Niente Gripen! Un successo storico. Quali i meriti del movimento pacifista svizzero?

Il No all’acquisto dei nuovi aerei da combattimento Gripen espresso dal 53,4% dei votanti nella votazione referendaria del 18 maggio è una vittoria importante per il movimento pacifista e antimilitarista in Svizzera, anche se le motivazioni che hanno portato a questo risultato non sono solo di ordine pacifista. È stata la prima volta in Svizzera (e nel mondo ?) che una spesa militare è stata sottoposta e bocciata in un referendum popolare. Una buona parte del merito va attribuito alla pressione esercitata da molti anni dal movimento pacifista svizzero con gli strumenti della democrazia diretta.

Normalmente le spese militari e in particolare gli acquisti di armamenti rientrano nei preventivi dello Stato che il parlamento vota ogni anno e contro i quali non è possibile lanciare il referendum. Per cercare di impedire l’acquisto degli F/A-18 nel 1992, si dovette lanciare un’iniziativa popolare che chiedeva di iscrivere nella Costituzione federale una moratoria per alcuni anni nell’acquisto di nuovi aerei da combattimento. Nel 2013, contro i Gripen si è invece potuto lanciare un referendum, con molte più probabilità di successo di un’iniziativa popolare. È più facile vincere un referendum perchè i No dalle motivazioni più diverse si accumulano. Il 18 maggio ha votato No anche chi era contro qualsiasi spesa pubblica o chi preferiva un altro tipo di aereo o chi voleva dare un segnale contro il ministro della difesa Ueli Maurer e contro il suo partito, l’UDC. È più facile vincere anche perchè il referendum non necessita della doppia maggioranza di popolo e cantoni. Il 18 maggio c’erano quasi 200’000 No in più dei Sì, ma solo 11 cantoni e semicantoni avevano respinto l’acquisto contro 12 che l’avevano accettato. Se fosse stata un’iniziativa, non sarebbe passata.
Per capire come siamo arrivati a vincere il referendum è utile ricordare brevemente le principali tappe che hanno portato alla votazione del 18 maggio.

– Nel 2007 il parlamento stanzia un credito di 8 millioni di franchi per iniziare la procedura in vista dell’acquisto di nuovi aerei da combattimento.

– Nel giugno 2008, il Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSse) lancia un’iniziativa popolare « Contro l’acquisto di nuovi aerei da combattimento » che chiedeva una moratoria fino al 31.12.2019 nell’acquisto di nuovi aerei da combattimento. Le oltre 100’000 firme necessarie sono state raccolte in meno di 12 mesi e l’iniziativa fu depositata nel giugno 2009.

– Nel 2010, dopo aver preso posizione contro l’iniziativa, il Consiglio federale annuncia il rinvio a una data imprecisata « non prima del 2015 » dell’acquisto dei nuovi caccia. Nel rapporto sull’esercito del 1° ottobre 2010, il Consiglio federale afferma che per il momento la flotta di F/A-18 è sufficiente e propone di ridurre gli effettivi dell’esercito a 80’000 uomini e di limitare le spese militari annue a 4,7 miliardi di franchi.

– Il 13 novembre 2010, un’assemblea straordinaria del GSse decide il ritiro dell’iniziativa ma si impegna formalmente a rilanciare una nuova iniziativa popolare o un referendum se l’acquisto di nuovi aerei da combattimento dovesse tornare d’attualità.

– Marzo 2011: una mozione parlamentare chiede di non ridurre gli effettivi dell’esercito a meno di 100’000 soldati, di aumentare il limite delle spese militari annue a non meno di 5 miliardi e di riattivare subito la procedura d’acquisto dei nuovi aerei da combattimento. La mozione viene accolta dalle due camere del parlamento nel giugno 2011, a pochi mesi dalle elezioni federali, grazie ai voti dei deputati PPD e PLR che intendono dimostrare in questo modo che non sono meno favorevoli all’esercito che l’UDC. La procedura di scelta degli aerei viene riattivata.

– Nell’aprile 2012, il Consiglio federale decide di proporre l’acquisto dei nuovi aerei con la creazione di un fondo speciale per il finanziamento. Come lo si può leggere in una delle lettere dell’ambasciatore svedese in Svizzera (rivelate dalla radio svedese), tra i motivi che hanno spinto il Consiglio federale a scegliere una procedura che permette il referendum, vi era la consapevolezza che la decisione sarebbe stata contestata in ogni modo dagli oppositori con un’iniziativa o un referendum e che un’iniziativa (per una moratoria di un decennio) avrebbe allungato di parecchio i tempi della procedura d’acquisto.

– Il 27 settembre 2013, dopo un iter parlamentare particolarmente tortuoso, con esitazioni e rapporti contraddittori, la maggioranza di centrodestra del parlamento accetta la « legge sul fondo Gripen » sottomessa al referendum facoltativo. Per molti parlamentari il prezzo politico di una decisione d’acquisto non sottomessa al voto popolare sarebbe stato troppo alto.

Poi, la raccolta delle firme e la campagna referendaria sono state tutte in discesa. Gli slogan dei favorevoli «La Crimea è dappertutto ! Sì alla sicurezza, Sì all’esercito. Sì ai Gripen» non hanno avuto il successo sperato dalla destra militarista e nazionalista. Ueli Maurer ci ha messo del suo, girando per mezza Svizzera con uno chalet-giocattolo col tetto smontabile e con le sue barzellette sessiste, senza dimenticare il patetico appello del capo dell’esercito Blattmann alla popolazione per rinnovare le scorte alimentari in ogni focolare domestico nell’attesa della guerra più che mai prossima.

Dopo la sconfitta sui Gripen, è probabile che il militarismo svizzero si sottoporrà a un processo di rinnovamento. Una partecipazione alla Nato rimane esclusa per ora ma lo « sviluppo dell’esercito » per far fronte alle « nuove minacce per la sicurezza » è già all’ordine del giorno. Tra i prossimi acquisti previsti ci sono già i droni di fabbricazione israeliana. Le sfide contro la militarizzazione della sicurezza interna non mancheranno.
Ma dopo il 18 maggio, con 22 aviogetti da combattimento in meno, la Svizzera è già un pò diversa.

(Da: Nonviolenza, n. 15, giugno 2014)
… E ora tocca a noi: NO F 35

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