L’uomo senza soldi. Vivere facendo completamente a meno del denaro – Recensione di Cinzia Picchioni

cop_l_uomo_senza_soldi_-_mark_boyle_biMark Boyle, L’uomo senza soldi. Vivere facendo completamente a meno del denaro, Lit Edizioni, Roma 2013, pp. 240, € 17,50

Cominciamo dalla sitografia, dove sono elencati utili riferimenti per chi voglia fare come l’autore, che è vissuto dal 28 novembre 2008, e per un intero anno, senza spendere soldi.

Potrebbe bastare, come recensione: uno legge che qualcuno è stato per un anno senza soldi, gli hanno persino pubblicato un libro (il che vuol dire che in qualche modo l’esperienza interessa), quindi vuol dire che è possibile; e se per caso vi ha sfiorato la voglia, qualche volta, di uscire dall’infernale marchingegno lavori-soldi-vita-lavoro-soldi-vita, potreste cercare il «come fare» nei siti indicati a p. 233.

Questo per i «pasionari» (come tendenzialmente sono io). Ma se invece voleste dati, motivi, riflessioni, be’ ci sono anche quelli nelle 240 pagine del libro che presentiamo, a partire dal «perché?», domanda che – sono sicura – più di qualcuno si sarà posto.

Quattro stagioni a cominciare dall’inverno

Intanto diciamo che Mark ha cominciato a vivere senza soldi in inverno! Grande eroe. Ha spiegato che ha scelto di farlo (oltreché per il simbolo della data, la «Giornata del non acquisto») così da affrontare per primo il periodo più difficile, ancora con tutte le forze a disposizione eccetera. Già: Ci pensiamo? Vivere senza soldi significa senza casa (affitto) cibo (supermercato) caldo (gas) luce (bolletta)… senza beni primari. Non solo cioè senza giornali, telefonino, cinema, automobile (tutti beni secondari). Mark, oltretutto, ha vissuto in una roulotte, e per vedere come ha fatto c’è un utile riquadro pieno di idee e consigli, alle pp. 145-7: avete mai pensato a come fare – senza soldi – per liberarvi di un topo che è entrato in casa? No, la trappola no, perché dovreste comprarla. No, nemmeno il veleno, per lo stesso motivo. E non ha potuto/voluto nemmeno ucciderlo e basta (essendo un animalista/anti-specista senza soldi, quindi «[…] se un animale non umano, per esempio un topo, ruba qualche seme di segale, gli imponiamo la pena di morte, che personalmente reputo un tantino severa» (p. 144). E via così, problema dopo problema. Quei problemi che normalmente si risolvono col denaro… E come cucinava senza soldi per il gas, né per una bomboletta, né per un fornelletto elettrico?

La stufa «a razzo»

Ci sono persino le istruzioni per costruirsene una, e non voglio togliervi il piacere di andare a leggervi la parte riguardante il cibo, il riscaldamento, la legna, quanto tempo Mark ci metteva per prepararsi la cena (altro che «quattrosaltiinpadella». Oltretutto Findus è da boicottare!). Cercare «stufa a razzo» nell’Indiceanalitico (dove, peraltro, c’è pure la voce «valore delle cose»).

E dopo la cucina, il bagno

Giacché non c’è una sola parola, nella riflessione dell’autore, che io non condivida, né un solo concetto che non sposerei, né un solo pensiero che non alberghi nella mia mente da anni (in particolare sull’argomento «acqua potabile per “eliminare” (solo alla nostra vista)la cacca!!!», ho creduto più opportuno riportare direttamente le parole di Mark:

«Se tutti fossimo costretti a produrre il cibo che mangiamo, non ne sprecheremmo un terzo […]. Se dovessimo costruirci i tavoli e le sedie, non li getteremmo al momento di cambiare l’arredamento. […] Se potessimo assistere al modo in cui un maiale viene macellato, (rinunceremmo) al […] panino con pancetta. Se dovessimo depurarci da soli l’acqua da bere, […] non ci cacheremmo dentro» (p. 19) «Per me il gabinetto “normale” rappresenta quanto di più insensato e dannoso esiste al mondo. Prendiamo acqua pulita e ci defechiamo dentro. […] Costruiamo enormi impianti di depurazione per ripulire l’acqua, la trattiamo con ogni genere di prodotti chimici e poi la immettiamo nel sistema. Non solo questo processo richiede una gran quantità di energia, ma significa che beviamo acqua che un tempo conteneva feci e adesso contiene prodotti chimici. È una totale pazzia e illustra alla perfezione come il nostro attuale stile di vita tratti sprezzantemente il territorio in cui viviamo. […]», p. 50.

E le cure? Gratis?

Sì, anche per la febbre da fieno, vedete alle pp. 136-41 come ha fatto l’autore con le malattie e senza soldi. Piantaggine e amici è la ricetta.

Condividere e rattoppare…

…due cose da imparare. «Se in questo momento decidessimo di interrompere la produzione divestiti e imparassimo a condividere e rattoppare, scommetto che al mondo ci sarebbero abbastanza capi di abbigliamento da soddisfare tutti per circa dieci anni. Così facendo, consentiremmo al terreno di prendersi una pausa più che meritata. Per esempio il 25% di tutti i pesticidi vengono spruzzati sul cotone […] », p. 190.

Citazione cinefila

Non poteva mancare neanche in questa recensione, ed eccola qua: spiegando la terza regola, «Paga-oggi-per-domani», a p. 37, l’autore racconta di avere avuto l’idea prima ancora del film Un sognoperdomani (il cui titolo originale è PayItForward e che naturalmente vi consiglio di guardare; a volte lo trasmettono in tv, per esempio su Rai Movie), in cui un insegnante illuminato chiede ai suoi allievi di formulare un’idea per migliorare il mondo. E non vi dico nulla altrimenti… addio film! Il «paga-oggi-per-domani» ha lo scopo di migliorare il concetto di baratto: «Donando e condividendo, tutti potremmo condurre una vita migliore da un punto di vista sia materiale che emozionale e spirituale. Non solo avremmo accesso a una più vasta gamma di risorse materiali, ma disporremmo anche di una più ampia rete di amicizie […]».

Nel suo esperimento l’autore del libro che presentiamo offriva semplicemente aiuto, confidando che le sue necessità sarebbero state soddisfatte nel momento in cui ne avesse avuto bisogno «sia […] dalla persona che ho aiutato che da qualcuno mai incontrato prima, sia […] entro cinque minuti che dopo due anni». Precisamente come nel film consigliato.

Ancora Rob Hopkins

«Ancora» nel senso che ne abbiamo parlato qualche «Pillola» fa, in occasione della sua venuta a Milano. Il fondatore del Transition Network è citato anche, ovviamente, in questo libro: «Secondo Rob Hopkins […], per ogni barile di petrolio portato alla luce ne vengono consumati quattro, […] il petrolio che utilizziamo oggi equivale ad avere ventidue miliardi di schiavi al lavoro, o che ogni uomo sul pianeta ne abbia più di tre. Il petrolio è la sola ragione per la quale noi occidentali possiamo permetterci lo stile di vita che abbiamo, insostenibile in ogni senso del termine» (p. 25).

A lume di candela…

… Mark Boyle leggeva Walden di David Thoreau, Il Profeta di Kahlil Gibran, Deep Economy di Bill McKibben (libri che aveva già, ovviamente, o che si è procurato in Biblioteca, senza soldi. Perché dobbiamo «avere» un libro? Non basta leggerlo e poi lasciarlo «girare» per il mondo, invece di impolverarsi sui nostri scaffali? Oltretutto abbiamo dovuto comprare sia i libri sia gli scaffali per contenerli, convincendoci così che non si possa fare a meno dei soldi!). La lettura fondamentale però, a quanto scrive l’autore, è stata la storia di Gandhi: «Imparare a vivere senza soldi – per cambiare la mentalità e le abitudini acquisite nel corso della vita – non è una cosa che si può fare […] dal giorno alla notte. Per me, tutto ha avuto inizio sette anni fa, quando ho letto il libro che narrava la storia del Mahatma Gandhi e mi sono lanciato in quello che credo sarà uno sforzo lungo tutta una vita per mettere in pratica la sua filosofia – mescolata alla mia – in un contesto moderno» (p. 228).

Cibo

Non perdetevi la tabella alle pp. 157-60. C’è un elenco di alimenti (per la colazione, il pranzo, lo spuntino, la cena, ma anche per il dessert e le bevande) tutti non comprati, con cui il «Nostro» si è nutrito durante l’estate del suo unico anno senza soldi (rovistando naturalmente anche nei cassonetti, come fanno i «freegan» britannici, il più famoso dei quali, Tristram Stuart, fu a Torino qualche anno fa. Ricordate il suo pranzo gratis in piazza Carignano? Se no, cercate nel sito del Sereno Regis, www.serenoregis.org)

Lavoro per cibo

Leggete a p. 61 quanto dovrebbe costare, secondo l’autore, l’avena,e capirete lo spirito della sua avventura… e un’altra lettura imperdibile (troppo lunga per essere citata) è «Una tipica giornata senza denaro», che comincia a p. 85 con «avena e giuramenti» (ricordatevi che siamo senza soldi) e termina con «un’ultima pisciata sul compost» e «guardo le stelle» cadendo «in un sonno piacevole e profondo», dopo una giornata di 18 ore (tutto è – o sembra – più lungo senza soldi).

Carta

Mark Boyle scriveva gli articoli con carta e penna, battendoli successivamente al computer, per risparmiare energia mentre ne elaborava la stesura. Effettivamente si tiene acceso il computer per molto più tempo di quello effettivamente necessario a battere un articolo o altro. Non ci pensiamo! E poi, ovviamente, usava entrambi i lati dei fogli. Negli uffici statunitensi (dati di NuRelm, un’organizzazione che propone laboratori per imparare a ridurre l’uso della carta in ufficio) in un anno si sprecano così tanti fogli che ci si potrebbe erigere un muro alto 4 metri da New York alla California. Riciclare una tonnellata di carta usata (quanta ne consuma un avvocato di New York in un anno) può salvare 17 alberi, quindi anche una piccola riduzione del consumo di carta sarebbe molto benefica! E oltre a ciò Mark la carta se la faceva, con i funghi! Non ci credete? Leggete alle pp. 123-4.

Confronti

Riflettiamo: tempo necessario per fare il bucato con i soldi: 10 minuti (senza soldi: 2 ore e 15 minuti); ma lavare i vestiti in lavatrice consuma 100 litri di acqua, mentre lavarli a mano ne consuma 12. Consumiamo 70 litri di acqua ogni giorno, nel nostro gabinetto con sciacquone, mentre 0 litri di acqua in una «compost toilet». Di conseguenza: nostra bolletta dell’energia durante l’inverno 400 £ (l’intera casa di Mark è costata di meno); bolletta dell’energia mensile di Mark: 0 £, p. 96 (i dati si riferiscono alla Gran Bretagna, la valuta è la sterlina).

Bici e buchi

Sì, certo, si muoveva in bici, ma se bucava non poteva portarla dal ciclista, né acquistare toppe per riparare i buchi. Ne aveva una piccola scorta, che si stava esaurendo quando ricevette in regalo qualche gomma antiforatura da un’azienda di cui aveva parlato bene in un blog (creato per altri, gratuitamente, che potessero beneficiarne, poiché Mark non avrebbe potuto. Ma la provvidenza…), p. 93.

Musica e pedali

Per l’ultimo giorno ufficiale senza soldi Mark, con l’aiuto di amici, organizzò perfino un concerto, senza soldi, coinvolgendo le persone a pedalare per produrre l’energia necessaria per gli amplificatori e tutto il resto. Questa non è nuova, vero?

Sì… viaggiare…

Anche se non volete vivere senza soldi, potreste magari avere il desiderio di viaggiare, ma spesso vi rinunciate per via del molto denaro necessario. Qui trovate anche indirizzi, siti e modi per viaggiare senza spendere nemmeno un penny, per esempio a p. 177.

Sidro

Se raccogliete le mele selvatiche, come ha fatto Mark, potreste averne talmente tante da doverle trasformare (o potreste avere voglia di una bevanda così meravigliosa, e, senza soldi, farvela con la ricetta di p. 156). L’autoproduzione è la madre di tutti i “senzasoldi”, si sa…

Sì… viaggiare… 2

Viaggi brevi? Bibicletta.

Viaggi lunghi? Autostop.

E a Natale?

Anche Natale senza soldi

Se il nostro eroe ha cominciato alla fine di novembre il suo «anno senza soldi», vuol dire che a un certo punto si è trovato davanti… il Natale! Leggete l’esilarante racconto di come raggiunse la sua famiglia, compresa una tabella assai esplicativa, con eloquente domanda finale: da Bristol a Donegal (con i soldi) avrebbe impiegato 8 ore, speso 80 £, vivendo una bassa avventura e un’alta comodità. Senza soldi il viaggio è durato 29 ore, ma il costo è stato di 0 £, con alta avventura e bassa comodità. «[…] il genere umano ha forse barattato l’avventura con la convenienza?», p. 106.

Perché?

«Sono stanco di stare a guardare la distruzione ambientale […] e di contribuire seppur in minima parte a tutto questo. Sono stanco di affidare il mio denaro a una banca che, sebbene si definisca etica, persegue uno sviluppo economico senza limiti su un pianeta limitato. Sono stanco di assistere alla devastazione di famiglie e terre in Medio Oriente perché noi in Occidente possiamo rimpinzarci di energia a buon mercato. E intendo fare qualcosa in merito. Quello che voglio è una comunità, non una battaglia. Amicizia, non conflittualità. Voglio che gli uomini facciano pace con il pianeta, con loro stessi e con tutte le altre specie che lo abitano» (p. 29).

E dopo un primo giudizio…

… «Ricevetti offerte di matrimonio e sesso occasionale (sia da parte di donne che di uomini). Assistetti a dimostrazioni di stima che non meritavo neanche lontanamente. Ero un ipocrita perché usavo un telefono cellulare e un computer portatile. Ciò che facevo era un insulto per la povera gente d’Africa. Ero un malato di egocentrismo alla ricerca di fama e quella non era che una trovata pubblicitaria […], pp. 192-3.

… la verità sta nel mezzo

«[…] ero un indidivuo qualunque, che fa ciò che pensa sia meglio in questo momento, consapevole, fin troppo bene, di avere pari possibilità di essere sia in errore che nel giusto».

Vivere senza soldi è una strategia… vincente!

Ma intanto vengono fuori altri esperimenti, come quello di Heidemarie Schwermer, una donna tedesca che dal 1996 vive senza soldi. Anche sulla sua esperienza è stato pubblicato un libro (Vivere senza soldi , Terra Nuova Edizioni, disponibile tramite Il Giardino dei Libri), ed è stato realizzato anche un piccolo film (disponibile presso la Videoteca del Centro Studi Sereno Regis). Il libro sull’avventura di Heidemarie ha vinto il premio «Libro per la Pace»,intitolato a Tiziano Terzani.

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