Con che cosa ha che fare la storia – Guardate questa mappa della storia – Johan Galtung


John B. Sparks fece una mappa della storia nel 1931—aggiornata nel 2010 (Metro Books) – una lunga mappa verticale su “popoli e nazioni in 4.000 anni”.

Il tempo, la storia, sta sull’asse verticale, che elenca il quando degli avvenimenti e il dove nello spazio dei popoli e delle nazioni. La carta comincia con i cinesi, gli indiani, gli amoriti (Babilonia), gli egei (minoici e micenei), gli ittiti (in Anatolia), gli iraniani e i greci, prosegue con i romani, i britannici, gli unni (mongoli) e finisce con l’America Latina, gli europei dell’ovest e dell’est (l’UE è assente), il Medio Oriente, l’Africa subsahariana, i russi e gli americani, l’Asia in quanto India, Cina e Giappone; ciascuna parte proporzionata alla sua importanza a quel tempo. Discutibile.

Ma focalizziamoci su qualcosa di cruciale: la forma delle bolle dei “popoli-nazioni” nella storia mondiale, hanno un inizio e una fine?

Grosso modo, proprio così: una nascita da qualche parte in questo spazio-tempo einsteiniano, e poi una morte. Due punti, e fra loro: crescita-maturità/prosperità-declino e caduta. Espansione fino a un massimo, e contrazione a un minimo. La legge di qualunque essere organico? Dato che essi sovente pensavano di poter esistere per sempre, col dono della vita eterna, la storia riguarda grandi aspettative e glorie – e grandi traumi.

Un puntino segna l’inizio dell’Impero Romano; corposo nel medio corso e due punti come fine degli Imperi d’Occidente e d’Oriente. Ma si estende parecchio, oltre la metà della carta.

Si ha la sensazione di un coreografo, un magister ludens da qualche parte, che dica “Il vostro tempo è scaduto; fate spazio affinché possano svilupparsi altri”. Anziché eterni sono stati episodi, compreso l’Occidente, in rapida espansione dal 1492 e cinque secoli dopo in rapida contrazione nell’influenza mondiale.

Ma la mappa mostra due eccezioni a questa regola, proprio i due importanti paesi ora in espansione: Cina e India. Come mai, qual è il loro segreto? – sapendo ovviamente che anch’essi possono contrarsi a due puntini sulla carta in un altro millennio o due.

Tentiamo una spiegazione basata sui concetti di impero e dinastia; gli imperi in espansione e contrazione nello spazio, le dinastie nel tempo. Entrambi si basano su contraddizioni, forze e contro-forze, dialettica; ma negli imperi la dialettica è esterna, nelle dinastie interna.

Gli imperi si espandono mediante un popolo-nazione che ne conquista altri militarmente, economicamente, culturalmente, politicamente (o tutti e quattro con un imperialismo a tutto campo), che si contrae, poi declina e cade, quando la resistenza dei conquistati supera il (la volontà di) potere dei conquistatori.

Le dinastie si espandono e contraggono quando nuove forze – popoli-nazioni, classi – portano nuove visioni al o fuori dal potere. Come per gli imperi, qualcuno ci guadagnerà, qualcuno ci perderà. Ipotesi: quanto più sono uniti quelli che ci guadagnano contro quelli che ci perdono, tanto più durevole sarà l’impero/dinastia.

Ovviamente, qualunque popolo-nazione ha una dialettica esterna con gli altri e una dialettica interna in sé. Ma com’è l’equilibrio fra loro?

Ci sono molte possibilità.

Ai popoli-nazioni conquistati/e può non piacere e possono combattere per anni, decenni, secoli (i serbi contro i turchi cinque secoli, gli arabi contro i turchi quattro secoli e contro l’Occidente un secolo); che estenuano i conquistatori (Israele proprio adesso, e altri non stanno dalla parte dei perdenti).

Ma i conquistatori possono anche essere abbastanza saggi da imparare dai popoli conquistati facendoli sentire a casa propria. L’Occidente non ha imparato quasi nulla per cinque secoli e sta pagando l’amaro prezzo del declino. I turchi non sono stati molto meglio. Invece di essere rinvigoriti dalla dialettica interna con i conquistati, sono stati semplicemente sconfitti.

Ma i popoli conquistati possono anche assorbire e aggiungere alla propria cultura. Si potrebbe discutere la continuità della durevole bolla indiana date le molte volte in cui sono stati conquistati: dai persiani, da Alessandro Magno, dal califfato umayyadico con l’islam e il sultanato di Delhi, dalle invasioni mongole e dall’impero Moghul, con il cedimento all’Impero britannico fino all’indipendenza il 15 agosto 1947 con una partizione devastante.

Questo popolo è una nazione? Sì, quella è l’India, con un discorso culturale abbastanza ricco da conciliare i conquistatori sedimentati l’uno sull’altro, impara e respinge, a favore di conglomerati sempre più ricchi.

E la Cina? Proprio il contrario: imperiale sì, ma solo entro l’”ansa cinese” definita dall’Himalaya, dal deserto del Gobi, dalla tundra e fin dentro il Mar della Cina. Piccoli popoli, trattati anche troppo facilmente. Il resto è dinastia, una dopo l’altra, con crolli, gli Shang e gli Zhou, stati in guerra, i Qin unificatori (221 a.C.) da cui la Cina deriva il nome, e i molto innovativi Han (“cinesi-han”), crollo, i Sui e la dinastia Tang dell’età dell’oro (618-907), crollo e grande umiliazione seppur di breve durata; la dinastia Yuan mongola (1279-1368) con Kublai Khan (e, forse, una visita di Marco Polo). E poi la potente dinastia Ming seguita nel 1644 dalla vacillante dinastia Qing. Fine degli imperatori, poi una repubblica con le dinastie nazionalista e comunista; una dialettica occidentale trasferita in Cina, ma davvero con caratteristiche cinesi. Ed è dove siamo oggi.

Ovviamente ci sono impero e dinastia in tutti e tre. Ma fondamentalmente l’Occidente fu imperializzato durante le dinastie romana e cristiana missionaria (dinamica ancora in corso per gli USA e Israele, con un mandato divino, in attesa di un proprio Illuminismo), poi rivoltosi alla guerra interna sulle “idee” durante le attuali dinastie Illuministe. Fondamentalmente l’India fu imperializzata, ma con dinastie (Mauryan Gupta, Nehru-Gandhi),

E fondamentalmente la Cina fu ed è dinastica.

Morale della (S)storia: se imperializzati, s’impari e ci si arricchisca [culturalmente]. Ma meglio: non si conquisti né si venga conquistati; cooperate, imparate, cercate di guidare saggiamente la vostra dialettica interna – e forse durerete a lungo nel mondo.

Il peggio che potrebbe capitare alla Cina sarebbe cedere alla tentazione di conquistare. Oppure una devastante dialettica speculativa interna. E il meglio sarebbe imparare dal mondo e dalle proprie dinastie – da Confucio ma anche da Lao Tze, da Buddha, e da molti, molti altri.

 

14 luglio 2014

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis

Titolo originale:What Was History About-Look at the Histomap

https://www.transcend.org/tms/2014/07/what-was-history-about-look-at-the-histomap/

Una replica a “Con che cosa ha che fare la storia – Guardate questa mappa della storia – Johan Galtung”

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