Libro nero del commercio di armi – Recensione di Enrico Peyretti

Immagine x rec. di PeyrettiJürgen Grässlin, Schwarzbuch Waffen Handel. Wie Deutschland am Krieg verdient, Heyne, € 14,99 www.heyne.de; anche in e-book – Libro nero del commercio di armi. Come la Germania guadagna sulla guerra)

Le armi si cercano le guerre

    L’Autore, docente di scuola e studioso della produzione di armi in Germania, ha presentato questo suo grosso libro (quasi mille pagine di documenti! tra i quali biografie degli industriali di armi) nel convegno «Nie wieder Krieg» (Mai più la guerra), a Bolzano, il 4 ottobre 2014. Ho preso appunti dalla traduzione.

    La Germania vende armi, magari per uso duale (civile-militare), a dittature. L’arma più micidiale: due navi da guerra atomica regalate ad Israele. In Somalia – dove c’è un medico ogni 40.000 persone -, in Kurdistan, ci sono vittime di fucili tedeschi. Jürgen Grässlin ha le interviste di 220 persone vittime traumatizzate da armi tedesche.
In Germania sono state fatte 3.000 conferenze di base per chiedere: «Perché facciamo questo?».  L’87% dei cittadini tedeschi vuole lo stop alle armi, ma i governi non vogliono. I produttori di armi riforniscono qualunque stato paghi. Noi contrari collaboriamo con i movimenti disarmisti inglesi. Affiggiamo sulle fabbriche di armi l’insegna «Chiudere invece di sparare». Una sola fabbrica fa milioni di vittime.
I partiti cristiani appoggiano apertamente il mercato delle armi, ma tanti cristiani ci forniscono informazioni, dice
Jürgen Grässlin. Il quale aggiunge: «Sono stato più volte denunciato, dal 2005, e ho vinto tutti i processi. Adesso denuncio io le imprese e confido di vincere: la pena minima è di due anni di prigione».
La Germania esporta illegalmente fucili in Messico. Dal 2011 al 2013 il governo tedesco ha più che raddoppiato l’esportazione di armi. 63 morti su 100 sono uccisi da armi «leggere»: fucili e pistole. Ditte tedesche collaborano con la italiana Beretta. Germania e Italia sono tra i primi produttori al mondo.

    Angela Merkel è la prima responsabile. I tre motivi del commercio di armi sono questi: profitto, profitto, profitto. I tedeschi forniscono armi all’Arabia Saudita (le è concessa una licenza di fabbrica), che è il secondo paese nella persecuzione dei cristiani. Le stesse armi sono vendute a tutte tre la parti del conflitto interno in Libia.
«Le armi si cercano le guerre», afferma con forza
Grässlin. Esse hanno un ciclo di vita di 50 anni: quelle date ora ai peshmerga dove riappariranno? Il 63% dei tedeschi era contrario a questa consegna. Mercedes e Fiat sono grandi produttori di veicoli da guerra.
Che fare? In Germania è possibile l’«azionista critico»: basta possedere una azione della impresa di armi e si ha diritto di parola per 10 minuti in assemblea. «Azione-grido» è un’associazione tedesca che fa questo, in collegamento con altre associazioni. Per il 2015 esigiamo: «Chiudere le frontiere per le armi. Aprire le frontiere per le persone».
La Deutsche Bank è il più grande sostenitore del mercato di armi. Ci sono solo quattro banche che non investono nel mercato di armi. 

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