Cambiare il sistema – Recensione di Cinzia Picchioni

cop_Francesco Gesualdi Cambiare il sistemaFrancesco Gesualdi, Cambiare il sistema, altreconomia, Milano 2014, pp. 168, € 14,00

Un messaggio che arriva da lontano

Don Lorenzo Milani vi sembra un personaggio del passato? Hanno già girato – e trasmesso – una fiction su di lui e allora la sua vi appare come una storia remota? Vi ricordate il suo scritto forse più famoso – L’obbedienza non è più una virtù – come rivolto ai militari e attualmente non c’è più nemmeno il servizio di leva? Be’ don Milani non è poi così lontano e remoto: l’autore del libro presentato – che tutti chiamano Francuccio – è stato un allievo diretto del «priore di Barbiana», anzi uno «[…]fra gli allievi prediletti di don Lorenzo Milani, il prete che creò […] una scuola popolare conosciuta in tutto il mondo. Francuccio non ha mai dimenticato la lezione di Barbiana. Tutta la sua vita successiva alla morte del priore (1967) è stata la prosecuzione di quell’esperienza straordinaria». Fu così che Francuccio fondò e tuttora dirige il Centro Nuovo Modello di Sviluppo, a Vecchiano, in provincia di Pisa. Per i più il Centro è noto perché pubblica la Guida al consumo critico, di cui sono uscite molte edizioni, sempre aggiornate e rinnovate, e che non può mancare nella biblioteca di chi cerca, appunto, un «nuovo» modo di consumare, anche nella propria vita e/o attività.

Il libro contiene alcuni testi – già pubblicati altrove – di Gesualdi, più un brano inedito. Ma andiamo con ordine: «[…]nel solco di Barbiana dovevo creare un luogo dove si potessero approfondire i meccanismi che generano povertà e sfruttamento, in modo che la gente comprendesse le dinamiche dell’impoverimento e prendesse delle iniziative», p. 11. Ecco com’è nato il Centro Nuovo Modello di Sviluppo [d’ora in avanti CNMS, come nel sito: www.cnms.it], ma nel libro si narra anche la storia personale del suo fondatore, l’esperienza sindacale, quella missionaria in Bangladesh, il ritorno in Italia, la militanza (quella ancora non è terminata). Proprio la militanza è un punto fondamentale del messaggio di Gesualdi, insieme con la solidarietà; scrive infatti: «[…] don Lorenzo mi scrisse una lettera, in risposta a una mia in cui chiedevo se fosse giusto fare la carità.[…] rispose che la carità è brutta se credi con ciò di esserti messo la coscienza a posto e che quindi bisogna anche agire sul piano politico, ma l’azione politica non basta […]. La “carità” e la politica sono insomma strade parallele […]», p. 17.

Potere d’acquisto

A proposito dell’azione individuale e del potere che ciascuno di noi ha come consumatore (non dimentichiamoci come si chiama il Centro da lui fondato), Gesualdi ci racconta che a un certo punto della loro storia hanno fatto una scelta di campo, perché volevano «[…] capire se i singoli cittadini hanno un ruolo all’interno della grande macchina economica internazionale» e così la loro attenzione si è rivolta ai beni di consumo. Questa attenzione al modello economico nacque anche grazie al pensiero riferito spesso da don Milani: «[…] la macchina militare funziona non solo perché c’è qualcuno che dà l’ordine, ma anche perché c’è tutta una catena che obbedisce», p. 19. Applicando questa intuizione all’economia, al CNMS di Vecchiano giunsero alla conclusione che «la nostra obbedienza di cittadini del mondo ricco passa attraverso il consumo», p. 19.

Ma, racconta ancora Gesualdi, non si riuscivano – e non si riesce – ad applicare le scelte che si sarebbero volute attuare a livello generale. Quella riflessione è mancata, e ce ne accorgiamo ancora oggi, quando «si vedono le contraddizioni più estreme: quello di sinistra che rivendica la giustizia sociale e poi monta sulla Mercedes come se niente fosse, oppure quello che lancia l’allarme per la salvezza del pianeta e poi circola sul Suv. C’è uno scollamento fortissimo fra le idee professate e i comportamenti concreti. Noi avvertivamo già allora la necessità di eliminare questi scollamenti, di saldare i vari livelli: il personale col collettivo, la solidarietà con il politico. È quanto abbiamo tentato di realizzare qui», p. 17.

Poveri… noi

A causa di questo «scollamento» può capitare di incontrare poveri assoluti, ma non per strada, nelle nostre ricche città, ma quando «beviamo una tazza di caffè, quando mangiamo una banana, quando indossiamo un paio di scarpe sportive. Hanno il volto del contadino africano che è costretto a vendere il suo caffè a 20 centesimi di dollaro al chilo mentre noi lo ricompriamo a 8 euro, del bambino ecuadoriano che per un dollaro e mezzo al giorno lavora 10 ore nel bananeto, della ragazzina cinese che per 30 centesimi di dollaro l’ora produce le scarpe firmate che noi ricompriamo a 120 euro», p. 74. Dunque ecco qua le motiv-azioni per le nostre azioni, che dovrebbero essere guidate da consapevolezze come quelle appena elencate. Ma non vi viene in mente il «talismano» di Gandhi, che ci invita a richiamare alla mente – quando ci troviamo a fare delle scelte – il volto del più povero che abbiamo incontrato per chiederci se la nostra scelta avrebbe un qualche vantaggio sulla sua vita? Se facessimo sempre così riusciremmo a smettere di bere il caffè (che oltretutto ci fa male), di mangiare le banane (che non ci servono e non sono della nostra tradizione alimentare, né crescono vicino a noi…), di acquistare la tal marca di scarpe così «trendy»… e avremmo anche la spiegazione da fornire a chi ci chiede perché, a chi ci dice «Ma si è sempre fatto così», a chi cerca di farci sentire «troppo rigidi»…

Gandhi insegnava…

Gesualdi insiste con Gandhi anche a p. 75, dove scrive: «[…] non si può più parlare di giustizia senza tenere conto della sostenibilità, l’unico modo per coniugare equità e sostenibilità è che i ricchi si convertano alla sobrietà, a uno stile di vita personale e collettivo, più parsimonioso, più pulito, più lento, più inserito nei cicli naturali. […] Non è del Pil che dobbiamo occuparci, […] il progetto che dobbiamo perseguire è “Vivere semplicemente affinché gli altri possano semplicemente vivere“, come proponeva Gandhi già negli anni Quaranta».

Dopo queste parole, come potevo non amare questo libretto (che, lo ricordo, si intitola Cambiare il sistema)?

… e Gandhi filava

Non manca il suggerimento a sviluppare la capacità di «far da sé», di ritrovare la manualità, di imparare a cucire, cucinare, fare il pane, riparare, fare le pulizie, occuparci da soli delle nostre cose «Più cose riusciamo a fare da soli, meno soldi ci servono, meno abbiamo bisogno di lavoro retribuito, meno abbiamo bisogno di fare crescere i consumi altrui, più siamo indipendenti dal mercato […].», p. 94.

E per avvalorare queste tesi Gesualdi, ai suoi esordi editoriali, scrisse il famoso Lettera ad un consumatore del Nord, uscito nel 1994, seguito da Boycott!, libro sul boicottaggio e le sue campagne: Nike, Chicco, Chiquita, Del Monte. E se ci servissero altri dati per le nostre scelte di consumatori ricordiamoci che servono «16 tonnellate di acqua per conciare un chilo di cuoio, 2.000 litri per un chilo di carta bianca, 2.700 litri per una maglietta di cotone di 250 gr».

10 regole, 6 passi, 5 parole

Come fare dunque a mettere in pratica il titolo, cioè «cambiare il sistema»? Alle pp. 86 ss. c’è una specie di «ricetta», più un «decalogo per la sobrietà» perché: «[…] senza la sobrietà non andremo da nessuna parte. Nella vita di tutti i giorni, la sobrietà passa attraverso piccole scelte: meno auto più bibicletta, meno mezzo privato più mezzo pubblico, meno carne più legami, meno prodotti globalizzati più prodotti locali, meno merendine confezionate più panini fatti in casa, meno cibi surgelati più prodotti di stagione, meno acqua imbottigliata più acqua del rubinetto, meno cibi precotti più tempo in cucina, meno prodotti confezionati più prodotti sfusi, meno recipienti a perdere più prodotti alla spina». E aggiungerei che ormai ci sono tutti i modi per applicare questi consigli, non c’è più motivo per dire che non si può; ci sono i «negozi leggeri» per acquistare i prodotti sfusi, ci sono le piste ciclabili per viaggiare in sisucrezza sulle due ruote, ci sono i produttori diretti a chilometro zero, anche in città, c’è l’acqua controllata – a volte più controllata di quella imbottigliata – che esce dai rubinetti, ci sono le informazioni per modificare la nostra dieta verso un cibo più sostenibile rispetto alla carne (che è anche violenza); e fra le pagine di questo libro troveremo anche consigli e suggerimenti per liberarsi perfino del denaro…, pp. 99 ss.

Come una specie di riassunto potremmo poi ricordare le 5 parole-chiave (che in realtà sono azioni): mostrare (in che direzione vogliamo andare, avere la visione), provare (per dimostrare che cambiare è possibile), arrestare (non nel senso poliziesco, ma nel senso di fermare), forzare (cioè spingere il sistema a compiere passi nella nuova direzione), intrecciare (non solo canestri – ma anche – ma legami per diventare soggetti politici in grado di pilotare il cambiamento).

Un po’ di poesia…

Non perdetevi il brano in corsivo di pp. 75-6, una riflessione veritiera sul tempo e la felicità. E, in questi tempi di crisi, molte delle ultime pagine del libro sono dedicate a proposte anche piuttosto concrete per superarli. Li ha chiamati «passi concreti verso il cambiamento», i passi sono 6 e l’ultimo riguarda «rifondare l’Europa», con ragionamenti sull’economia e la finanza. Non solo quindi un atteggiamento da «figli dei fiori» fra queste pagine, ma anche un’analisi puntuale della situazione, secondo nuovi punti di vista, comprese scelte collettive oltreché individuali, insieme, perché «l’economia alternativa deve avere tre sfere principali: il fai-da-te, l’economia pubblica e quella del mercato», p. 147.

… un po’ di di-sperazione e una speranza

Per chi ancora si interroga e ha bisogno di dati: nel 2008 l’overshoot day è stato il 23 settembre. Nel 2013 è stato il 20 agosto. E nel 2014 quando sarà? (o c’è già stato?)

Per chi non ha più bisogno di dati, ma di indicazioni su che cosa fare mi piace concludere questa recensione con le stesse parole che quasi chiudono il libro: «[…]non ti interrogare, perché non ci sono certezze su quando e come i cambiamenti diventeranno realtà. Mi dico: agisci comunque, fallo con intelligenza, fidati e continua».

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