Antica come le colline (III) – Nanni Salio

Pubblichiamo a puntate la prefazione scritta da Nanni Salio al volume di Michael Nagler, Manuale pratico della nonviolenza. Una guida all’azione concreta, pubblicato nel novembre del 2014 dalle Edizioni Gruppo Abele. Il libro è acquistabile in libreria oppure on-line qui.

Michael N. Nagler, Manuale pratico della NonviolenzaIII Parte – Nonviolenza politica

Gandhi ha saputo trasformare l’ideale etico e spirituale della nonviolenza in azione e proposta politica. Come ogni proposta e teoria politica, anche la nonviolenza politica è oggetto di controversie e critiche.

Una prima controversia riguarda l’efficacia o meno della lotta nonviolenta. Efficacia rispetto a che cosa? La lotta nonviolenta si è dimostrata piuttosto efficace nel cambiare un regime politico dispotico. In questo campo, una delle ricerche più significative a sostegno dell’efficacia delle lotte nonviolente nel ripristinare la democrazia è quella svolta da Stephan, Marie J. ed Erica Chenoweth.  ”Why Civil Resistance Works:  The Strategic Logic of Nonviolent Conflict.”  (6) Secondo questi autori, nel periodo dal 1900 al 2006, il 53% delle lotte nonviolente sono state efficaci, contro il 26% di quelle violente. Questo lavoro è stato ripreso e analizzato in modo sistematico, rispetto agli obiettivi raggiunti, da Antonino Drago nel libro “Le rivoluzioni nonviolente dell’ultimo secolo. I fatti e le interpretazioni” (Edizioni Nuova Cultura, Roma 2010).

Ma la nonviolenza è stata efficace anche nelle lotte per i diritti civili (negli USA con Martin Luther King, in Sudafrica con Nelson Mandela), nelle grandiose lotte contro lo schiavismo e il colonialismo, per l’emancipazione e i diritti delle donne, contro il patriarcato, e delle minoranze sessuali e nelle lotte del movimento operaio per i diritti dei lavoratori.

Rivoluzioni nonviolente, colorate, manipolate?

Una seconda controversia è relativa alle cosiddette “rivoluzioni colorate” che, dopo gli eventi del 1989 hanno provocato, con successo o meno, cambiamenti di regime in vari paesi: Serbia, Georgia, Ucraina, Bielorussia, sino alle rivolte note come “Primavere Arabe”. Secondo le analisi condotte da vari autori, queste rivoluzioni sarebbero state promosse da gruppi e ONG finanziate da enti statunitensi collegati alla CIA. Le accuse hanno coinvolto anche Gene Sharp, autore di un importante lavoro che abbiamo tradotto e fatto pubblicare oltre vent’anni fa (7) nella quasi totale indifferenza dei media e del mondo accademico, come di consueto. Ma soprattutto durante l’esplodere delle “primavere arabe” Sharp è diventato improvvisamente per gli uni una star della nonviolenza e per gli altri un prezzolato agente della CIA. A difesa di Sharp è intervenuto, tra gli altri, Noam Chomsky, attirandosi anche lui gli strali di alcuni commentatori. (8)

La vicenda dell’Ucraina, che sta via via scivolando verso una guerra civile, ha creato ulteriore scompiglio. Da un lato, Peter Ackerman ha pubblicato un articolo di esaltazione della lotta nonviolenta, assolutamente fuori luogo e superficiale, ripreso purtroppo, senza commenti, da una importante rivista come Peace News. (9) Dall’altra, non sono mancati commenti sia sull’uso strumentale della nonviolenza sia su cosa si dovrebbe fare se si volesse effettivamente trasformare questo conflitto in modo nonviolento, senza cadere nell’ennesima guerra (10).

Lo schema di fig. 2 mette in rilievo il rapporto mezzi fini, che per Gandhi era un punto centrale della sua concezione della nonviolenza: “Il mezzo può essere paragonato a un seme, il fine a un albero; e tra mezzo e fine vi è esattamente lo stesso inviolabile nesso che c’è tra seme e albero.”

Tuttavia, in alcuni casi, come nelle “rivoluzioni colorate”, permangono elementi di ambiguità e i mezzi, pur formalmente nonviolenti, possono essere ridotti a semplici tecniche per raggiungere obiettivi non compatibili con gli ideali nonviolenti di una società equa e giusta. Se il fine non giustifica i mezzi può anche succedere che i mezzi da soli non conducano a fini nonviolenti.

Fig.2

Rapporto mezzi/fini

mezzi

violenti

     dittatura                                                                                                       democrazia

violenti ————————————————————————————nonviolenti  fini

rivoluzioni                                                                                                            società
             colorate                                                                                                                                       nonviolenta

nonviolenti

Ciascun quadrante in fig.2 è caratterizzato da una particolare combinazione tra mezzi e fini, violenza e nonviolenza, con quattro diverse tipologie di situazioni politiche, che si prestano a molteplici considerazioni. Qui ci limitiamo a osservare che solo la combinazione mezzi nonviolenti e fini nonviolenti corrisponde all’ideale di società nonviolenta. Nelle società democratiche permane l’uso della violenza sia nei conflitti interni, da parte delle forze di polizia, sempre più militarizzate, sia nelle relazioni internazionali. La violenza viene spesso giustificata come ultima ratio per raggiungere fini dichiarati nonviolenti.

Galtung contribuisce a chiarire ulteriormente il rapporto mezzi-fini distinguendo la nonviolenza in positiva e negativa:

“… la nonviolenza gandhiana copre aspetti negativi e positivi. L’auto-immolazione (Tunisia), proteste e dimostrazioni massicce, in movimento o meno (Tahrir), ne fanno parte; ma vedere l’avversario come qualcuno semplicemente da togliere di mezzo, spontaneamente o meno, non è gandhiano.  L’approccio gandhiano mira a togliere di mezzo l’autocrazia e la cleptocrazia a favore di un governo della gente, un’economia per la gente convertendo l’autocrate-cleptocrate, non obbligandolo.  La disponibilità al dialogo è quasi incorporata nel termine “gandhiano”. Quando si respingono offerte di dialogo da un Gheddafi, un Assad, da parte di un’opposizione che esige un cambiamento di regime/di persona, è in atto un’analisi poco rigorosa del conflitto; che sa di una cultura profonda sempre pronta a emettere certificati di male.

L’ eliminazione di un capo demonizzato è considerata una vittoria, e in effetti lo è secondo la logica violenta. Ma la vittoria gandhiana richiede di arrivare, col dialogo, a un risultato accettabile, senza confondere le questioni in gioco con le persone. Un autocrate ne sa parecchio di potere, non solo per se stesso, e un cleptocrate ne sa parecchio di ricchezza, non solo per se stesso. Li si metta al lavoro per una soluzione. Se sono stati commessi crimini, dovrebbe prevalere la potestà della legge; ma scambiare la clemenza per una contrizione, ove possibile, potrebbe essere anche più saggio.

Liberarsi dell’autocrate e/o cleptocrate può anche creare martiri e indurire i loro sostenitori. Un vuoto in alto può essere riempito da persone altrettanto violente, anche dal versante nonviolento.  E una nuova costituzione può cambiare le istituzioni, non le strutture; come avviene con le strutture imperiali che torturano il mondo arabo-musulmano.

Così come si dovrebbero mantenere gli aspetti positivi di Gheddafi e del gheddafismo e di Assad e dell’assadismo, lo stesso vale anche per Saddam Hussein e bin Laden. Ucciderli non è un surrogato della comprensione di qualcosa a cui non si è prestato attenzione. La nonviolenza negativa è indispensabile, ma come la violenza mette a tacere la voce contraria. La nonviolenza positiva non teme mai il dialogo e la comprensione reciproca. Le si usino entrambe, mano nella mano.” (11) E a proposito dell’opera di classificazione delle tecniche nonviolente, osserva: “Gene Sharp merita credito per il suo lavoro straordinario per rendere note tali tecniche, ma si tratta di nonviolenza?”

(continua)

Note

7 La politica dell’azione nonviolenta, 3 voll., EGA, Torino 1985-1997, fuori commercio, ma disponibile presso il Centro Sereno Regis.

8 Su tutta la vicenda si veda: Nanni Salio, “Rivoluzioni nonviolente, colorate, manipolate?”, http://serenoregis.org/2011/07/21/rivoluzioni-nonviolente-colorate-manipolate-recensioni-di-nanni-salio/

9 “Ukraine: a nonviolent victory”

Peter Ackerman, Maciej Bartkowski, and Jack DuVall 3march 2014; Peace News, april-may 2014, p.3-4.

10 Johan Galtung: “Non abbastanza bene, signor Putin!”, http://serenoregis.org/2014/03/29/non-abbastanza-bene-signor-putin-johan-galtung/; “Ucraina-Crimea-Georgia: l’Occidente e la Russia”, http://serenoregis.org/2014/03/14/ucraina-crimea-georgia-loccidente-e-la-russia-johan-galtung/ ; Jan Oberg: “Ucraina: fermare l’escalation e pensare la pace”, http://serenoregis.org/2014/05/22/ucraina-fermare-lescalation-e-pensare-la-pace-jan-oberg/ ; “Ucraina – Che cosa vorresti saperne?”, http://serenoregis.org/2014/03/07/ucraina-che-cosa-vorresti-saperne-jan-oberg/ .

11 Nonviolenza: negativa e positiva http://serenoregis.org/2011/06/30/nonviolenza-negativa-e-positiva-johan-galtung/

Una replica a “Antica come le colline (III) – Nanni Salio”

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