Antica come le colline (VI) – Nanni Salio

Pubblichiamo a puntate la prefazione scritta da Nanni Salio al volume di Michael Nagler, Manuale pratico della nonviolenza. Una guida all’azione concreta, pubblicato nel novembre del 2014 dalle Edizioni Gruppo Abele. Il libro è acquistabile in libreria oppure on-line qui.

Parte VI – Imparare dagli errori per imparare a vivere insieme

Per affrontare problemi così complessi e globali non sembra esserci altra via, al momento, che quella di imparare dagli errori procedendo con cautela, lentamente, senza fretta, in modo tale da rendere tali errori correggibili e le decisioni reversibili.
Christine von Weizsäcker ha creato il termine error-friendliness («buona disposizione nei confronti degli errori»). Il concetto di error-friendliness comprende le idee di produzione degli errori, di tolleranza agli errori, e della cooperazione “amichevole” di questi due aspetti per l’esplorazione di nuove opportunità. Ed è in questa cooperazione che si colloca l’utilizzazione degli errori, che è una caratteristica assolutamente generale di tutti i sistemi viventi, indipendentemente dal livello gerarchico che si voglia prendere in esame. (24)
Contrariamente a quanto si sente affermare in vari dibattiti, la correggibilità comporta la possibilità di tornare indietro, sui propri passi. Con una metafora, l’umanità si trova nella stessa condizione di un alpinista che salga lungo una impervia via inesplorata. Il bravo alpinista, oltre che audace, dev’essere in grado di tornare indietro, di non restare “incrodato”, come si dice nel gergo, incapace sia di salire sia di scendere a valle.
Quando agiamo e decidiamo in condizioni di ignoranza, non siamo in grado di prevedere il futuro, ma dobbiamo esplorarlo con cautela, passo passo, pronti a correggere la rotta in caso di errore.

Fondamenti epistemologici della nonviolenza

Caratteristica saliente della nonviolenza è il suo carattere omeostatico, che consente di ricercare la verità senza distruggere quella dell’avversario, imparando dagli errori, con comportamenti altamente reversibili. Non siamo sicuri di essere nel vero, non sappiamo se il corso d’azioni intrapreso, anche con le migliori intenzioni, produrrà i risultati desiderati, ma utilizziamo una metodologia che consente alla ricerca della verità di dispiegarsi.
Questo è l’atteggiamento filosofico ed epistemologico che sta alla base delle procedure della ricerca scientifica per prova ed errore, nella consapevolezza che in campo sociale le sfide sono di vita e di morte, altamente non reversibili.

satyagraha

Nella tradizione gandhiana si invita ad agire senza rivendicare il merito dell’azione e senza aspettarne l’esito, che verrà quando meno ci si aspetta. C’è una fiducia nel processo di ricerca della verità, che prima o poi si imporrà, anche nelle situazioni apparentemente più difficili e disperate. Satyagraha vuol dire «forza della verità», ma anche «dire la verità», dirla di fronte ai potenti e all’ingiustizia, quanto basta perché si imponga. Così come nella propaganda si sostiene che una bugia ripetuta mille volte diventa una verità, si può aver fiducia che una verità ripetuta mille volte finirà per imporsi.

NOTA:

24 E.Weizsäcker e C.Weizsäcker, Come vivere con gli errori? Il valore evolutivo degli errori, in: M. Ceruti-E. Laszlo, a cura di, Physis: abitare la terra, Feltrinelli, Milano 1988.
Due lavori più recenti e importanti sono: Tim Harford, Elogio dell’errore, Sperling&Kupfer, Milano 2011; Nassim Nicholas Taleb, Il cigno nero, Il Saggiatore, Milano 2008.

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