Che cosa determina l’importanza dei mass media importanti? – Noam Choamsky

Parte dei motivi per cui io scrivo dei mass media e’ perche’ sono interessato alla totalita’ della cultura intellettuale; e quella parte di essa che e’ piu’ facile da studiare  e’ proprio quella che riguarda i mass media. Escono tutti i giorni. Si puo’ fare un’indagine sistematica e si puo’ comparare la versione di ieri con quella di oggi. C’e’ moltissima evidenza circa cio’ che viene messo in risalto e cio’ che non lo e’ e il modo in cui gli stessi sono strutturati.

La mia impressione e’ che i mass media non sono molto diversi dagli studiosi o da, diciamo, i giornali di opinione intellettuale- certo magari esistono degli altri limiti- ma non sono proprio radicalmente diversi. Essi interagiscono e questo e’ perche’ la gente avanza di rango o precipita abbastanza facilmente al loro interno.

Si guardi ai media o a qualsiasi altra istituzione che si voglia analizzare. Ci si puo’ domandare come sono strutturati istituzionalmente all’interno. Si puo’ capire qualcosa circa la loro posizione nella societa’ in toto. Come si relazionano con altri sistemi di potere e autorita’? Se si e’ fortunati, esistono dati interni registrati che potrebbero indirizzarci nello studio del sistema d’informazione e che potrebbero dirci esattamente cio’ che stanno facendo (si tratta di una specie di sistema dottrinale). Questi dati non equivalgono alle veline delle pubbliche relazioni , ma descrivono in maniera reale cio’ che si dicono l’uno con l’altro per cio’ che hanno in mente di fare. C’e’ un sacco di informazione interessante.

Esistono tre fonti maggiori di informazione che possono aiutare a spiegare la natura dei mass media. Li si deve studiare usando le metodologie che, diciamo, uno scienziato usa per studiare delle molecule complesse o qualcos’altro di simile. Se diamo un’occhiata alla struttura, poi potremmo fare delle ipotesi basate su di essa, su come il prodotto dei media apparira’ all’esterno, con una certa approssimazione. Quindi si va a investigare il prodotto reale e a vedere quanto e come sia conforme all’ipotesi che noi abbiamo fatto. Praticamente tutto il lavoro di analisi dei media corrisponde a quest’ultima parte- cercando di studiare accuratamente il prodotto reale dei media e se e’ conforme ad assunzioni ovvie circa la natura e la struttura dei media stessi.

Bene, che cosa scopriamo? Prima di tutto troviamo che ci sono mass media diversi che fanno cose diverse, come per esempio l’intrattenimento/Hollywood, le telenovelas e cosi’ via, o anche la maggioranza dei quotidiani nella nazione (la grandissima maggioranza). Tutti sono dedicati a dirigere la audience di massa.

Un altro settore dei mass media, l’elite, talvolta identificati anche come i media che definiscono l’agenda, perche’ sono essi, con le loro risorse enormi, che definiscono la struttura delle notizie a cui tutti gli altri si adeguano. Il New York Times e la CBC, questo tipo di media. La loro audience e’ costituita soprattutto da gente privilegiata. La gente che legge il New York Times è gente benestante o parte di cio’ che viene definita, a volte, la classe politica. In realta’ esse fanno parte integrale del sistema. Sono essenzialmente managers di qualcosa o qualcos’altro. Possono essere managers politici, di agenzie di affari ( come dirigenti delle multinternazionali o qualcosa del genere), managers con dottorati (come i professori universitari) o anche giornalisti che lavorano in organizzazioni  dedicate a influenzare il modo di pensare della gente e di guardare alle cose.

L’elite dei mass media determina la struttura entro la quale operano tutti gli altri.  Se si da’ un’occhiata all’Associated Press, che macina un flusso costante di notizie, verso la meta’ del pomeriggio fa una pausa e c’e’ qualcosa che viene fuori ogni giorno che dice “Attenzione per gli Editori: Il New York Times di domani avra’ le seguenti storie in prima pagina”. Il senso di tutto cio’ sta nel fatto che se sei un editore di un quotidiano a Dayton, in Ohio, e non hai le risorse per capire quali sono le notizie importanti, oppure non vuoi proprio pensarci, allora il richiamo su AP ti dice direttamente cio’ che costituisce la notizia. Queste sono le storie per la quarta pagina che generalmente trattano di notizie diverse da quelle locali che non riguardano direttamente i lettori locali. Queste sono le storie che vengono pubblicate in quelle pagine perche’ il New York Times ci dice cio’ che sara’ importante domani. Se sei un editore a Dayton, Ohio, in qualche modo sei obbligato a seguire i dettami del New York Times, perche’ non hai altre risorse  a disposizione. Se in qualche modo ti poni al di fuori di questa linea di produzione, se supporti notizie che non sono gradite alla grande stampa, te lo faranno sapere abbastanza velocemente. E cio’ e’ infatti quello che accadde al San Jose’ Mercury News; costituisce un esempio drammatico di questo processo. Quindi ci sono molti modi con cui il potere ti puo’ riportare in linea, molto velocemente. Se tenti di rompere il modello convenzionale non durerai molto a lungo. L’impalcatura funziona piuttosto bene ed e’ ovvio che sia solo un riflesso delle strutture di potere.

I veri mass media praticamente cercano di indirizzare la gente. Facciamogli fare qualcosa d’altro, senza che ci rompa le palle ( “noi” sono i registi dello spettacolo). Lasciano che la popolazione in generale si interessi in maniera spasmodica degli sport dei professionisti o degli scandali sessuali  o dei personaggi famosi e dei loro pseudo problemi  o qualsiasi altra imbecillaggine. Qualsiasi cosa purche’ non sia importante. Certo, le cose serie sono per le persone importanti. “Noi” ci prendiamo cura di quelle cose.

Chi sono i media di elite, quelli che stabiliscono l’agenda? Il New York Times e CBS, per esempio. Prima di tutto queste sono enormi corporazioni che generano profitti enormi. Perdippiu’, molte di queste sono connesse, oppure direttamente proprieta’ di corporazioni ancora piu’ grandi come la General Electric, Westinghouse e cosi’ via.` Queste corporazioni sono situate all’apice della struttura di potere dell’economia privata che poi e’ una struttura estremamente tirannica. Le corporazioni multinazionali sono essenzialmente delle tirannie gerarchiche controllate dall’alto. Se cio’ che stanno facendo non ti va , te ne vai. I mass media piu’ grossi sono praticamente parte di quel sistema.

Allora, com’e’ la loro struttura istituzionale? E’ costituita piu’ o meno allo stesso modo. Essi interagiscono e si relazionano ad altri centri di potere piu’ grandi- il governo, altre corporazioni, o le universita’. Perche’ i mass media costituiscono un sistema dottrinale che interagisce strettamente con le universita’. Facciamo un esempio; supponiamo che un giornalista stia scrivendo una storia sul Sud Est Asiatico o sull’Africa o qualcosa del genere. Egli dovrebbe recarsi all’universita’ a trovare un esperto che gli possa dire che cosa scrivere, oppure andare a una fondazione come la Brookings Institute o l’American Enterprise Institute che gli possano fornire le parole e i concetti da stampare. Queste istituzioni esterne sono molto simili ai mass media.

La struttura istituzionale

Le universita’, per esempio, non sono istituzioni indipendenti. Forse ci possono essere degli individui indipendenti qua’ e la’ ma questo puo’ anche essere vero nella struttura dei media. E succede anche nelle grandi corporazioni. Succede anche negli stati fascisti, tanto per fare un esempio. Ma l’istituzione, di per se’, e’ parassitaria.   Dipende da fonti di supporto esterne e tali fonti di supporto sono, per esempio, ricchezze private, le grandi corporazioni che finanziano le borse di studio e il governo (che e’ legato in maniera indissolubile al potere corporativistico tanto che lo si puo’ appena distinguere  quale entita’ distinta), e costituiscono l’humus nel quale si situano le universita’. La gente presente all’interno che non si adatta a questa struttura, che non l’accetta e non la internalizza (in pratica non si puo’ lavorare all’interno di queste strutture se non le si internalizza e non ci si crede), viene facilmente selezionata e estromessa lungo il percorso, partendo dall’asilo e via via fino all’apice. Esiste tutta una serie di procedure di filtraggio per liberarsi di persone che sono una rottura di scatole e pensano in maniera indipendente. Quelli fra voi che sono andati all’universita’ sanno che il sistema di educazione e’ tutto strutturato per premiare il conformismo e l’obbedienza; se non ti comporti in questo modo allora sei un rompipalle. Quindi si tratta di un sistema di selezione che seleziona appunto gente che realmente (non dicono bugie) e onestamente internalizza la struttura delle credenze e dei comportamenti del sistema di potere presente in maniera preminente nella societa’. Le istituzione elite, per esempio Harvard e Princeton, e le piccolo universita’ piu’ evolute, per esempio, sono specializzate nel favorire un certo tipo di socializzazione. Se andate in un posto come Harvard scoprite che la maggior parte degli insegnamenti riguardano le buone maniere; come bisogna comportarsi quale membro delle classi dominanti, come formulare il concetto appropriato e cosi’ via.

Se avete letto la Fattoria degli Animali di George Orwell, che scrisse nella meta’ degli anni 1940, sapete che e’ una satira dell’Unione Sovietica, uno stato totalitario. Quando usci’ fu un grosso successo. Piacque a tutti. Orwell pero’ aveva anche scritto un’introduzione alla Fattoria degli Animali che fu soppressa. Venne pubblicata solo 30 anni piu’ tardi. Fu trovata da qualcuno fra le sue carte dopo la sua morte. L’introduzione alla Fattoria degli Animali parlava della “Censura Letteraria in Inghilterra” e diceva ovviamente che il libro ridicolizzava l’Unione Sovietica e la sua struttura totalitaria. Ma Orwell diceva anche che l’Inghilterra non e’ molto diversa. Non c’e’ un KGB che ci soffia sul collo ma il risultato finale e’ abbastanza simile. La gente che pensa in maniera indipendente o che pensa le idée sbagliate e’ tagliata fuori.

Orwell dice poco, solo due frasi, circa la struttura istituzionale. E si chiede: “Perche succede tutto questo?”. Primo perche’ la stampa e’ di proprieta’ dei potenti che richiedono che solo un certo tipo di informazione raggiunga il pubblico.  L’altra cosa, dice, e’ che quando si passa attraverso il sistema educativo, quando si frequenta la scuola giusta come Oxford, allora si impara che ci sono delle cose che non si possono dire e pensieri che non è bene avere. Questo costituisce il ruolo socializzante delle istituzioni di elite e se non ci si adatta, allora si e’ fuori. Le due frasi di Orwell piu’ o meno raccontano questa storia.

Quando i giornalisti di questi mass media vengono criticati dicendo, per esempio, guarda, questo e’ quanto Anthony Lewis o qualcun altro sta scrivendo, si arrabbiano parecchio. Essi controbattono, molto correttamente, dicendo che “nessuno  dice loro  mai cio’ che devono scrivere. Scrivono qualsiasi cosa gli faccia piacere. Tutte queste storie di pressioni e costrizioni sono tutte delle porcherie perche’ non ci viene mai fatta nessuna pressione”. Ed e’ completamente vero; il punto e’ piuttosto che questa gente non occuperebbe i posti che occupano se non avessero gia’ dimostrato che non necessitano di nessuno che dica loro cio’ che devono scrivere perche’ comunque essi lo stanno gia’ facendo. Se, per esempio, avessero cominciato dalla sezione “locale”, o qualcosa del genere, e avessero scritto il tipo di storie “sbagliate”, allora non sarebbero mai arrivati a ricoprire quelle posizioni da dove adesso possono dire tutto cio’ che gli pare. Lo stesso e’ vero anche dei docenti universitari che insegnano le discipline piu’ ideologiche. Essi sono passati attraverso le forche caudine del sistema di socializzazione.

Okay, guardiamo alla struttura nel suo complesso. Che tipo di notizie ci si aspetta di vedere pubblicate? Prendiamo per esempio il New York Times. Si tratta di una corporazione che vende un prodotto. Il prodotto sono i lettori. Il New York Times non fa soldi quando noi compriamo il giornale; sarebbero felici di metterlo sulla rete gratis. Il New York Times in realta’ perde soldi quando compriamo il giornale ma i suoi lettori costituiscono il suo prodotto. Il prodotto sono le persone privilegiate, esattamente come coloro che scrivono il giornale, l’elite dei decisori nella societa’. Si deve vendere un prodotto al mercato e il mercato e’, ovviamente, coloro che fanno la pubblicita’ (ovvero altre imprese capitalistiche). Non importa che si tratti della televisione piuttosto che dei giornali; essi vendono gli ascoltatori e i lettori. Le corporazioni vendono le audencies ad altre corporazioni. Nel caso delle elite dei media si tratta di un enorme business.

Allora, cosa ci aspettiamo che accada? Che cosa possiamo ipotizzare circa la natura dei prodotti dei media, partendo da questo gruppo di circostanze? Che cosa potrebbe costituire l’ipotesi zero, il tipo di congettura che si potrebbe fare senza nessun altro assunto? La deduzione ovvia e’ che il prodotto dei media- cio’che appare, cio’ che non appare, il modo in cui e’ presentato- riflettera’ gli interessi dei venditori e dei compratori, le istituzioni e i sistemi di potere che li circondano. Se questo non avvenisse sarebbe una specie di miracolo.

Ecco allora che arriva il lavoro pesante. Ci si chiede: la procedura che usiamo per la nostra ipotesi funziona? Potete giudicare da soli. Esiste un sacco di materiale riguardo a questa ipotesi ovvia che e’ stato sottoposto ai test statistici piu’ complicati che si potessero immaginare e che rimane valido in maniera impressionante. Nelle scienze sociali non si  trova quasi mai niente di comparabile, che riesca a validare qualsiasi conclusione quanto questi materiali; e questo non costituisce una grossa sorpresa perche’, dato il modo in cui le forze operano, sarebbe un miracolo se non riuscisse a sostenere la prova.

Un’altra cosa che si scopre e’ che l’intera questione e’ tabu’. Se si va alla Kennedy School of Government, o in un’istituzione simile, e si studia giornalismo e comunicazione o scienze politiche accademiche e cosi’ via, queste domande molto probabilmente non si presentaranno mai. Voglio dire che l’ipotesi che qualcuno possa scoprire qualcosa, conoscendo niente che non sia stata gia’ accettata per essere divulgata, e l’evidenza che lo dimostra non puo’ essere discussa. Tutto cio’ si puo’ prevedere allo stesso modo. Se guardiamo alla struttura istituzionale, potremmo dire, si’ certo, questo processo deve avvenire in questo modo perche’ altrimenti questa gente si dovrebbe esporre? Perche’ renderebbero possible l’analisi critica di cio’ che stanno per fare? La risposta e’ che non c’e’ nessuna ragione perche’ questa gente debba farlo e, infatti, non lo fanno. Di nuovo, si tratta di censura senza un target preciso. E’ cosi’ perche’ non tutti possono accedere a quegli incarichi di cui parlavamo prima. E questo include la sinistra (cio’ che viene chiamata la sinistra) come pure la destra. Se non si viene socializzati e addestrati in maniera adeguata cosi’ che non si possa piu’ avere certi processi mentali, certe idee, non si puo’ arrivare in quegli uffici. Quindi abbiamo nel nostro bagaglio investigativo un secondo ordine per prevedere l’ipotesi e questa e’ che il primo ordine di predizione non e’ ammesso nella discussione.

Industria delle pubbliche relazioni, intellettuali pubblici, mondo accademico

L’ultima cosa da analizzare e’ la struttura dottrinale con cui si procede. La gente che si trova ai livelli di comando nel sistema dell’informazione, incluso i mass media, le agenzie di pubblicita’ e le scienze politiche nell’accademia, possiede un quadro di cio’ che dovrebbe accadere quando scrivono l’uno per l’altro (e non quando fanno dei discorsi commemorativi per la fine dell’anno accademico)?  Quando si fa un discorso ai laureandi praticamente quelle sono solo belle parole; ma quando si scrive per altra gente, che cosa dice la gente di cio’ che viene scritto?

Ci sono essenzialmente tre cose da analizzare. La prima e’ l’industria di pubbliche relazioni, l’industria di propaganda capitalistica piu’ grande. Cosa dicono i leaders delle pubbliche relazioni? La seconda cosa da analizzare e’ la posizione dei cosiddetti intellettuali pubblici, i grandi pensatori, coloro che scrivono gli articoli di fondo e cose del genere.  Che cosa dicono? La gente che scrive libri enormi sulla natura della democrazia e cose simili. La terza cosa da analizzare e’ il flusso accademico, in modo particolare quella parte delle scienze politiche che si occupa della comunicazione e dell’informazione e tutta quella roba che ha costituito una branca delle scienze politiche negli ultimi 70-80 anni.

Quindi, diamo un’occhiata a queste tre cose e analizziamo cio’ che dicono; consideriamo cio’ che le figure importanti scrivono di queste cose. Dicono tutti (e cito in maniera parziale) che la popolazione in generale e’ costituita da “ignoranti e impiccioni estranei”. Bisogna tenerli fuori dalla pubblica arena perche’ sono troppo stupidi e se si impegnano procurano solo guai. La loro funzione e’ di essere “spettatori” non “partecipanti”. Vengono ammessi a votare una volta ogni tanto per scegliere uno di noi, i furbi. Dopodiche’ devono tornarsene a casa e fare qualcosa d’altro come guardare la partita di pallone o qualsiasi altra cosa. Ma gli “estranei ignoranti e impiccioni” devono restare osservatori e non partecipanti. Come si e’ arrivati a questa situazione?

La prima volta che la propaganda statale venne pensata e messa in atto fu durante la prima guerra mondiale. Gli Inglesi misero insieme un Ministero dell’Informazione, e ne avevano proprio bisogno perche’ dovevano coinvolgere gli USA nella guerra altrimenti si sarebbero trovati davvero in brutte acque. Il Ministero dell’Informazione era preposto principalmente a diffondere propaganda incluso enormi fabbricazioni  sulle atrocita’ degli “Unni” e cosi’ via. Cercavano di bersagliare gli intellettuali Americani seguendo l’assunto ragionevole che queste sono le persone piu’ ingenue e piu’ disponibili a credere alla propaganda. Questi sono anche coloro che diffondono la propaganda attraverso il loro sistema. Quindi la propaganda era diretta verso gli intellettuali americani e funziono’ alla meraviglia. I documenti del Ministero dell’Informazione Britannico (molti di essi sono stati resi pubblici) mostrano che il loro obiettivo era, come dicevano essi stessi, di controllare le idee del mondo intero, un obiettivo minore, ma principalmente degli USA. Non gliene fregava molto di cio’ che pensava la gente in India. Il Ministero dell’Informazione ebbe un successo estremo nel gabellare i pesci grossi intellettuali Americani nell’accettare le menzogne fabbricate dagli Inglesi. Erano molto fieri di tutto cio’. E con ragione perche’ salvo’ loro la vita. Altrimenti avrebbero perso la prima guerra mondiale.

Negli USA c’era una controparte che si opponeva alla guerra. Woodrow Wilson era stato eletto alla presidenza su una piattaforma politica contro la guerra in Europa. Gli USA erano molto pacifisti. Lo sono sempre stati; la gente non vuole farsi coinvolgere in guerre all’estero. La nazione era molto contraria alla prima guerra mondiale e Wilson, infatti, fu eletto per la sua posizione di opposizione alla guerra.  Lo slogan era ” Pace senza vittoria”. Ma Wilson intendeva scendere in guerra. Quindi il problema per gli Inglesi era come fare per cambiare la neutralita’ della popolazione americana da pacifista a delirante e lunatica anti-tedeschi cosi’ che la gente potesse decidere di farsi coinvolgere e andare ad ammazzarli? Era necessaria la propaganda. Cosi’ gli Inglesi, misero in piedi la prima e sola, al tempo, agenzia di propaganda governativa nella storia degli USA. Il Comitato dell’Informazione Pubblica (carino titolo Orwelliano) veniva anche chiamato il Comitato Creed. Il tipo che lo dirigeva si chiamava Creed. Il compito di questo Comitato era di fare propaganda tra la popolazione per trascinarla in un’isteria sciovinista. Funziono’ in maniera incredibile. Entro pochi mesi riusci’ a generare un’isteria per la guerra e gli USA poterono scendere finalmente in guerra.

Un sacco di gente rimase impressionata positivamente da questi risultati. Una persona in particolare ne fu colpita e questo ebbe alcune implicazioni per il futuro; fu Hitler. Se leggete Mein Kampf, egli conclude con alcune giustificazioni, che la ragione per cui la Germania perse la prima guerra mondiale  fu perche’ perse la battaglia della propaganda… Piu’ importante per tutti noi e’ che la comunita’ capitalistica americana fu ugualmente impressionata dallo sforzo e dai risultati propagandistici. I capitalisti avevano un problema in quel periodo. Il paese stava diventando formalmente piu’ democratizzato. Un sacco di gente cominciava ad avere accesso al voto e cose simili. L’America stava diventando piu’ ricca e sempre piu’ gente poteva partecipare e tantissimi nuovi immigranti arrivavano ogni giorno e cosi’ via.

Cosa si puo’ fare allora? Amministrare la societa’ come un club privato diventa piu’ difficile. Quindi, ovviamente, bisogna controllare il pensiero della gente. L’enorme industria di pubbliche relazioni, che e’ un’invenzione degli USA ed e’ un’industria mostruosa, ebbe origine durante la prima guerra mondiale. Le persone al comando erano componenti della Commissione Creel. Infatti il piu’ importante di questi, Edward Bernays, veniva fuori proprio dalla Commission Creel. Egli scrisse un libro che fu pubblicato appena dopo la guerra e il cui titolo era Propaganda (Ed. it: “Propaganda. Della manipolazione dell’opinione pubblica in democrazia, Fausto Lupetti editore, Roma 2008; NdT). Il termine “propaganda” incidentalmente non aveva connotati negativi a quel tempo. Fu durante la seconda guerra mondiale che il termine divenne tabu’ perche’ era connesso alla Germania.  Ma nel periodo precedente il termine propaganda significava semplicemente informazione  o qualcos’altro del genere. Nel libro Propaganda (circa 1925), Bernays comincia dicendo che egli sta mettendo in pratica la lezione derivante dalla prima guerra mondiale. Il sistema di propaganda sperimentato durante la prima guerra mondiale e la Commmissione Creel di cui egli faceva parte mostrarono, egli dice, che e’ possible “irregimentare l’opinione pubblica tanto quanto gli eserciti irregimentano le proprie armate”. Queste nuove tecniche di irregimentazione delle menti, egli disse, devono essere usate dalle minoranze intelligenti per far si’ che tutti gli altri righino dritto. Adesso lo si puo’ fare perche’ abbiamo a disposizione queste nuove metodologie.

Il libro costituisce il manuale principale delle industrie di pubbliche relazioni. Bernays ne e’ il guru. Questo personaggio era un liberale autentico, del tipo dei Kennedy e di Roosevelt. Fu coinvolto e mise a punto anche lo sforzo di pubbliche relazioni che stava dietro il colpo di stato, promosso dagli USA, che mise fine al governo democratico del Guatemala. Il suo colpo piu’ grosso, pero’, quello che lo fece diventare veramente famoso negli anni 1920 fu il riuscire a convincere le donne a fumare. Ottenne enorme fama e onori per questo. In seguito divenne una figura principale dell’industria e il suo libro ne divenne il manuale.

Un altro membro della Commissione Creel era Walter Lippmann, la figura piu’ rispettata del giornalismo americano per circa mezzo secolo (e intendo giornalismo americano di quelli seri; con pezzi pensati seriamente). Lippmann scrisse anche saggi sulla democrazia considerati progressisti negli anni 1920. Egli applicava di nuovo la lezione del suo lavoro sulla propaganda in maniera molto esplicita. Diceva che esiste una nuova arte della democrazia chiamata: “la creazione del consenso”. Questa e’ esattamente la frase che usava. Edward Herman e io stesso abbiamo usato la frase per il nostro libro, ma viene da Lippmann. Dice che esiste una nuova arte nel metodo della democrazia, “la creazione del consenso”. Creando il consenso si puo’ superare il fatto che, formalmente, un enorme numero di persone ha diritto e accesso al voto. Lo si puo’ rendere irrilevante perche’ il consenso puo’ essere creato e si puo’ assicurare che le scelte di questa gente e le loro attitudini siano strutturate in modo tale da fare sempre cio’ che noi gli diremo di fare, anche se esiste un modo formale di partecipazione a cui essi sono ammessi.

Le scienze sociali e politiche di tipo accademico traggono origine dalle stesse cose. Il fondatore di cio’ che viene comunemente chiamata comunicazione e scienze politiche accademiche e’ Harold Glasswell. La sua opera piu’ importante e’ A Study of Propaganda. Dice, in maniera molto franca, le cose che citavo prima- quelle cose circa il non soccombere al dogmatismo democratico, che viene dalle scienze politiche accademiche (Lasswell e altri). Di nuovo, partendo dalle lezioni dell’esperienza bellica, i partiti politici ne trassero gli stessi insegnamenti, specialmente i gruppi conservatori in Inghilterra. I loro documenti, relativi all’inizio del processo, appena resi pubblici, mostrano che avevano riconosciuto i risultati del Ministero dell’Informazione Britannico. Essi riconobbero che il paese stava diventando sempre piu’ democratico e non sarebbe rimasto piu’ un club privato maschile. La conclusione a cui essi giunsero fu, come essi stessi dissero, che la politica deve diventare guerra politica, con l’uso della propaganda che funziono’ in maniera cosi’ brillante durante la prima guerra mondiale nel controllo delle teste della gente.

Questo e’ il lato dottrinale e coincide con la struttura istituzionale. Rafforza quanto si puo’ prevedere riguardo a come il sistema dovrebbe funzionare. E le previsioni sono confermate in maniera ottimale. In aggiunta, le conclusioni non possono essere discusse. Tutto cio’ adesso fa parte della letteratura disponibile al pubblico, ma la sua attuazione deve essere limitata alle persone che fanno parte del giro. Quando andate all’universita’ non vi fanno leggere i classici su come controllare la testa della gente.

Proprio come non vi fanno leggere cio’ che James Madison disse durante la Convention per la Costituzione (degli USA Ndt), su cio’ che dovrebbe costituire l’obiettivo principale del nuovo sistema per “proteggere la minoranza degli opulenti contro la maggioranza”, e che deve essere pensata molto bene per garantire gli obiettivi. Tutto cio’ costituisce le fondamenta del sistema costituzionale, e nessuno lo studia. Non si riesce neanche a trovare negli studi accademici a meno che non lo si cerchi in maniera determinata.

Questo e’ approssimativamente il quadro, come lo vedo io, del modo in cui il sistema e’ istituzionalizzato, le dottrine che gli stanno intorno e il modo come viene esternalizzato. Esiste anche un altro lato diretto verso gli “ignoranti e ficcanaso” che non appartengono alla casta. Si tratta dell’uso di diversivi di un qualche tipo o un’altro. Da tutto cio’ io credo che voi dovreste essere in grado di prevedere cio’ che vi aspettate di trovare.

Trascritto da una conferenza tenuta al Z Media Institute, 2002

Da Z Net- Lo Spirito Della Resistenza e’ Vivo µwww.znetitaly.org §

URL:http://zcomm.org/zmagazine/what-makes-mainstream-media-mainstream/

Traduzione di: Francesco D’Alessandro (revisione a cura del Centro Studi Sereno Regis)

http://znetitaly.altervista.org/art/15131

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *