Il tribunale del bene – Ilaria Zomer

Research Center for mediation and Conflict Transformation
GARIWO

“Volevo raccogliere testimonianze: anche nei tempi più bui della guerra in Bosnia Erzegovina ci sono stati esseri umani che hanno deciso di rimanere tali e di difendere l’umanità altrui anche a costo della propria vita”, così comincia Svetlana Broz, il cui cognome a qualcuno suonerà conosciuto, profondamente jugoslava come il nonno, Josip Broz Tito.

Un interessante workshop intitolato “L’arte di ricordare la pace in tempi malvagi” presso l’associazione Gariwo http://www.gariwo.net è l’occasione per lanciare un progetto. Quante guerre e violenze hanno attraversato e attarversano la nostra società, quanto semplice è costruire la divisione noi buoni/loro cattivi, quanto è facile la costruzione del nemico e quanto è difficile nei tempi più bui, quando la violenza è istituzionalizzata, ormai invisibile, agire scegliendo l’umanità.

Strands of peace, fili di pace, si chiama il progetto che mira a raccogliere le storie di quotidiano coraggio civile, di persone comuni.

“Un modo, anche per valorizzare le vittime, e non lasciarle vittime del vittimismo”, aggiunge Juan che raccoglie storie della guerra civile in Spagna.

Tutte persone che si sono visti tendere la mano da chi doveva essere il loro nemico e che sono in grado di scalfire, con la loro testimonianza, il muro dell’odio e del pregiudizio reciproco.

“Tutto si basa sul contesto”, spiega Juan, ” Io sono una persona anziana, se cado per strada a Madrid e la gente mi soccorre è un gesto di educazione, gentilezza, normale, ma se io con una stella di Davide appuntata sul cappotto fossi caduto a Berlino nel ’39 il gesto di aiutarmi avrebbe assunto tutt’altro valore, sarebbe stato coraggio civile! Sarebbe stato un filo di pace, il collegamento umano che ci lega tutti e che non può essere spezzato mai totalmente. Qualcuno resiste sempre al tentativo di disumanizzare l’altro, questa è la base della disobbedienza civile, che va coltivata contro le violenze in tutte le società, visibili od invisibili che siano”.

Se a raccogliere le testimonianze, poi, sono bambini, studenti, allora l’obiettivo diventa educativo, educare alla fiducia nell’essere umano, all’obiezione di coscienza e al coraggio civile.

“Le persone che testimoniavano erano tutte diverse, donne, uomini, anziani, adulti, istruiti o analfabeti ma tutti avevano in comune un punto fermo: non ci potranno più far credere che gli “altri” sono tutti crudeli, non umani, perchè noi abbiamo la prova che non è così!”conclude Svetlana, “Le testimonianze non prendono il punto di vista di una parte, ma di tutta l’umanità, le testimonianze sono il tribunale del bene”.

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