Sette vie alla felicità – Johan Galtung

… Potrebbe essere il titolo in inglese di un libro che questo autore ha appena pubblicato in norvegese –Syv veier til lykke (Oslo: Kolofon 2014); con eccellenti foto di Aase Marie Faldalen. E, molto calzante per un libro con quel titolo: è approdato alla lista dei primi10 fra i best-seller, ovviamente al numero 7. Ci saranno traduzioni, ma intanto date una sbirciata.

Perché un ricercatore per la pace, interessato alla teoria e alla pratica della pace, scrive un libro “su come” giungere alla felicità, al benessere? Forse perché la felicità è per la mente quel che la salute è per il corpo e la pace è per i rapporti fra di noi? Forse perché la logica sottostante è la stessa: ci sono fattori positivi e negativi, sanogeni e patogeni per lo stato di salute, paxogeni e bellogeni per la pace; rafforzare, aumentare i primi, indebolire, diminuire i secondi. Il rapporto fra il positivo e il negativo esprime questa idea, da zero all’infinito.

Per la salute: equilibrio fra le parti del corpo e la mente, il fisico e il mentale nella definizione di salute dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ed espandere tale equità con l’empatia verso gli altri – il “sociale” per l’OMS. Ma osservando le tracce croniche delle malattie del passato, e prevenendo e curando le malattie acute –traumi e contagio da fuori, di natura strutturale da dentro.

Per la pace: comportamento equo, cooperativo e atteggiamenti empatici tesi all’armonia; ma guardando ai traumi non riconciliati dovuti alla violenza del passato e all’eventuale violenza di conflitti irrisolti presenti e futuri.

E la felicità, benessere – non estasi – uno stabile senso di gioia per essere vivi? Possiamo sostenere che molto consta di co-felicità, con compagni/coniugi, amici e altri. Un termine adatto in norvegese sarebbe “samlykke” (come in samliv, -eie, -leie) – pur forse un neologismo.

Le vie da 4 a 7: costruire partnership eque – come nelle reti e nelle cooperative invece che come nelle aziende– comprendendo come i propri soci si considerano – temi validi per dialoghi equi! – riconciliare i traumi del passato, e imparare a essere bravi nel risolvere i conflitti.

Ma non tutta la felicità è collettiva; molto è dentro noi stessi, da soli. Le vie da 1 a 3:

– Piaceri negativi: godiamoci i problemi che non abbiamo.

– Piaceri positivi: godiamoci ancor di più quelli che abbiamo.

– Competizione con noi stessi, non con gli altri – ponendoci obiettivi di auto-miglioramento.

Per tutte queste vie la parola chiave è consapevolezza.

La felicità non arriva automaticamente come un regalo se tutte le condizioni esterne sono positive – come una società sviluppata, pacifica. La felicità è uno stato della mente, come la salute è uno stato del corpo, e la pace è uno stato dei rapporti umani. Tutte e tre richiedono lavoro, attenzione e consapevolezza non solo per lavorare meglio ed essere più attenti, ma semplicemente per provare felicità, quel senso di benessere. Decisamente troppe persone, per davvero troppo tempo, si privano della felicità essendo inconsapevoli, con i sensi che scattano solo per l’infelicità, per un certo senso di malessere. Dovrebbero essere capaci di ridurre le cause, ma questo porta solo a un qualche punto zero, non alla felicità.

La classica via n° 1 è per i menomati: godersi tutte le parti del corpo che funzionano! Il sottoscritto, ad esempio, soffre di una menomazione nota come invecchiamento; le gambe non sono forti come un tempo, rendendo conscio il piacere della forza delle braccia e più ancora della mente. Vale per tutti noi, menomati o no. Alcuni dicono “la consolazione del poveraccio”; beh, può darsi, in tal caso i poveri ne sapevano di più della felicità che i ricchi, sempre assillati da quel che può capitare alle proprie ricchezze.

Lo stesso vale, in effetti, per i piaceri positivi. Uno piuttosto basilare: godersi il dono di essere vivi – consciamente, ringraziando chicchessia; stirarsi al mattino, sentendo le linfe vitali, arricciando le dita dei piedi. O giusto un bicchier d’acqua, non solo placando la sete o idratando il corpo, ma sentendo quelle gocce d’oro, magari una a una, godendone. Il sesso, ovviamente, ma anche facendo i propri bisogni, benedicendo ogni volta, dormendo, ristorando il corpo – tutti miracoli.

Molti di essi sono correlati a bisogni umani fondamentali; alcuni, certo non tutti, custoditi come reliquie, canonizzati come diritti umani fondamentali. Non negoziabili. Il secondo capitolo del libro tratta le fonti dei sette percorsi, come l’umanesimo appena citato. Il buddhismo con il suo punto focale sull’auto-miglioramento – competendo con se stessi, non partecipando a una dinamica che produce un mondo di vincitori e di perdenti, particolarmente i secondi – e sulla nonviolenza. Il taoismo con il punto focale sul buono anche nel cattivo (e viceversa) e sull’armonia come risonanza emotiva, soffrendo la sofferenza del compagno, godendone la gioia. E tutti le altre, come il cristianesimo del Cristo, con la sua coscienza e consapevolezza e l’opera samaritana; e il messaggio sempre importante dalla natura come civiltà: diversità e simbiosi, simbiosi equa a beneficio reciproco e uguale; non la catena alimentare, così simile alla catena delle civiltà umane con civiltà che si considerano superiori e distruggono le altre a valle nella catena.

Il messaggio del libro è semplice: agite per queste sette vie, consciamente, lavorateci – non troppo sodo – e sarete ampiamente ricompensati. E pure quelli attorno a voi. Una persona felice ha un sovrappiù emotivo da condividere con gli altri anziché lamentarsi dei deficit – come una persona sana che non parla sempre di malattie reali o immaginarie – come una persona pacifica non sempre preoccupata di vittoria e di dominio e di paranoia securitaria che altri possano vincere e dominare. La vita è troppo preziosa per essere sprecata in infelicità e malessere quando ci sono soluzioni semplici – l’ipotesi del libro – con un certo sforzo.

Il libro ha un capitolo su come i massimi filosofi mondiali concepiscono la felicità, e quel che un importante studio sociologico in Norvegia ha scoperto come correlati alla felicità. Interessanti in sé, ma non un surrogato all’essere un soggetto di felicità, il produttore, senza aspettare definizioni e correlazioni da assorbire, facendone anzi il lavoro.

Quindi, caro lettore: cerca di applicarlo – e poi scrivi un libro migliore!

7 luglio 2014

  1. Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis

  2. Titolo originale: Seven Roads to Happiness

https://www.transcend.org/tms/2014/07/seven-roads-to-happiness/

2 Risposte a “Sette vie alla felicità – Johan Galtung”

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