Israele conta i danni dei 50 giorni di guerra a Gaza – Shir Hever

Il prezzo economico pagato

Il governo israeliano ha pagato un alto prezzo economico per il suo attacco contro Gaza di quest’estate – ciò lo sconsiglerà dal continuare con i suoi periodici bombardamenti contro la Striscia?
In Israele le proteste sociali nell’estate del 2011 e del 2012 hanno lasciato il segno sulla scena politica. I politici che sono entrati in parlamento promettendo che avrebbero migliorato lo standard di vita sono d’accordo sul fatto che i fondi per i servizi sociali fondamentali dovranno venire dall’enorme budget israeliano per la difesa.
L’OCSE ha già osservato che nessun altro Stato membro dell’organizzazione presenta una differenza così grande tra la spesa pubblica totale in rapporto al PIL (in cui Israele è leggermente al di sotto della media) e la spesa sociale totale (nella quale Israele è al livello più basso). La differenza [tra spesa totale e spesa per i servizi sociali. N.d.Tr.] è il costo delle spese militari e per la sicurezza. I dati ufficiali sulle spese militari israeliane parlano di circa il 6% del PIL che va alla difesa, rispetto a circa l’1% della maggior parte degli Stati europei e il 4,5% degli USA. Questi numeri non includono neppure le enormi spese per le forze di polizia israeliane, per il sistema carcerario e per le compagnie della sicurezza privata.
Nel maggio 2014, il dibattito sui tagli al bilancio della difesa ha raggiunto il livello più alto. Giornalisti di prestigio e politici sperimentati hanno sostenuto che quando il ministro della Difesa si trova con le spalle al muro, sembrano venire in suo aiuto minacce alla sicurezza e scoppia un conflitto. E’ esttamente ciò che è successo quando, in risposta all’uccisione di tre coloni israeliani, l’esercito ha lanciato una massiccia invasione della Cisgiordania, che è sfociata nel luglio-agosto 2014 in un attacco contro la Striscia di Gaza noto come “Margine protettivo”, che è durato 50 giorni. La guerra ha avuto l’effetto voluto: il dibattito sui tagli al bilancio della Difesa non è più all’ordine del giorno. La domanda è solo di quanto aumenterà [il bilancio della Difesa.N.d.Tr.]. Il primo ministro Netanyahu ha detto chiaramente che le necessità militari riceveranno parecchi miliardi in più.
La guerra con Gaza è stata iniziata dal governo israeliano, ma si è dimostrata disastrosa per l’economia israeliana. Durante i 50 giorni di scontri, l’esercito israeliano ha colpito la Striscia di Gaza e ucciso circa 2.200 palestinesi, molti dei quali civili disarmati. Allo stesso tempo i rudimentali razzi lanciati da Gaza e le tattiche di guerriglia utilizzate dai gruppi della resistenza palestinese hanno fatto pagare un pesante prezzo all’economia israeliana. Le linee aeree hanno cancellato i loro voli verso Israele e il turismo è andato in crisi nei mesi estivi, di solito molto affollati. Le fabbriche nei pressi della Striscia di Gaza hanno interrotto la produzione, perchè i lavoratori avevano paura di andare al lavoro. I prodotti agricoli sono andati a male perchè non c’era nessuno a raccoglierli. Gli israeliani, che di solito passano i mesi estivi con bambini irrequieti in vacanza hanno evitato gli ipermercati, con il risultato che i consumi sono crollati. Si stima che la caduta dell’economia israeliana sia costata almeno lo 0,5% del PIL. Il governo si appresta ad offrire parziali compensazioni, ma non sarà facile ottenere i fondi necessari, considerando che si sono riscosse poche tasse nel 2014 a causa della guerra.
Alla luce dei pesanti costi economici, è facile dimenticare che ci sono quelli che fanno profitti con queste guerre. Su tutti, i produttori che riforniscono l’esercito israeliano di armamenti, e che usano la guerra come una pubblicità per promuovere i propri prodotti presso potenziali acquirenti in giro per il mondo. Queste industrie non sono solo israeliane, ma anche americane, inglesi, tedesche ed altre. Mentre i proprietari di queste industrie godono di alti profitti, i cittadini israeliani si ritrovano ulteriormente impoveriti.
Giusto quando le fosche conseguenze economiche della guerra si stavano facendo sempre più evidenti, il ministro della Difesa ha annunciato che avrebbe chiesto un aumento del bilancio per riempire di nuovo di armi gli arsenali svuotati e per prepararsi allla prossima fase del conflitto. La richiesta era di 3 miliardi di dollari. Il Consiglio dei Ministri si è affrettato ad approvato tagli generalizzati – nella sanità, nell’educazione, nei trasporti e nell’edilizia – per finanziare il riarmo. In altre parole, poichè il peso della sicurezza aumenta pesantemente, si prevede che la differenza tra le spese sociali e quelle militari in Israele si allargherà ulteriormente. Alla luce di ciò, non c’è da stupirsi che il 30% degli israeliani abbia risposto ad un sondaggio che se ne andrebbe dal paese se trovasse l’opportunità di emigrare.
Non si deve mai dimenticare che, per quanto pesanti siano i costi della guerra per Israele, la distruzione nella Striscia di Gaza è stata di molto superiore. Il governo israeliano da per scontata la superiorità militare del suo esercito rispetto ai gruppi della resistenza palestinese, e pensava che l’operazione “Margine protettivo” non sarebbe stata diversa dai precedenti bombardamenti e/o invasioni della Striscia di Gaza da parte dell’esercito israeliano nel 2006, 2008 (due volte) e 2012. Israele si aspettava che Hamas, che governa Gaza, avrebbe accettato di buon grado una tregua per porre fine alle stragi solo dopo qualche giorno di scontri, e che le cose sarebbero tornate normali, nel senso che la gente di Gaza sarebbe tornata a dedicarsi alla ricostruzione e a riprendersi, gli israeliani sarebbero tornati alla loro solita routine e le imprese di materiale bellico avrebbero tenuto un’altra fiera espositiva di armamenti per mettere in vendita le armi che erano state testate durante l’attacco.
Questa volta, invece, gli eventi hanno preso un’altra piega. Hamas ha offerto un cessate il fuoco di 10 anni in cambio della fine dell’assedio di Gaza, un’offerta che il governo israeliano ha rifiutato, in quanto non è interessato ad una tregua di 10 anni, che lo priverebbe della possibilità di collaudare nuovi sistemi d’arma. I gruppi palestinesi, con la direzione di Hamas, hanno rifiutato l’offerta israeliana di un semplice cessate il fuoco. Hanno continuato a lottare contro forze preponderanti e nonostante gli incessanti bombardamenti israeliani. La guerra è durata 50 giorni, molto più delle aspettative e dei desideri del governo israeliano, assestando un pesante colpo all’economia israeliana. E’ stata un dura lezione per gli israeliani, la superiorità militare non gli ha garantito la vittoria e non si possono aspettare che i palestinesi rimangano passivi e accettino il loro destino. Il tempo dirà se il governo israeliano oserà lanciare un altro attacco contro Gaza, sapendo che il prezzo economico potrebbe essere così devastante.

Shir Hever è uno studente specializzando presso la Libera Università di Berlino ed economista del Centro di Informazione Alternativa.
(trad. di Amedeo Rossi)

Middle East Eye Lunedì 22 settembre 2014

http://www.middleeasteye.net/

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