ISIS: Negoziato, non bombardamento – Johan Galtung

Altri bombardamenti insensati di musulmani, altre sconfitte per USA-Occidente, altri movimenti di tipo ISIS, altra polarizzazione Occidente-Islam. Qualche via d’uscita?

ISIS, Stato Islamico d’Iraq-Siria, s’appella al desiderio vibrante del Califfato” scrive Farhang Johanpour in una rubrica sull’IPS. Per il Califfato Ottomano con il Sultano come Califfo – l’Ombra di Dio in Terra – dopo le vittorie del 1516-17 ovunque fino al crollo sia dell’Impero sia del Califfato nel 1922, per mano degli alleati Inghilterra-Francia-Russia.

Immaginiamo il crollo del Vaticano, non del cattolicesimo, per mano di qualcuno, cristiano protestante od ortodosso, vale a dire anglo-americani o russi, oppure di musulmani. Un centro in questo mondo per la transizione al prossimo, capeggiato da un papa, successore apostolico dello Spirito Santo, un’emanazione di Dio nei cieli. Immaginiamocelo sparito. E immaginiamo che coloro che avevano determinato il crollo abbiano la tendenza a bombardare, invadere, conquistare, dominare i paesi cattolici, uno dopo l’altro, come dopo 2 guerre dei Bush in Afghanistan-Iraq, 5 guerre di Obama in Pakistan-Yemen-Somalia-Libia-Siria, e “operazioni speciali”. Non saremmo forse in grado di prevedere [1] un intenso desiderio del Vaticano, e [2] un estremo odio per i perpetratori? Fortunatamente, non è avvenuto.

Ma è avvenuto in Medio Oriente: lasciando un trauma alimentato dall’uccisione di centinaia di migliaia di persone. L’accordo Sykes-Picot / Inghilterra-Francia del 16 maggio 1916 portò al crollo, con le loro ben note quattro colonie, la meno nota promessa da Istanbul alla Russia (!), e alla dichiarazione Balfour del 1917 che offriva parti di terre arabe come “patria nazionale per il popolo ebreo”. Johanpour cita Churchill: “Vendere un appezzamento di terreno, non di loro proprietà, a due popoli contemporaneamente”.

Le colonie mediorientali combatterono l’Occidente con colpi militari per l’indipendenza; Kemal Atatürk era un modello. La seconda liberazione è l’islam militante – la Fratellanza Musulmana, la FIS-Federation Islamique de Salvation in Algeria, ecc. – contro dittature militari-laicali. L’Occidente ha preferenza per il militare; l’ordine contro la storia.

La bramosia non può essere fermata. L’ISIS è solo una possibile espressione, sebbene eccessivamente brutale. Però, un danno e una distruzione da parte di Obama e alleati sarà seguita da una dozzina di ISIS fra 1,6 miliardi di musulmani di 57 paesi. Un po’ di maneggi politici militari oggi, un po’ d’ “addestramento” qui, combattimenti là, bombardamenti ovunque, sono solo increspature su un’ondata crescente.

Questo si concluderà con un califfato sunnita prima o poi. E inoltre, il califfato perduto e bramato, se Israele non fosse stato premiato con una “patria nazionale”. C’è questo dietro parte della disperazione USA-Occidente. Qualche soluzione?

La via d’uscita sta nel cessate-il-fuoco e nel negoziato. Sotto l’egida ONU, con pieno supporto del Consiglio di Sicurezza ONU. Per guadagnare tempo, si passi a una strategia militare difensiva, a difesa di Baghdad, dei curdi, degli sciiti e altri [minoritari] in Siria e Iraq. Problematico per gli USA, quindi forse qualche altro membro della coalizione può far di meglio, lasciando Baghdad agli USA. Dopo tutto, la locale ambasciata USA dev’essere molto attraente come sede del Califfato.

La posizione storico-culturale-politica dell’ISIS e dei suoi successori è forte; l’Occidente è debole, anche economicamente. L’Occidente non può offrire il proprio ritiro in cambio di alcunché poiché si è già ufficialmente ritirato. Può però offrire riconciliazione, sia nel senso di ripulire il passato e aprire il futuro. È una politica – nota come “apologismo” negli USA, difficile da perseguire. Ma l’onere del Sykes-Picot è per una volta non sulle spalle USA, bensì del Regno Unito e della Francia. La Russia se ne tirò fuori dopo la rivoluzione del 1917, ma rivelò la trama.

Il bombardamento, un’atrocità, condurrà ad altre atrocità ISIS. Un Occidente conciliatorio potrebbe cambiare le cose. Una commissione internazionale potrebbe lavorare sul Sykes-Picot e postumi, e aprire il libro con le relative compensazioni. Come principio; l’Occidente non può comunque pagare. Soprattutto, cooperazione futura.

L’Occidente, e qui entrano in gioco gli USA, potrebbe far sì che Israele restituisca la Cisgiordania, eccetto piccoli cantoni, le Alture del Golan, e Gerusalemme-Est come capitale palestinese – o altrimenti, guai! – risparmiando ad arabi e israeliani un‘orribile lunga guerra.

Ciò sarebbe decenza, lucidità mentale, razionalità; la questione è se l’Occidente possegga tali qualità. La prognosi è fosca.

C’è l’immagine di sé infallibile anglo-americana, un dono all’umanità, un tantino rude talvolta nel civilizzare i testardi, ma non debole. Se non scusarsi, almeno potrebbero desiderare di non aver fatto la loro politica nella regione dal 1967, diciamo. Nessun segno di ciò.

Questo per la disponibilità. Ma l’Occidente ne ha la capacità? Sanno come riconciliarsi? Dopo che Portogallo e Inghilterra conquistarono la rotta marittima per l’Estremo Oriente e l’Africa Orientale intorno al 1500, stabilendosi infine a Macao e Hong Kong [rispettivamente], dopo la prima e la seconda Guerra dell’Oppio fra il 1839 e il 1860 in Cina, terminate con le forze anglo-francesi che bruciarono il palazzo imperiale a Pechino, forse che l’Inghilterra ha utilizzato il “passaggio” di Hong Kong [alla Cina] per riflettere sul passato? Non una parola dal principe Charles.

La Cina avrebbe potuto spianare quelle due colonie – ma non l’ha fatto. Poiché l’Islam ha la rappresaglia fra i suoi valori, l’Occidente può esserci dentro per un bel po’.

Schiavitù, colonialismo, imperialismo. Si sta aggiungendo il mio paese, la Norvegia, accusato da paesi caraibici di complicità nella schiavitù; è alla sua quarta guerra dal 2001. Eppure la minuscola opposizione non ha alternative.

Le Nouvel Observateur elenca i “groupes terroristes islamistes” al mondo: Iraq-Siria, Libano, Palestina, Libia, Algeria, Mauritania, Niger, Nigeria, Somalia, Yemen, Pakistan, Indonesia, Filippine, Uzbekistan, e Cecenia. I gruppi, di questi singoli paesi, sono cresciuti da circostanze locali analoghe. Immaginiamo che condividano sempre più quel vivo desiderio di un califfato; l’Impero Ottomano copriva molto più che il Medio Oriente, con aree non trascurabili in Africa e Asia. E arrivano altri gruppi. Invincibili.

Immaginiamo che la Turchia stessa condivida quel sogno, forse sperando di averci un ruolo di primo piano (il primo ministro, Davutoglu, era in passato un accademico superbo, specialista sull’ Impero). Potrebbe essere quella la ragione per cui la Turchia non si unisce davvero, a quanto sembra, a questa crociata anti-ISIS?

L’Occidente dovrebbe essere realistico, non “realista”. Passi alla razionalità.

 

13 ottobre 2014

  1. Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis

  2. Titolo originale: ISIS: Negotiation, Not Bombing

  3. https://www.transcend.org/tms/2014/10/isis-negotiation-not-bombing/

2 Risposte a “ISIS: Negoziato, non bombardamento – Johan Galtung”

  1. Stati Uniti e Europa (Francia Inghilterra) non sanno negoziare. Ecco il problema. La crisi Cuba senza un intelligente e paziente processo negoziale tra le due potenze si sarebbe risolta in una prima guerra mondiale nucleare. L'abilità diplomatica dei negoziatori americani, russi e vaticani e l'intervento di Papa Giovanni XXIII

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