L’attivismo di mio figlio e la violenza del potere – Laura Tussi intervista Egidia Beretta

Egidia Beretta Arrigoni, madre dell’attivista Vittorio Arrigoni, ucciso a Gaza nel 2011, da tempo simbolo dell’Attivismo Nonviolento e della Resistenza Civile contro la violazione dei diritti umani in Palestina e nel mondo. 

Un legame molto forte con l’impegno per la difesa dei diritti dei più deboli, degli oppressi, degli emarginati accomuna il tuo operato e quello di Vittorio, irrequieto viaggiatore e sognatore indomito alla ricerca di un’utopia concreta da realizzare, là dove imperversano la guerra, la barbarie della violenza e la tracotanza del potere. Uno spunto di riflessione.

Nel Libro “Gaza. Restiamo Umani”, edito da Il Manifesto, affermi che “Vittorio non è un eroe e non è un martire”. Chi è Vittorio?

Molti lo considerano tale, specie in Palestina, da Gaza ai Territori Occupati. Io non posso definire Vittorio in poche parole, se non affermare che la sua è stata la vita di un idealista, di un sognatore che, con indomita volontà, è riuscito a rendere concreti i suoi ideali e i suoi sogni, mettendosi, senza esitazioni, dalla parte degli oppressi, degli uomini, delle donne, dei bambini privati dei minimi diritti, prima di tutto della libertà di vivere in giustizia e pace.

Come sei riuscita a motivare tuo figlio nella personale scelta esistenziale?

Senza molte parole, condividendo la medesima passione per il rispetto dei diritti dell’uomo. Vittorio ha deciso da sé la sua strada e, seppur molte volte con il cuore tremante, non l’ho mai fermato o frenato. A un figlio che ti dice “vivere con le ali tarpate non fa per me”, come fa una mamma a tarpargli, le ali? Io,  l’ho aiutato a volare.

Le sue principali azioni nei Paesi dell’Africa, del Sud America e dell’Est Europa

Vittorio sceglieva i campi di lavoro nei luoghi meno frequentati dal volontariato internazionale e sempre le situazioni dove sapeva avrebbe incontrato i più fragili e i meno protetti. Troppo lungo raccontare tutte le sue esperienze; di certo, ritornava portandosi addosso le sofferenze incontrate, ma anche la gratitudine, i sorrisi, la solidarietà e tante amicizie allacciate con i giovani volontari conosciuti durante il suo lungo Viaggio.

I pensieri più significativi che Vittorio  ti ha comunicato durante l’operazione “piombo fuso” a Gaza

Si riusciva poco a parlare e Vittorio non aveva tempo per noi. In quei giorni della strage tutte le sue forze e le sue capacità erano dedicate a trasportare i feriti e i morti e nello scrivere. Molte volte, noi sapevamo che era ancora vivo solo dagli articoli che pubblicava su Il Manifesto. Le poche volte che siamo riusciti a comunicare per telefono, sentivamo il rumore delle bombe che cadevano, eppure ci tranquillizzava. Era lui a preoccuparsi per noi che non stessimo in angoscia! La sua disperazione non era per se stesso, ma per i gazawi, per gli attacchi brutali, indiscriminati e ci invocava tutti di fare qualcosa, di muovere i governi perché cessasse l’orrore. Rimanere immobili in silenzio, diceva, significava sostenere il genocidio in corso. E aggiungeva “C’è una parte di umanità che sta morendo in pietoso ascolto”

Le esperienze più importanti di Vittorio come attivista per la Pace tramite la Resistenza Civile e la Nonviolenza in Palestina

Resistenza Civile e Non Violenta Vittorio le ha praticate proprio in Palestina. In Cisgiordania, quando proteggeva i bambini all’uscita dalle scuole, quando accompagnava le popolazioni alle manifestazioni contro il muro dell’apartheid, sempre in prima fila, cantando Bella Ciao. A Gaza, la Resistenza Non Violenta è stata il motore fondante di tutte le sue azioni. Nei campi con i contadini e in mare con i pescatori, con i compagni dell’ISM, a proteggerli anche fisicamente dagli attacchi giornalieri di un esercito e di una marina, israeliani, che volevano e vogliono tuttora impedire ai contadini di coltivare e ai pescatori di pescare in terre e acque palestinesi. Indignandosi per i soprusi e scrivendo, sempre scrivendo e filmando ciò che accadeva, perché il mondo sapesse.

La fondazione “Vittorio Arrigoni – VIK Utopia” sta promuovendo molte realtà sociali “ai margini”. Quali traguardi futuri Vi proponete?

La Fondazione è nata per onorare la memoria di Vittorio e vuole continuare la sua azione di impegno civile a servizio del bene comune, dei diritti umani e della giustizia. I due primi progetti hanno coofinanziato, a Gaza, l’installazione di pannelli fotovoltaici sul Jenin Charity Hospital e l’intervento di integrazione sociale e lo sviluppo delle abilità intellettuali dei “bambini farfalla”, affetti cioè da Epidermolisi Bollosa. Ora stiamo pensando a interventi in Congo e in Libano, paesi anch’essi incontrati da Vittorio nel suo lungo Viaggio.

Il tuo ultimo Libro “Il Viaggio di Vittorio”, edito da Baldini&Castoldi, è dedicato “a Vittorio e ai sognatori che non hanno mai smesso di sognare” e tu così continui a testimoniare, in molti incontri e iniziative pubbliche, l’Utopia di tuo figlio. Come intendi proseguire questo importante impegno di Testimonianza?

Continuo e continuerò finché ci saranno comunità, associazioni, parrocchie, scuole che mi chiamino per ascoltarmi raccontare la vita di un ragazzo che si era voluto chiamare “Vik Utopia”. E se questo continua ad avvenire, ovunque in Italia, credo sia perché Vittorio abbia lasciato un segno nelle coscienze, nei sogni di chi, come lui, anela alla giustizia e alla pace e dalla sua vita vuole attingere il coraggio e la forza per condividere la sua Utopia.

Vittorio credeva nella Resistenza Partigiana. Quali insegnamenti ha appreso dai nonni Antifascisti?

Non i nonni, una mia zia. Raccontavo spesso a Vittorio, fin da bambino, la storia di Stella, questa donna antifascista, coraggiosa, che soccorreva i partigiani, che guidò una marcia di donne, povere come lei, davanti al Podestà, a Lecco, per chiedere pane per i propri figli e per questo andò in carcere. Cosa ha appreso Vittorio?  Certamente il coraggio delle proprie idee, la forza e la bellezza dell’impegno a lottare per la libertà, per la giustizia, ovunque e per chiunque.

Un messaggio alle nuove generazioni “Per Non Dimenticare”  il passato e la violenza che lacera ancora il nostro presente

Una cosa sola. Informarsi, leggere, approfondire, conoscere, mettersi in viaggio. E’ così che Vittorio ha formato la sua coscienza di uomo libero e, pur in mezzo alla violenza e avendola egli stesso subita, è stato capace di rifiutarla. Ha fatto della testimonianza e della parola la sua sola arma. Con quella sua profetica invocazione “Restiamo Umani” ha tracciato la strada che tutti noi, in particolare i giovani, dovremmo seguire perché, come lui diceva, “al di là delle latitudini e delle longitudini apparteniamo tutti alla stessa famiglia, che è la famiglia umana”.

Una replica a “L’attivismo di mio figlio e la violenza del potere – Laura Tussi intervista Egidia Beretta”

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