Dah Teater: raccontare la verità per costruire un mondo migliore – Vesna Scepanovic

presenceDa quasi venticinque anni un gruppo teatrale indipendente lavora a Belgrado per ricucire gli strappi del passato e per restituire una società finalmente pacificata.

«I grandi maestri hanno detto che i primi passi di un gruppo decidono il suo destino. Il nostro primo spettacolo traccia cosi il nostro futuro percorso»: è il 1991 e a Belgrado i venti di guerra soffiano fortissimi. Le registe Jadranka Andjelic e Dijana Miloševic hanno appena fondato Dah Teater e stanno lavorando al loro primo progetto per la scena, I doni dei nostri avi, ma, di fronte al precipitare della situazione del loro paese, le artiste decidono di dedicarsi a un altro lavoro, ispirato alle poesie di Bertolt Brecht e significativamente intitolato Questa confusione di Babilonia. Lo spettacolo viene allestito all’aperto, nel centro di Belgrado, sfidando apertamente il divieto di pronunciare la parola “guerra”. Lo scoppio del conflitto nella oggi ex Jugoslavia costringe le due registe – affiancate dall’attrice Maja Vujovi? – a dirigere la propria ricerca teatrale su una strada inevitabilmente tracciata dall’urgenza, cercando costantemente di rispondere a una domanda che Dijana Miloševi? tuttora si pone, ossia «quali sono le responsabilità e i doveri dell’artista nei tempi bui della violenza e sofferenza umana». Una scelta poetica e “politica” che contraddistingue non soltanto gli spettacoli messi in scena nel corso di questi anni, ma altresì le molte attività che la compagnia – conosciuta e apprezzata anche all’estero – è riuscita a mettere in campo. Nel 1993 – anno in cui entra a far parte del gruppo l’attrice Sanja Krsmanovi? Tasi? – viene appunto fondato il Centro Ricerche del Dah Teater (DTRC), allo scopo di ideare e realizzare un articolato programma di laboratori, seminari, residenze con ospiti stranieri e festival. Un luogo dinamico che testimonia di come la compagnia abbia saputo divenire un punto di riferimento importante nella vita culturale del proprio paese e non soltanto, come dimostrano i progetti realizzati da Dah Teater fuori dalla Serbia.

presenceAlla ricerca dell’universalità

L’estate appena trascorsa il gruppo è stato in Italia, ospite a Torino del festival delle Colline Torinesi (in collaborazione con Teatro a Corte e Fondazione Live Piemonte dal Vivo) e a Spoleto dell’Umbrian Open Festival. Lo spettacolo proposto è stato La presenza dell’assenza, frutto dell’ascolto dei racconti delle donne bosniache, serbe e kosovare e dedicato alla difficoltà di accettare la scomparsa delle persone care. Una storia, nondimeno, non soltanto «balcanica, ma universale, che capita purtroppo in molti luoghi». E, d’altronde, lo spettacolo non vuole descrivere unicamente la realtà dei Balcani bensì, ricorrendo anche a materiali raccolti in altri contesti, analogamente segnati dalla violenza come l’Argentina dei desaparecidos, offrire teatrale realizzazione alla convinzione che «la storia ci insegna che l’unico modo per guarire una società dalle atrocità che ha vissuto, è quello di passare attraverso il doloroso ma inevitabile sforzo di raccontare la verità». Non a caso, dunque, il laboratorio condotto a Spoleto da Dijana Miloševi? era incentrato sul necessario passaggio «dalla storia individuale alla storia collettiva». L’essenza era quella di «proporre la nostra storia personale con un insieme di tecniche artistiche», affinché potesse acquistare universale efficacia. Un procedimento analogo è alla base di un progetto, intitolato La città invisibile, che la compagnia ha già allestito in Inghilterra, Macedonia e Norvegia, e che a settembre ha realizzato all’interno del festival Girovagando a Sassari. L’intero spettacolo si svolge su un autobus che connette varie parti della città coinvolta. Il punto di partenza è dimostrare la possibile coesistenza di differenti culture ed etnie ma l’obiettivo primo è quello di spiegare come xenofobia e nazionalismo possano condurre a conflitti devastanti. A Sassari Dah Teater ha lavorato sugli aspetti interculturali della città, mescolando i propri attori – cui è stato demandato il ruolo di “guida turistica” – a attori, danzatori e musicisti locali. Parallelamente a questi progetti, così come a quelli messi in atto in patria, da qualche anno il gruppo collabora con alcuni artisti statunitensi alla realizzazione di Plava Planeta (Pianeta blu), un lavoro articolato in varie fasi, che si sono svolte a Chicago, Belgrado e Atlanta. Dijana Miloševi? spiega che «il tema principale è la catastrofe naturale. Nel corso dell’ultima inondazione in Serbia abbiamo conosciuto storie personali di umanità, aiuto e cooperazione eccezionali. Lo spettacolo verrà presentato nel 2015 e sarà realizzato in serbo e in inglese, come la maggior parte dei nostri spettacoli». Il focus è incentrato sull’azione delle élite politiche che, in Serbia come negli Stati Uniti, paiono interessate maggiormente alla costruzione del «panico non impegnandosi nella ricerca di soluzioni al problema».

Fare teatro nella ex Jugoslavia

È evidente come la poetica di Dah Teater sia stata da sempre incentrata sul rapporto fra individuo e società: così, nel 1999, mentre ancora perdurava il conflitto in Kosovo, è stato il primo gruppo serbo a partecipare al Festival di Mostar, durante il quale si esibì insieme a compagnie croate e bosniache, un «gesto di importanza storica». Una necessità di ricostruire il tessuto sociale e culturale frantumato dal conflitto che Dijana Miloševi? e i suoi compagni non dimenticano mai, come testimonia la recente coproduzione realizzata con gruppi macedoni, kosovari e bosniaci. Certo le difficoltà sono molte, poiché «queste collaborazioni si realizzano ma senza il sostegno dei governi». La Serbia, così come gli altri stati nazionali nati dalla disgregazione della ex-Jugolsavia, appare « uno stato altamente traumatizzato che lotta contro la pesante eredità delle guerre degli anni ’90, un paese che non ha abbastanza forza e volontà politica di confrontarsi con il passato e di accettare responsabilmente quel che è stato fatto. Ciò crea una grande divisione nella società serba, in cui esistiamo anche noi, che pensiamo che bisogna soprattutto parlare pubblicamente, capire e ricercare la verità, come anche processare i colpevoli. Ma quello che è più importante è proprio che le persone capiscano che quello che è successo, che il passato ha un peso pazzesco e che influenza negativamente le generazioni future. Esistono anche quelli che non vogliono vedere né accettare la nostra responsabilità negli anni ’90 e la loro retorica si conclude nell’espressione “tutte e tre le parti sono responsabili – è stata la guerra”». Un contesto in cui il teatro continua a giocare un ruolo “civile” fondamentale, creando «uno spazio nel quale è ancora possibile il dialogo, in cui le persone di idee differenti possano ascoltarsi proprio perché condividono lo stesso tempo e spazio». Non risulta così velleitario il motto che da sempre guida il lavoro di Dah teater, ossia «alla distruzione e alla violenza nella società contemporanea ci possiamo opporre solamente creando senso». Per gli artisti della compagnia continuare a esistere è un imperativo allo stesso tempo etico e artistico: l’impegno politico si coniuga alla sperimentazione scenica – il costante lavoro sul corpo, l’invenzione di una drammaturgia fortemente carnale ed evocativa. Così, Dijana Miloševi? rivela che in questo periodo avverte il bisogno di occuparsi della figura di Antigone e della cultura della resistenza, valore di cui, afferma «abbiamo dimenticato il potere». E aggiunge: «Tra poco Dah Theatar compierà venticinque anni – un quarto di secolo. Abbiamo superato diverse fasi e vissuto molte trasformazioni. Esistiamo con enormi difficoltà, ma esistiamo. Il nostro teatro è socialmente consapevole, presente nel tempo nel quale vive e nella comunicazione con la società». Con un sorriso sincero, che esprime apertura ma anche determinazione, Dijana conclude «la forza del teatro consiste nel raccontare la verità – una lotta contro i mulini a vento, creando quel mondo impossibile che sogniamo».

Ha collaborato Laura Bevione

Pubblicato su hystrio | ottobre novembre 2014

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