Ada Gobetti e i suoi cinque talenti – Recensione di Laura Operti

cop_banfo_bouchard_ada_gobettiEmmanuela Banfo, Piera Egidi Bouchard, Ada Gobetti e i suoi cinque talenti, Prefazione di Giorgio Bouchard, Claudiana, Torino 2014, pp. 135, € 14,90 (12 illustrazioni fuori testo)*

Il libro è la storia del superamento di una tragedia e la descrizione di come ciò sia stato possibile attraverso la straordinaria ricchezza umana di una donna, che si manifesta in infinite espressioni vitali. La tragedia è la morte di Piero Gobetti il 16 febbraio 1926 e la donna è la moglie Ada.

«Non è possibile. Non deve essere possibile» scrive Ada nel suo diario.

«Un grido straziato», come dice Piera Egidi nel libro scritto con Emmanuela Banfo, Ada Gobetti e i suoi cinque talenti.

Ma qual è la vera forza che conduce Ada a vincere il dolore e a continuare una vita piena di affetti, di azioni, di insegnamenti? Mi pare che la risposta venga dalla prima parte del libro, che segue uno sviluppo cronologico, ma non solo.

Piera Egidi intitola il suo capitolo Ada e Piero: un amore adolescente. Ed è questo amore «adolescente», testimoniato da lettere bellissime, piene di struggimenti, di purezza, di profondità affettiva, che é l’antefatto della sfida di Ada a continuare a vivere con grande slancio e coraggio. Ada aveva 16 anni e Piero 17 quando si conobbero, abitando nella stessa casa a Torino . L’occasione fu la richiesta di collaborazione da parte di Piero per la fondazione di un periodico studentesco di arte, letteratura, filosofia, questioni sociali. Il titolo sarà «Energie Nove». Nacque dunque l’amore su progetti molto seri, e pieni dell’utopia della giovinezza. Piero e Ada si scrivono molto e nei momenti più intimi Ada si  firma con il vezzeggiativo Didì, parlando di sé a Piero in terza persona. Sono ragazzi teneri e affettuosi. «Piego la testa sul tuo cuore e ti dico piano che ti voglio tanto bene» scrive lei. I capelli di Ada per Piero sono riccioli d’oro: «Ti bacio sui riccioli. Senti?» Alcune canzoni delle nostre nonne e  delle nostre mamme parlano di riccioli d’oro…, la lettura di questo libro è tutto un andare indietro nel passato e mi sembra una buona chiave di lettura mescolare col cuore ricordi personali, tracce di storia, testimonianze artistiche, per immaginare questa donna nel suo lungo percorso di vita caldo, doloroso e intenso, che trova nell’adolescenza la forza e la leggerezza.

«L’altr’anno a quest’ora io ti amavo già tanto…»; scrive Ada in una lettera del 13 settembre 1920, ma sente che il suo amore è cresciuto: «E questo sereno salire non avrà fine. Mai».

Questo libro su Ada Gobetti ci offre un affresco della vita di questa donna e insieme, con molta acutezza, dei tempi in cui vive, intrecciando la ricerca delle autrici a interviste, conversazioni, contatti con persone a lei molto vicine.

Il percorso intellettuale di Ada subisce una forte scossa dall’incontro con Piero. Dai suoi interessi e dai suoi talenti per la musica, come pianista, e il canto, passa allo studio della filosofia per essere più vicina alla personalità dell’amato.

Si laurea nel 1925 in Filosofia Teoretica con la tesi Considerazioni teoretiche sul pragmatismo anglo-americano e italiano, relatore Annibale Pastore. La tesi, come dice una nota, avrebbe voluto occuparsi anche delle correnti affini, francesi, tedesche e spagnole, ma per ragioni pratiche questa parte veniva rimandata a studi ulteriori.

Ada era incinta di Paolo che nascerà alla fine dell’anno.

«La tesi» come scrive Cesare Pianciola su «Mezzosecolo» (15, 2008), Un documento sulla cultura filosofica nella Torino degli anni venti. La tesi di Ada Gobetti sul pragmatismo «è una significativa testimonianza per la cultura filosofica degli anni ’20».

Per questo è importante non solo per la biografia di Ada Gobetti ed è conservata nell’Archivio del Centro Studi Piero Gobetti di via Fabro a Torino.”

Cosa ha lasciato Ada per amore? Ce lo dice Gigliola Bianchini, bibliotecaria del Conservatorio di Torino, in un incontro con Emmanuela Banfo. Gigliola a Oulx è stata compagna di scuola di Marta (nipote di Ada, figlia di Paolo e Carla Nosenzo, sorella di Andrea), e da Marta sente parlare di quella nonna che ha partecipato alla Resistenza, che è stata vicesindaco di Torino, che non è mai ricordata come «una figura senile». Gigliola è stata nella casa di Reaglie che è, insieme a Meana di Susa , il luogo della vita di Ada Prospero Marchesini Gobetti (Ettore Marchesini è l’uomo che Ada sposò nel 1937, con cui divise coraggiosamente le sua esperienza di lotta partigiana). Qui Gigliola ha scoperto – attraverso gli spartiti – il repertorio musicale che comprendeva tra gli altri Mozart, Grieg, Ildebrando Pizzetti, le musiche slave e ha frequentato persone legate a lei, come Mila, Pestelli, Guglieminetti. Ma soprattutto Gigliola ha affrontato la figura di Ada attraverso la nipote Marta, che ci ha lasciato tragicamente, troppo presto.

Il libro illumina ancora molti angoli della vita di Ada, nel segno del rigore morale e di sforzi innovativi in vari campi, dalla pedagogia, al giornalismo, alla scrittura. Abbiamo però scelto di parlare più degli affetti, degli interessi culturali, della dolcezza, per fissare la sua memoria negli interstizi del cuore.

*La recensione è stata già pubblicata sul n. 16 di «Riforma», 25 aprile 2014, col titolo Oltre la tragedia.

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