Territori malesi: sicurezza e sovranità – Johan Galtung

Kuala Lumpur – La Malaysia ha recentemente esperito la massima insicurezza per due territori sovrani extra-territoriali: i voli Malaysian Airlines MH370 per Pechino e MH17 da Amsterdam. I voli sono soggetti a norme di traffico aereo, ma la sovranità è stata profondamente offesa per l’MH17 –e forse anche per l’MH370 – e altresì la sicurezza dei quasi 600 a bordo: morti, magari uccisi. Il reperto assodato finora è che l’MH17 è stato colpito da “numerosi oggetti ad alta energia”, che – guardando le foto della parete della cabina – si definirebbero anche da “fuoco di mitraglia”; piuttosto che “colpito da un razzo BUK”. MH370: a gara per localizzare il relitto, con sottomarini e navi di superficie: fra la Cina per trovare e l’Australia per distruggere qualunque prova di crimini?

La distruzione intenzionale di aerei comporta l’identificazione degli agenti responsabili chiunque siano, trascinarli in tribunale e se trovati colpevoli punirli per strage. Atti che dovrebbero essere internazionali riguardando un reato compiuto in spazio internazionale, da parte dell’International Civil Aviation Organization e la Corte Penale Internazionale. Per l’MH17 la Malaysia ha usato i Paesi Bassi per le indagini e può preferire la Malaysia per la competenza giurisdizionale: due decisioni infauste. Si tratta di un caso, forse due, di aggressione ad aerei civili, incapaci di aggressione; quindi escludendo l’auto-difesa. I casi sono chiaramente di diritto penale.

Questo in quanto allo spazio. I confini convenzionali sono per terra, per mare (EEZ-Zone economiche esclusive alias Zone d’esclusione economica, fra le EEZ), e per aria; tradizional-mente difese da forze militari di terra, mare, aria, contro offese da altri stati, e dalla polizia per trasgressioni individuali quali contrabbando [traffico di] droghe, rapimenti, immigrazione e pesca illegale. I confini sono territoriali, e l’apparato militare è concentrato sul territorio nazionale. Controllate: ci sono problemi ovunque, anche conflitti, pretese fonte di disputa? Come evolveranno? Diagnosi, prognosi, e se necessario terapia; approcci standard di ricerca della pace.

La Malaysia peninsulare confina con la Thailandia a nord e attraverso angusti stretti con Singapore e Indonesia a sud. Avvengono attraversamenti illegali a sud ma non rappresentano serie minacce.

Il confine con la Thailand, è tuttavia problematico, essendo le tre province meridionali della Thailandia all’85% malesi-musulmane. Insieme alla provincia settentrionale della Malaysia, Kelantan, costituivano il Sultanato Pattani fino alla conquista da parte della Thailandia nel 1785. Il dominio thai fu poi sigillato dagli inglesi nel trattato anglo-siamese del 1909.

[Gestione] coloniale, non sostenibile. I militari thai non la risolveranno “entro un anno”. Prognosi: di male in peggio. Dalle ragioni per il distacco delle tre province dalla Thailanda, tuttavia non consegue che appartengano alla Malaysia malese-musulmana. Quello sta al popolo deciderlo; e magari optare per un Darussalam Pattani indipendente. meglio che un continuo terrorismo e un terrorismo di stato thai.

Singapore. Un’ipotesi, una prognosi: entro 20-25 anni, riunito alla Malaysia. Molto sta cambiando. La Malaysia è ricca, sta diventando più ricca; Singapore è in competizione con altre città-stato nell’economia finanziaria e non ha consistente base territoriale. La riunificazione esporrebbe la Malaysia alla tenaglia cinese di Penang-Singapore, ma per allora la Malaysia può essere diventata meglio integrata.

Malaysia Orientale. Il confine malese-indonesiano fra Sarawak e Sabah è stato tracciato dalle potenze coloniali, analogamente all’Africa. Tali confini potrebbero essere resi irrilevanti anziché cambiati, con del territorio condiviso e confini aperti, in una Comunità Malese-Indonesiana (MIC); modellata sull’inizio franco-tedesco della Comunità Europea del 1950, regollamentando quel che si deve regolamentare. Quasi lo stesso si può dire del rapporto Sabah-Filippine con i due ponti insulari; un tempo un arcipelago di sultanati da Pattani-Aceh appunto per via insulare fino a Mindanao. A quell’arcipelago si potrebbe dare presenza strutturale nell’ambito di una comunità di stati in via d’integrazione.

Territori marini contesi: Mahathir Mohammed ha mostrato la via con la zona congiunta malese-thai, e il provento (del fondo) oceanico condiviso al 50-50.

Mediazione-negoziati-creatività; da parte dell’ASEAN (Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico), con 10 paesi: 3 musulmani, 5 buddhisti, 1 cattolico, 1 cinese; 2 sultanati, 2 regni, 6 repubbliche – una gamma d’esperienze umane – e nessun potere di veto debilitante.

Dal mare e dall’aria: le vere minacce alla Malaysia sono le due grandi potenze, USA e Cina, che potrebbero invadere la Malaysia per prevenire l’altra. Come la guerra fra Inghilterra e Giappone per la Malaysia nel 1941-45 o fra Inghilterra e Germania per la piccola Norvegia nel 1940. Come gestirla?

Simmetricamente. Buoni rapporti con ambedue. Punti di rilevanza militare come porti e aeroporti:né all’una né all’altra; qualunque asimmetria può essere colta dalla parte opposta, come detto. Preferibilmente sia-sia; dargli una base congiunta, un porto per cooperare nella supervisione della vecchia via della seta dalla Cina orientale all’Africa orientale, mantenendola aperta, priva di pirati.

Insicurezza interna. Linee di faglia essenziali: nazione e classe, ambedue in Malaysia. un sottile strato europeo-cristiano; al di sopra di una federazione malese-musulmana di sultan[at]i con una certa democrazia (una minaccia importante è il TPP-TransPacificPartnership) e una dominanza economica cinese; al di sopra di una sottoclasse tamil-hindu; e tutt’e quattro al di sopra dei naturisti-asli orang. La discriminazione positiva dei Bumiputera, malesi, economicamente è stata un successo – non il disastro indonesiano del 1965-6 ma condotto troppo in là con la dominanza politica malese e l’islamizzazione. La Malaysia potrebbe integrare tutti, i portoghesi-olandesi-inglese, musulmani malesi, cinesi, tamil-hindu, indigeni in un pentagono culturale proteso in ogni direzione divenendo la Svizzera dell’Asia.

L’Esercito Malaysiano. Serve? Ci sono 26 paesi senza eserciti, e nessuno di essi è mai stato attaccato. Gli eserciti ci sono per mostrare combattendo che la possanza fa il diritto; si può provare che è giusta la rinuncia al combattere e alla possanza.

Una polizia forte, quello sì. Ma, se il disarmo va troppo in là, sia transarmo, rottamare le armi provocatorie che si possono usare per attaccare, badando alla difesa difensiva. Marcare i confini con armi a breve raggio, milizie per il retroterra e una popolazione versata nella difesa non-militare, la non-cooperazione e la disobbedienza civile quando la Malaysia sia meglio integrata.

Per riassumere: se la Malaysia è stata vittima di un’aggressione, la risposta è la criminalizzazione. Per altri problemi la risposta è la rimozione delle cause di guerra, la soluzione dei conflitti sottostanti, e la costruzione della pace.

24 novembre 2014

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