La caduta dell’Impero USA – e poi che cosa? – Johan Galtung

È il titolo di un libro pubblicato da TRANSCEND University Press nel 2009, ora in ristampa, e con parecchie traduzioni compreso il cinese. C’erano due sottotitoli indicanti risposte: Successori, Regionalizzazione o Globalizzazione? – Fioritura USA o Fascismo USA?

Qual è la situazione adesso, cinque anni dopo?

Successori? L’UK è militarmente con gli USA per mantenere l’Anglo-America forza mondiale dominante seppure un’ombra di 50 anni fa; la Francia cerca di mantenere la presa sulle sue ex-colonie in Africa; usano la NATO per il sostegno militare e l’UE-Unione Europea per quello politico. Negli imperi le élite locali si mettono in fila per occuparsi delle uccisioni, benché le potenze occidentali debbano per lo più farlo esse stesse.

La Cina è molto attiva economicamente all’estero, il che è in parte violenza strutturale; tuttavia, la componente militare non è stata usata aggressivamente.

La Russia è arrivata all’ “estero prossimo”, al CIS-Comunità di Stati Indipendenti, all’Ucraina; ma per altre ragioni. Il dono della Crimea all’Ucraina nel 1954 fu un errore da correggersi col mutare delle condizioni; e Mosca, non Kiev, propone soluzioni federali per “un paese, due nazioni”. In breve, nessun successore.

Regionalizzazione? . Per l’Islam e la LatinAmerica-Caribe, rispettivamente come OIC-Organizzazione della Cooperazione Islamica e CELAC-Comunità degli Stati Latinamericani e Caribici, lentamente; l’UE si dibatte. L’Unità Africana ha patito una grossa battuta d’arresto con l’eliminazione di Gheddafi; ma l’Unione c’è seppure sotto forte influenza anglo-americana, per esempio, per sgominare Al-Shabah. Ci hanno già provato; forse il dialogo sarebbe meglio dei bombardamenti?

Globalizzazione? No. Lotta fra due blocchi economici; USA-UE per mantenere il dollaro come valuta globale, BRICS-Brasile, Russia, India, Cina, SudAfrica per varie alternative.

Fioritura USA? Nessuna; il 20, 70 o addirittura 99% ha troppo poco o nessun aumento nel potere d’acquisto, quindi la domanda interna è troppo bassa.

Fascismo USA? Sì, indubbio; se intendiamo per fascismo l’uso massiccio di violenza a fini politici. Il fascismo USA assume tre forme: globale con i bombardamenti, l’uso dei droni e le uccisioni mirate ovunque; nazionale con l’uso di armi da guerra sulle linee di faglia razziali e di classe; e poi la NSA-National Security Agency, che spia tutti quanti.

Un’evoluzione profondamente tragica. Un paese così innovativo con null’altro da offrire che macro-bombardamenti, meso-droneggiamenti e micro-cecchinaggio. Percepiamo il complesso militare-industriale all’opera – l’industria delle bombe in prima fila – ma con la presenza frammista anche di intellettuali dubbi:

“Anche se Obama fa pressione sulla Russia perché smetta di fomentare una guerra civile virtuale in Ucraina, cerca di collaborare con Mosca in una campagna diplomatica per costringere l’Iran a degradare il proprio programma nucleare. Pur pressando l’Iran per il suo programma nucleare, si situa sullo stesso versante di Tehran nel combattere un’insurrezione sunnita rampante in Iraq. Anche se manda forze speciali per contribuire a sgominare tali insorti, cerca di aiutare i loro alleati putativi contro il governo siriano lì accanto. Pur difendendo il diritto d’Israele a difendersi contro i razzi di Hamas, ha inviato il Segretario di Stato John Kerry a lavorare con l’Egitto per imporre una tregua – lo stesso Egitto cui Obama ha tagliato gli aiuti finanziari per un po’ perché giunto al potere dopo che i militari rovesciarono il governo precedente” (Peter Baker, “Crises cascade and converge, putting Obama to test” [Le crisi s’accavallano e convergono , mettendo alla prova Obama], INYT, 24 luglio 2014).

Bel lavoro, Baker. La risposta di un’ex-assistente alla sicurezza di Obama, Gary Samore, da una bolla autistica, è meno brillante:

“Come dici, il mondo è in fiamme. La politica estera è sempre complicata. Abbiamo sempre una miscela di interessi complicati. Non è insolito. Quel che è insolito è che c’è questo scoppio di violenza e instabilità ovunque. Rende difficile ai governi affrontarle –”.

Sig. Samore: è tutto di fabbricazione USA, gli USA incontrano se stessi sulla porta.

Washington voleva l’Ucraina nella NATO per circondare ancor più la Russia; USA e Regno Unito fecero il colpo di stato contro [il presidente] democraticamente eletto Mossadegh in Iran nel 1953 dando luogo alla dura dittatura di 25 anni dello shah; il brutale IS-Stato Islamico è un risultato altamente prevedibile dell’invasione USA dell’Iraq nel 2003 con l’uccisione dell’alternativa Baath-Saddam; la situazione siriana è sempre stata più complessa che il solo Assad contro un’opposizione e dovuta molto all’influenza israeliana sulla politica USA; il bombardamento israeliano di Gaza fino al genocidio è in parte di origine USA; la Fratellanza Musulmana è giunta al potere in Egitto per sfilarlo dalla presa USA-israeliana; i militari egiziani sono pagati dagli USA stessi e vogliono entrambi che sia così, dittatura o meno.

Ci sono altri fattori, ma il comune denominatore siamo noi, gli USA.

Cambiate quella politica e il mondo sarebbe più facile da affrontare.

Però, il problema è se Washington è troppo autistica da pensare qualcosa aldilà della sua ossessione per bombardamenti-droneggiamenti-cecchinaggio.

The Guardian del9 luglio 2014: “Il Pentagono sta preparandosi per una frammentazione civile di massa. Si sta militarizzando la sociologia per sviluppare strumenti sociali atti a bersagliare attivisti e movimenti di protesta pacifici”. I militari USA stanno per rivolgersi all’interno, ovviamente per proteggere l’1% bianco che li mantiene.

Inoltre, naturalmente (28 agosto, Internet), la notizia shoccante, non proprio sorprendente: “La polizia israeliana addestra ufficiali di polizia USA e ha uffici di scambio a New York <> Tel Aviv – le forze di polizia USA s’addestrano in Israele imparando come viene soggiogata la resistenza palestinese”.

E cioè con quegli stessi mezzi militari che hanno fatto sorgere i due paesi. Più militarizzati, più disumanizzati e quanto più disumanizzati tanto più letali; nutriti psicologicamente dal razzismo anti-arabo e anti-nero/afro, e dalle pretese di eccezionalismo da parte delle élite al potere.

Una guerra di classe e di razza militarizzata è il peggior approccio possibile. Quello di cui gli USA hanno bisogno è una cooperazione imitativa, solidale, per degli USA migliori; [invece] raccoglieranno paura, apatia, riflusso, vendetta, violenza montante a spirale. Che già fa male all’immagine USA all’estero ed è lungi dal fermare il declino e la caduta dell’Impero USA; anzi accelererà declino e caduta degli USA stessi. Innescheranno una guerra mondiale a mo’ di copertura?

Inoltre, ciò si aggiunge a un altro triste fenomeno negli USA: le sparatorie collettive in aumento in tutto il paese, in termini geografici e sociali, oltre ai soliti omicidi e suicidi, già male quanto basta. L’analisi standard è psichiatrizzare l’assassino, cercandone un profilo e suoi simili nella società per prevenire altre sparatorie.

Un altro approccio si focalizzerebbe sulle sparatorie come un lento suicidio collettivo degli USA incapaci di risolvere i propri innumerevoli problemi, anche solo di affrontarli, al punto che la gente se ne frega, uccide quel che considera il problema, compresa sovente se stessa. La demoralizzazione generale ha tali conseguenze, come il suicidio epidemico alla fine dell’Impero austro-ungarico e oltre, che perdura fino ai giorni nostri.

Addio, USA? Per nulla. Ricomponetevi; smettetela!

 

1 settembre 2014

  1. Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis

  2. Titolo originale:The Fall of the US Empire-And Then What?

https://www.transcend.org/tms/2014/09/the-fall-of-the-us-empire-and-then-what/

Una replica a “La caduta dell’Impero USA – e poi che cosa? – Johan Galtung”

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