l’Occidente renderà i russi più compatti fra loro che mai, analogamente a come l’Occidente crea sempre più islamismo. Le carte sono affastellate contro gli alleati; ci sono molti giocatori.

La tragedia del 2014 è stata la mancanza di autentici amici degli USA che gli dicessero: guarda, questo non funzionerà – meglio cambiare; prendetevi miglior cura della vostra meravigliosa società e dei vostri vicini, ritrattate.

La speranza per il 2015 è che molti alleati lo facciano. Il problema è lo stesso che per Israele:ci vuole quanto mai un cambiamento di regime, che riduca la violenza, che costruisca la pace; del tutto possibile per tutt’e 15. L’elenco mostra molto chiaramente che il mondo ha un problema principale: gli USA.

Con ciò, da queste colonne i migliori auguri a tutti i nostri lettori di un Buon Anno Nuovo. Buono nel senso di essere né anti-americani né anti-israeliani, ma di recare il meglio a loro e ai loro vicini. Nuovo nel senso che c’è bisogno di un Nuovo Inizio. Anno nel senso che può , e deve, essere tutto fatto alla svelta. Possano unirsi tutte le buone forze!

29 dicembre 2014

Una replica a “2014 nulla di buono. 2015 meglio? – Johan Galtung”

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