Non sono contenta…

Non riesco a esultare per la notizia che riporto qui sotto. Come sa chi mi legge da tempo, non sono una fautrice della raccolta differenziata, nel senso che preferisco adoperarmi per non produrre rifiuti alla fonte, piuttosto che cercare soluzioni per differenziarli alla foce (del fiume/mare in questo caso). Comunque sia, forse, ora che l’isola di plastica c’è, è bene che qualcuno abbia inventato un metodo per eliminarla. Non posso fare a meno di pensare, tuttavia, che anche l’operazione per ripulire l’oceano dalla plastica è tecnologica, produrrà rifiuti a sua volta, significherà andare fin là con mezzi, uomini, strumenti, plastica (!), che mentre la «soluzione» lavorerà consumerà carburante (rimuoverà in 10 anni (!) quasi la metà della plastica. Nel frattempo se ne formerà dell’altra e così viacosìvia…), o comunque produrrà «qualcosa», per togliere «qualcos’altro». Esattamente come il riciclaggio della plastica, della carta, del vetro e dei rifiuti indifferenziati e inceneriti. Perciò, teniamo sempre bene a mente che «il rifiuto migliore è quello non prodotto» e leggiamo, senza entusiasmarci e soprattutto senza lasciare che nelle nostre menti si insinui l’insano (scusate l’accrocchio fonetico) pensiero: «Bene, ora sappiamo come ripulire l’oceano dalla plastica, quindi possiamo continuare a buttare il flacone dell’olio solare finito giù dalla barca» (con cui siamo andati a «stare nella natura» (!!!).

Personalmente non darò dei soldi a quest’impresa. Preferisco contribuire col danaro comperando prodotti sfusi, magari facendo più strada per trovarli, e più fatica (ricordarmi di portare la bottiglia vuota per riempirla, portare a casa un peso maggiore, usarne di meno perché costa di più…). Mi sembra una soluzione più «forte» che mettere mano al portafoglio e «fare una donazione». C’è sempre il rischio di sentirsi la coscienza a posto e non occuparsi dell’unica soluzione vera: modificare il proprio stile di vita.

«Ha raccolto oltre un milione di dollari in 40 giorni e viaggia spedito verso l’obiettivo prefissato: due milioni di dollari in 100 giorni. L’artefice dell’impresa si chiama Boyan Slat, un diciannovenne olandese che studia ingegneria aerospaziale e con un grande amore per il mare. La sua “missione” è riuscire a ripulire gli oceani dalle tonnellate di plastica che li soffocano, tramite la sua invenzione che come uno «spazzino dei mari» convoglia i rifiuti sfruttando le correnti, plastica inprimis.

Da qui parte la campagna di raccolta fondi per testare la tecnologia su vasta scala e avviare nel giro di tre/quattro anni il primo progetto pilota, che intende “attaccare” la Great Pacific Garbage Patch, la mega-area di immondizia nel Pacifico fra le Hawaii e la California. L’invenzione, presentata nel 2012 quando Boyan aveva 17 anni, è stata testata nelle Azzorre e supportata da un recente studio di fattibilità […]. Il risultato è promettente: l’idea pare sia fattibile e potrebbe rimuovere in dieci anni quasi la metà della plastica dalla gigantesca Great Pacific Garbage Patch, oltre ad essere 33 volte meno costosa dei metodi convenzionali di pulizia. […] Il suo “spazzino dei mari” si chiama Toc: funziona impiegando delle barriere galleggianti, simili a quelle usate per arginare le perdite di petrolio, che catturano i rifiuti in acqua senza arare i fondali e disturbare i pesci. L’immondizia viene convogliata in un impianto, che tritura i rifiuti prima che vengano recuperati in un container. Il sistema non può catturare micro-plastiche, le più dannose per gli animali e tutta la catena alimentare, perché troppo piccole, ma la grande massa di macro-plastica da cui queste hanno origine sì. Quindi “Toc potrebbe prevenire un aumento di venti volte della diffusione delle microplastiche” ha twittato Boyan […]».

La raccolta fondi dell’impresa, che si può seguire in diretta sul sito web www.theoceancleanup.com, è semplice e per tutte le tasche: sia va da un contributo di 4 euro e mezzo per raccogliere fino a 1 chilo di plastica, passando a 23 euro per 5 chili, fino a 550 euro per 120 chili. […]. Già 22mila persone hanno creduto nel sogno di Boyan: per loro e per tutti quelli pronti a dare il loro sostegno, la speranza è che si trasformi in realtà.

13 luglio 2014

Fonte: www.lastampa.it/2014/07/12/multimedia/scienza/ambiente/un-milione-di-dollari-in-giorni-per-lo-spazzino-dei-mari-oaWSyZToeXqkBlm5ZlCRXM/pagina.html

 

 

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