La fine dell’epoca dell’occupazione a basso costo – Noam Sheizaf

Israele potrebbe presto essere costretta a dire addio alla sua stretta cooperazione con la Autorità Palestinese e la calma relativa che ne deriva.

Il ritrovamento dei corpi dei tre ragazzi israeliani, scomparsi da 18 giorni, unita alle chiamate pubbliche alla vendetta che abbiamo sentito in Israele oggi, potrebbe segnare l’inizio di una nuova epoca in West Bank – un’epoca che è notevolmente meno stabile. Potrebbe non essere una terza intifada, ma non sarà neppure la calma relativa o il coordinamento stretto dal punto di vista militare di cui Israele ha potuto beneficiare negli ultimi cinque o sei anni.

Mentre la rabbia pubblica in Israele è comprensibile, essa potrebbe ora trasformarsi in odiosi crimini o altri attacchi violenti contro i palestinesi. Ci sono già prime notizie di questo tipo, anche se fortunatamente non hanno determinato morti ( al tempo della scrittura dell’articolo, mercoledì invece c’è stato il primo morto a Gerusalemme ndr)

Credo che il governo israeliano non abbia alcun interesse in una violenta escalation del conflitto proprio ora. La retorica nazionalista di Netanyahu si è sempre scontrata con un suo certo indulgere quando si tratta di utilizzare il potere militare; i suoi risultati da questo punto di vista sono migliori di qualunque suo precessore. La situazione più probabile è che Bibi prenda alcune misure molto popolari, mantenendo però la situazione sotto controllo. Il suo obbiettivo reale è ottenere risultati sul fronte diplomatico, sopratutto contro il nuovo accordo per l’unità palestinese. La legittimità della partecipazione di Hamas alla ANP e all’OLP è già stata messa in crisi per via del sequestro, e potrebbe completamente venire meno se Israele sarà capace di presentare prove significative che legano i quadri politici di Hamas con l’assassinio.

Sicuramente gli eventi potrebbero sfuggire di controllo (un giovane palestinese è stato ucciso dall’esercito a Jenin la scorsa notte) ma anche se il governo israeliano non iniziasse una azione militare su larga scala, la vicinanza del sequestro ad altri sviluppi fondamentali quali il collasso del processo diplomatico, la crescente pressione su Hamas a Gaza e il tentativo di formare un governo di unità nazionale Palestinese potrebbero portare ad una nuova epoca in West Bank.

Negli anni scorsi Israele ha potuto godere di una calma senza precedenti in Cisgiordania sopratutto in virtù di una stretta collaborazione con la Autorità Palestinese. L’obiettivo principale della politica della ANP era evitare attacchi nei confronti degli israeliani. Il coordinamento ha raggiunto il suo punto massimo nel 2012, un anno in cui non un solo israeliano è stato ucciso in West Bank. Questa è stata l’epoca dell’”occupazione a basso costo” – mentre la ANP era finanziata dagli Stati Uniti e l’Unione Europea ed Israele beneficiava del loro lavoro.

Un palestinese con cui ho parlato l’ha chiamata “occupazione con il servizio in camera” volendo dire che “Israele avrebbe potuto prendere in mano il telefono e la ANP gli avrebbe consegnato sul piatto un qualunque ricercato” In queste circostanze, la destra israeliana è stata in grado di promuovere la West Bank come una Toscana locale ( cioè un terreno rurale e collinare dove comprare una seconda casa, andare in villeggiatura, mangiare cibo sano… ndr), e di ritenere l’attuale confortevole status quo una legittima soluzione a lungo termine.

Tuttavia quello che giustificava l’esistenza della Autorità Palestinese – lasciando perdere le sue politiche – era trasformarsi alla fine, come promesso, in uno stato palestinese. Ora è chiaro che uno stato non è dietro l’angolo – e potrebbe non nascere mai. L’accordo per l’unità e il governo provvisorio è stato un risultato alternativo di Mahmoud Abbas, pensato per preparare il terreno verso un rinnovato sforzo diplomatico. In ogni caso il destino di questo governo non è chiaro.

Se però la politica palestinese non ha obbiettivi, né unità, né elezioni, e di certo non uno stato, allora la ragione d’essere che sostiene il coordinamento con Israele su questioni di sicurezza viene meno.

Non credo che la ANP interromperà il coordinamento di sua spontanea volontà, e di sicuro non lo farà come risultato di un ordine dall’alto – ma credo invece che questo diventerà sempre meno efficace. Forse sta già succedendo: i coloni hanno accusato che c’è stata una considerevole crescita di lanci di pietre e perfino di molotov contro macchine israeliane, e recentemente ufficiali responsabili di sicurezza hanno accusato che ci sono stati numerosi tentativi di sequestro o altri attacchi che sono stati poi sventati.

Molti hanno speculato, nei mesi scorsi, sulle possibilità di una terza intifada, che esploderebbe nel caso fallissero i negoziati guidati dagli Usa. Non credo che un tale scenario sia molto probabile. I Palestinesi sono ancora traumatizzati per le proprie perdite durante la Seconda Intifada, tra il 2001 e il 2004. Potrebbe essere che questi sequestri suggeriscano uno scenario differente e più probabile: una impennata del numero di incidenti isolati, dai sequestri agli attacchi a macchine israeliane.

Il governo israeliano probabilmente risponderà con l’unico strumento che conosce: la forza. La destra cercherà di convincere la popolazione che una risposta violenta è l’unica soluzione al terrore. Far saltare in aria case e insediarsi su nuove colline – i coloni chiedono entrambe le cose – farà crescere la pressione sull’ANP.

Il governo israeliano sarebbe perciò forzato ad assumersi più responsabilità, e i giorni dell’occupazione a basso costo potrebbero essere finiti.

Traduzione di Riccardo Carraro per Servizio Civile Internazionale in http://sci-italia.it/home/dal-mondo-sci/comunicato-palestina
Originale in: www.972mag.com, (http://972mag.com/analysis-end-of-the-cheap-occupation-era/92754/

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