Che cosa non mangiamo quest’estate…

Avete presenti le pubblicità che nel periodo estivo inondano (di più) le tv? Ci sono capitani fighissimi che mangiano tonno con un coltellaccio, ri-capitani con divise piene di luccicanti bottoni che insegnano a bambini biondi come si pesca (e come si mangia) il pesce… bene, dimenticate tutto e leggete qua:

Ho visto anche dei gamberetti infelici…

(dalla famosa canzone di Claudio Lolli, Ho visto anche degli zingari felici, in piazza Maggiore…)

La grande maggioranza dei gamberetti che mangiamo […] li allevano in grandi e noiose fattorie acquatiche. […] questo tipo di allevamento industriale dei gamberetti è riuscito a sostenere la nostra crescente domanda di crostacei per tutto l’ultimo quarto di secolo. Ma ora c’è qualcosa che non va: una malattia misteriosa e incurabile sta seminando distruzione negli allevamenti di gamberetti di tutto il mondo, facendo salire i prezzi e minacciando l’approvvigionamento.

Tra gli enormi vassoi da cocktail […], le offerte all-you-can-eat […] e il Martedì degli Amanti dei Gamberetti […], un americano medio consuma annualmente quasi due chilogrammi di gamberetti […] ogni anno, nei soli Stati Uniti, vengono consumati 544 milioni di kg di gamberetti, più del 90 percento dei quali è importato. Nella grande maggioranza dei casi, gli allevamenti sono situati in zone tropicali del mondo, come la Thailandia, l’Indonesia, la Cina, l’India, il Messico e l’Ecuador. Cosa c’è dietro alla crisi dei gamberetti? La sindrome da mortalità precoce, o EMS [Early mortality syndrome] […]: un batterio entra nell’apparato digerente del gamberetto, azzera l’appetito e stimola l’epatopancreas [] a rilasciare una tossina. Mentre l’organo collassa, un secondo batterio attacca. In pochi giorni, il tasso di mortalità nell’allevamento colpito può raggiungere il 100 percento. […] Anche se il batterio responsabile della malattia è stato identificato, nessuno sa come curarla né evitare che si diffonda. […] il professor Donald Lightner, che studia le malattie infettive delle specie allevate in fattorie acquatiche presso l’Università dell’Arizona, […] per la fine del 2013 ha messo a punto un test per rilevarle. “Il test che abbiamo sviluppato può essere usato per identificare partite che sono già contaminate“, mi ha detto al telefono Lightner. Ma senza che vi sia ancora una cura […] l’unica cosa che si può fare è eliminare tutta la partita, in modo simile a quanto accaduto con il bestiame e i maiali durante l’esplosione dell’afta epizootica o dell’aviaria. […]. Anche se il dottor Lightner sostiene che l’EMS non è – per quanto ne sappiamo – pericolosa per l’uomo, la malattia sta avendo delle conseguenze secondarie imprevedibili.

Mangrovie e altre vittime

Alfredo Quarto è il direttore esecutivo del Mangrove Action Project, un’organizzazione che agisce per la conservazione e il ripristino delle mangrovie in tutto il pianeta. Le foreste di mangrovie sono ecosistemi importanti per la protezione delle coste da uragani e tsunami, e riciclano una grande quantità di anidride carbonica. Stando a un rapporto ONU del 2006, tra il 1980 e il 2005, il 20 percento delle foreste di mangrovie del mondo è stato distrutto. Occupando acque pulite in zone dal clima tropicale, le foreste di mangrovie sono un territorio ideale per l’allevamento di gamberetti. Quarto stima che “più di metà delle foreste di mangrovie distrutte dal 1970 ad oggi trovano ragione nello spazio necessario alla costruzione di allevamenti di gamberetti. […] i prezzi crescono, altri paesi stanno sfruttando il momento per trarre profitto dalla crescita della domanda. […] Questa grande crescita vuol dire nuovi allevamenti in nuovi posti. “Gli allevatori di gamberetti si spostano in una zona priva di malattia e dove l’acqua è più pulita – un luogo puro, o quantomeno salubre. Ma facendo così stanno diffondendo un sistema insostenibile per continuare a fare soldi. Si chiama saccheggio – ti sposti da un’area che è stata già devastata e vai creare devastazione altrove”.

Aaron McNevin, a capo della sezione sull’acquacoltura del WWF, dice che l’industria sta pian piano arrivando ad accettare che lo sfruttamento delle mangrovie non è sostenibile né da un punto di vista ambientale né da un punto di vista economico. (Alla lunga, il quantitativo di zolfo normalmente presente nel suolo su cui crescono le mangrovie, una volta portato alla luce ed esposto alla pioggia, produce acido solforico. Per risolvere il problema, gli allevatori devono trattare i loro terreni con grandissime quantità di calcare ad uso agricolo così da riequilibrarne il pH.) Ma ciò non significa che la distruzione delle foreste di mangrovie non sia più un pericolo. “Qui al WWF c’è molta paura, in particolare riguardo al Myanmar e alle coste dell’Africa” ha detto McNevin. “Queste zone sono l’ultima frontiera dell’allevamento mondiale  di gamberetti”.

Sfortuna o avidità?

L’EMS non è la prima malattia a sconvolgere il settore [] E non sarà certo l’ultima. [] Nel settore dell’allevamento dei gamberetti le malattie sono diventate endemiche. È facile dare la colpa alle grandi aziende, ma questi problemi scaturisconodalnostroinsaziabileappetitodigamberettitantoquantodallepraticheconcuiessivengonoallevati. “Sono cresciuto in una famiglia del ceto medio” mi ha detto McNevin prima che concludessimo la nostra telefonata. “All’epoca i gamberetti erano una prelibatezza. Li compravamo solo quando invitavamo a cena qualcuno di importante, o quando volevamo impressionare gli invitati. Oggi, dobbiamo stare attenti alla costante disponibilità di gamberetti. Si va oltre i gamberetti con la salsa cocktail, oltre la pasta con gli scampi. Quando i gamberetti diventano un condimento per gli hamburger, o parte di cibi surgelati da due soldi, bisogna chiedersi: stiamo davvero ammortizzando il costo di produzione?” […]

 

Fonte

www.vice.com

Michael Zelenko, 19 febbraio 2014

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