Unirsi per la pace, costruire una pace sostenibile con valori universali nel centenario della I guerra mondiale – criminalizzando la guerra – Johan Galtung

Discorso programmatico
25^ Conferenza dell’ International Peace Research Association [IPRA]
Istanbul, 11-14 agosto 2014

Abbiamo raggiunto una certa età, a 50 anni; e io sono il solo fondatore sopravvissuto di quel 1964 a Londra, capitale di un’isola nebbiosa nel mare del Nord. Adesso c’incontriamo nella solatia capitale di un altro impero, che collega tre continenti. Uno ha clonato se stesso ovunque; l’altro era più un’umma islamica, una comunità di solidarietà-e-condivisione, con dei millet isole di tolleranza. E ora: lo splendido programma IPRA.

Unirsi per la pace. Ma differiamo forse, siamo in disaccordo? Incredibile fin dove possiamo arrivare se ci identifichiamo e focalizziamo sul buono e positivo di Kiev, Donetsk e Mosca, o di marito e moglie in matrimoni in difficoltà anziché su quanto c’è di sbagliato, e stabiliamo nuove relazioni su tale base. La pace è una relazione, non attributi delle parti. Così pure per le conferenze: focalizziamoci sul meglio del documento, lodandolo; non su quanto c’è di dubbio o mancante.

Costruire una pace sostenibile. La mia formula in A Theory of Peace è:

                 Equità X Armonia
Pace = ———————–
                    Trauma X Conflitto

Quattro radici della pace:

  • per la pace positiva: 1) cooperazione a vantaggio reciproco e uguale, e 2) empatia per l’ armonia del dolore per l’altrui dolore e della gioia per l’altrui gioia;
  • per la pace negativa: 1) riconciliare il trauma, e 2) risolvere i conflitti – evitando la violenza, con abilità.

L’espansione dell’interazione – mediante i mezzi di comunicazione e trasporto – con diritti e doveri ha creato vaste zone con minore violenza diretta. Ma senza equità: più disuguaglianza, più violenza strutturale, e ancor più uccisioni. Identificare la violenza coi proiettili è ingenuo come identificare la malattia coi microbi, perdendo di vista malanni strutturali come il cancro, le cardiopatie; e tralasciando la violenza cronica, come uno stato securitario in un mondo securitario, a cura della National Security Agency (NSA, Agenzia Nazionale per la Sicurezza) USA. Meglio: rendere l’Ucraina una federazione, collegarne l’Ovest e il Nord all’UE e il Sud e l’Est all’Eurasia, con mutua accessibilità per entrambe le parti! E clonare Snowden.

Mediante valori universali. Ne conosco solo due sicuri, basilari nel buddhismo: ridurre dukkha, la sofferenza, e aumentare sukha, la realizzazione (benessere). Emozioni più che valori cognitivi? Sì, quindi più basilari. Pace negativa e positiva. Essere consci del sia l’uno-sia l’altro e del né l’uno-né l’altro, gli ambigui e blandi, più frequenti che o l’uno-o l’altro.

La democrazia? Come governo col consenso dei governati, può darsi; ma non in quanto sistema elettorale statale multipartitico, troppo facilmente corrotto in bancocrazia. Come dialogo per un accordo consensuale in unità più piccole? Ma molti si governano con o propendono per tali unità più piccole, indifferenti a “stati”, “regioni”.

Diritti umani? Sì, se arricchiti con quelli collettivi, i diritti delle popolazioni; ma attenti. Sono eccellenti formulazioni di obiettivi per diseredati, ma molto unilaterali come discorso sui conflitti. Dove sono gli obiettivi dei privilegiati? Solo rimanere al potere? Solo l’intramontabile “se i diseredati emergono ci tratteranno come noi abbiamo trattato loro?” O anche un certo giustificato scetticismo su un ordine alternativo con ex-diseredati al vertice in una democrazia a maggioranza, dato il loro numero? Non lo sappiamo in anticipo; si dia loro udienza – non garantita dai diritti umani. Si risolvano i problemi.

Essere governati da qualcuno di affine a sé? Universale. Anche se l’affine a sé è sgarbato, è meglio della benevolenza di qualcun altro.

Cento anni dalla prima guerra mondiale. Considerare gli spari di Sarajevo del 28 giugno 1914 la causa dell’attacco dell’impero asburgico alla Serbia il 28 luglio trascura l’annessione della Bosnia-Herzegovina da parte dell’Austria-Ungheria nel 1908. I serbi volevano essere governati da loro affini. L’autodeterminazione era la chiave. E neppure si trattò di una guerra mondiale: tutte le battaglie più importanti furono in Europa (17 di esse nella parte franco-belga). Le uccisioni massicce erano così demenziali che gli europei le rifilarono al mondo. Dovremmo piuttosto chiamarla seconda guerra europea, considerando la prima quella napoleonica. La prima guerra mondiale fu, ovviamente, il colonialismo occidentale dal 4 maggio 1493 (papa Alessandro VI) in poi –un’altra atrocità da nascondere.

IPRA cinquantenne. Quel che volevamo nel 1964 erano ricerche per la pace riconosciute come scienza sociale, l’essere associati all’ International Social Science Council (Consiglio Internazionale delle Scienze Sociali) dell’UNESCO, aggirando le università occidentali che si preoccupavano solo del proprio cortiletto. L’ottenemmo. Elise Boulding – ruolo della cultura, donne – molto attiva alla fondazione, che salvò l’IPRA più volte in seguito. Suo marito Kenneth – The Image (titolo di un importante libro del 1961, ndt), pace stabile, evoluzione economica – era fra le quinte e Bert Röling – il più giovane giudice al Tribunale di Tokyo, disarmo, diritto per la pace – divenne il primo Segretario Generale dell’IPRA. E poi Galtung – all’epoca con gli studi sulla salute in parallelo alle idee di pace positiva e negativa.

Eravamo del NordOvest del mondo e l’IPRA si è spostata, come il mondo, verso Est e Sud, con una Delizia Turca e un Diamante della Sierra Leone come segretarie. Prognosi: ci sposteremo verso l’islam e la Cina – l’India ha ancora bisogno di tempo per crescere con il nostro spirito-guida: Gandhi. Poi di nuovo a un più modesto NordOvest, in cerchio, come si deve.

Criminalizzare la guerra. L’assassinio di massa, la dukkha, l’inequità, la disarmonia, il trauma, che conducono alla vendetta, senza risolvere nulla nel lungo periodo. La Pace di Westfalia del 1648 stabilizzò due cristianesimi al prezzo di un sistema statuale con il “diritto alla guerra”. Quel mandato istituzionale deve sparire. Un processo di secoli – jus ad bellum, jus in bello, diritti umani – per porre fuori legge la guerra eccetto che per difesa, il peace-keeping (mantenimento della pace) e l’ “imposizione della pace” (peace-enforcement) – recentemente come Responsabilità di Proteggere (R2P) – apre innumerevoli scappatoie, protette dall’anonimato e dalla collettività. Personalizzare nominando espressamente gli assassini di massa dai politici di vertice sino ai singoli soldati in basso – Norimberga, Tokyo. Individualizzare rendendoli responsabili, forse ispirandosi a quanto si fa con le multinazionali quando si concede un’ amnistia in cambio di confessione-contrizione-compensazione.

E togliere quel mandato dagli innumerevoli massacri del dio abramitico perpetrati mediante i rex gratia dei – re per grazia divina –trasferita allo stato – e mediante la vox popoli vox dei – la voce del popolo è voce di dio – che ha pervertito le democrazie in macchine per uccidere.

Siamo cauti: possono uccidere ancor di più per non essere arrestati. E procediamo oltre con la pace positive e negativa, e combattendo la guerra come male sociale. Ma i tre approcci si sommano. Abbiamo del lavoro da fare.

 

18 agosto 2014
Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis
Titolo originale:Uniting for Peace, Building Sustainable Peace through Universal Values at the Centenary of World War I–Criminalizing War

https://www.transcend.org/tms/2014/08/uniting-for-peace-building-sustainable-peace-through-universal-values-at-the-centenary-of-world-war-i-criminalizing-war/

Una replica a “Unirsi per la pace, costruire una pace sostenibile con valori universali nel centenario della I guerra mondiale – criminalizzando la guerra – Johan Galtung”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *