Antica come le colline (II) – Nanni Salio

Pubblichiamo a puntate la prefazione scritta da Nanni Salio al volume di Michael Nagler, Manuale pratico della nonviolenza. Una guida all’azione concreta, pubblicato nel novembre del 2014 dalle Edizioni Gruppo Abele. Il libro è acquistabile in libreria oppure on-line qui.

II parte | Una mappa

Per cercare di definire che cosa intendiamo per nonviolenza, possiamo cominciare da un approccio molto semplice mediante alcune variabili che ci aiutano a costruire una mappa (fig.1). Sull’asse verticale indichiamo un approccio individuale (in alto) o collettivo (in basso), mentre sull’asse orizzontale indichiamo la dimensione religiosa (a sinistra) e quella politica (a destra).

In ciascuno dei quattro quadranti possiamo rappresentare sia temi, sia esperienze che si sono sviluppati nel passato o sono presenti tuttora. Otteniamo non una definizione, ma un quadro quasi fotografico. I due quadranti a sinistra rappresentano la nonviolenza spirituale, di principio, quelli a destra la nonviolenza politica, pragmatica. I grandi maestri della nonviolenza hanno saputo agire tenendo insieme tutte quante queste dimensioni.

Nel quadrante in alto a sinistra (individuale-religioso) la nonviolenza assume un carattere prevalentemente di natura esistenziale e filosofico, mentre in quello in basso a sinistra (collettivo-religioso) rientrano le grandi religioni che hanno tutte quante, in misura maggiore o minore, un contenuto di nonviolenza più o meno esplicitato e più o meno praticato. Jainismo e Baha’i sono le due religioni che si richiamano più direttamente alla nonviolenza.

Tutte le principali religioni (islam, cristianesimo, ebraismo, induismo, buddhismo) esprimono un contenuto di nonviolenza, che pur essendo stato più volte trascurato, calpestato, costituisce una dimensione fondamentale di ogni civiltà e cultura ed è pertanto indispensabile riscoprirne la presenza in ciascuna religione.

 

individuale

mappaNV
Figura 1

Passando ai due quadranti della nonviolenza politica, possiamo ricordare come caso significativo a livello individuale Pietro Pinna, che nel 1949 con il suo rifiuto di prestare il servizio militare diede inizio alle lotte per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza. (5) Da solo, ebbe il coraggio, nell’Italia di quegli anni, di rifiutare la divisa. Alcuni avrebbero potuto considerarlo un visionario, un folle, la cui azione era priva di significato. Invece, dopo 23 anni il suo gesto di disobbedienza civile si traduce in una legge dello stato. Il movimento degli obiettori di coscienza nasce, in Italia, proprio dal suo rifiuto, e produce, nell’arco di due decenni, un risultato politicamente concreto.

Infine, nel quadrante in basso a destra ci sono i movimenti nonviolenti, che operano con continuità nel tempo, con alti e bassi e risultati più o meno positivi. Di questa area, che si propone obiettivi politici di cambiamento radicale della società, fanno parte vari gruppi, tra i quali in Italia, oltre ai due movimenti storici, MIR- Movimento Nonviolento, ricordiamo i Beati Costruttori di Pace, Pax Christi e l’Associazione per la Pace.

Oltre alle lotte per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza e contro gli euromissili, tra la fine degli anni 1970 e i primi anni 1980, dobbiamo ricordare le manifestazioni di massa contro l’invasione dell’Iraq da parte degli USA svolte nelle principali capitali mondiali, con una partecipazione stimata in oltre una decina di milioni di persone: la nascita della “seconda potenza mondiale”, secondo un editoriale un po’ enfatico del New York Times; oppure l’ennesima protesta finita senza risultati concreti, secondo i critici pessimisti.

Contestualmente alle lotte contro il militarismo, sono andate crescendo di numero e di intensità quelle sui conflitti ambientali e sociali, un po’ ovunque nel mondo. Il movimento NO TAV, che conduce una lotta da oltre vent’anni con tecniche prevalentemente nonviolente, e i movimenti contro la privatizzazione dell’acqua, per la sovranità alimentare e per i beni comuni sono alcuni degli esempi più significativi di lotte nonviolente su temi sia ambientali sia di giustizia sociale. (continua…)

Nota

5 Pietro Pinna, La mia obbiezione di coscienza, Edizioni del Movimento Nonviolento, Verona 1994.

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