Ancora emergenza – Laura Operti

Continuano gli sbarchi di migranti, 1200 in due giorni delle giornate pasquali. Sbarcano non più a Lampedusa, ma a Pozzallo, estremo lembo sud della Sicilia orientale. Sono prevalentemente somali, eritrei e siriani, molti minori. Ma non si fermano dove sbarcano, se ne vanno, camminando o tentano di salire su autobus stracolmi. Dove vanno? Scappano verso l’Europa. Molti camminano su uno stradone intorno a Augusta, cittadina molto vicina a Siracusa, una città che ha tra le più belle rovine archeologiche della Sicilia, ma loro non lo sanno e nessuno glielo dice, capirebbero? Pensa la gente, servirebbe? Forse si. Tra urla di partiti politici che odiano questi uomini, li vivono come costante minaccia al loro benessere, sforzi di volontari per lo più solitari che cercano di aiutare i loro simili, istituzioni che sempre faticosamente, troppo faticosamente cercano di salvare la decenza loro e nostra, continua l’emergenza e il chiacchiericcio (come direbbe Paolo Sorrentino) sulla medesima. E i prossimi mesi estivi si prospettano altamente drammatici.

Le mie informazioni arrivano solo dai quotidiani mentre sappiamo che esistono altre mille fonti da cui apprendere i contorni di queste tragedie. Ma già alcuni descrizioni e dati sono sufficienti per capire cosa sta succedendo nel nostro Paese, nell’estremo sud, ma non il sud di un altro pianeta.

Da La Stampa, 17 aprile. Reportage di Laura Anello Abbandonati come i randagi “Non capiamo dove siamo. Tra i migranti che vagano per la Sicilia:”Scappiamo anche da qui”.

La paura dei “ neri liberi”

Secondo Save the Children, degli oltre 800 minori non accompagnati arrivati via mare a Porto Empedocle, Catania e Augusta fra il 9 e il 14 aprile, almeno 500 sono scappati. Giovanissimi eritrei, somali ed egiziani che vanno incontro a rischi, abusi, sfruttamento. E per fortuna che la città ancora regge, che la solidarietà di parrocchie e volontari è stata più forte, finora, degli spauracchi sull’invasione, degli allarmi sull’emergenza sanitaria, della paura dei “neri liberi e in giro per le campagne”, come dice una signora in piazza.

Perennemente in fuga

Augusta affronta l’emergenza con cinque assistenti sociali, con nessun mediatore culturale, con una società che assicura (finora non pagata) i pasti che strutture inadeguate sul territorio (anche loro non pagate). Ogni tanto arriva qualche soldo dal ministero del Lavoro, dal quale dipendono i minorenni, ma è una goccia nell’oceano. Alcuni li hanno messi a Floridia, in un centro per malati mentali in aperta campagna: scappati. Altri a Pozzallo, negli ex magazzini delle dogane. Scappati. Altri ancora sono accampati sotto un ponte. In attesa di racimolare qualche soldo e scappare anche loro

Queste continuano a esser= e le condizioni di vita a cui scandalosamente sono condannati i minori, che alcuni italiani e non solo, (molti, pochi, troppi?) considerano figli di un dio minore.

Una replica a “Ancora emergenza – Laura Operti”

  1. un mare di giovani uomini donne (e bambini) che fuggono per diventare "schiavi" nei campi del sud a raccogliere pomodori e arance per la nostra mensa, per non più di 15/20 euro al giorno, maltrattati da caporali (tuttora esistenti) o per diventare schiavi in qualche cantiere del nord, con una speranza che si trasformerà spesso in una vita di dolore e fatica insensata… Secoli fa quando la schiavitù era legale li andavano a prendere e "comprare", oggi paradossalmente i costi di trasprto sono a loro carico… ma che mondo abbiamo creato?

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