Non abbastanza bene, signor Putin! – Johan Galtung


La storia conta, non solo il diritto; come il modo in cui Crimea e Abkhazia-SudOssetia – fondamentalmente russo-ortodosse – divennero ucraina-georgiane. Due dittatori sovietici, Khrushchev e Stalin, attaccati rispettivamente all’Ucraina e alla Georgia, decisero così, per editto. Non chiesero alla gente del posto, come neppure agli hawaiiani quando gli USA si annessero il loro regno nel 1898 – per editto.

Il primo referendum in Crimea si è tenuto domenica 16 marzo 2014: un travolgente No all’Ucraina e un alla federazione russa.

Il trasferimento di Khrushchev nel 1954 della Crimea avvenne entro l’Unione Sovietica e sotto il controllo dell’Armata rossa. Ma l’Unione Sovietica crollò e l’Armata rossa divenne l’Armata russa; le condizioni non erano più valide. George W. Bush voleva che Ucraina e Georgia diventassero membri NATO, spostando le minoranze russe a due passi dalla Russia. Nulla di simile vale per le altre minoranze russe nelle ex-repubbliche sovietiche. Quelle vivono su terra altrui, non sulla propria.

Quanto accaduto alla Crimea è stato una correzione di quel che era diventato un errore fondamentale. Sebbene un ingresso russo nell’Ucraina dell’Est potrebbe essere – come dice l’Occidente – un’invasione-occupazione-annessione. Però molto improbabile. A meno che scoppi la guerra civile fra l’Ucraina dell’Est e dell’Ovest e la minoranza russa dell’Est – Donetsk –sia in pericolo. Al che la Russia non starebbe a guardare, esattamente come farebbe la NATO se avvenisse qualcosa di simile vicino al confine polacco a Lvov (Leopoli).

Questo semplicemente non deve succedere; tuttavia si avvicina sempre più.

Putin ha la formula: un federazione ucraina. Guardiamo la carta geografica: per esempio i voti per Julia Timoshenko all’Ovest e al Nord e per Viktor Yanukovich all’Est e al Sud nelle elezioni del 2010. Elezioni decise da longitudine-latitudine vogliono dire due paesi, eppure ce n’è uno solo. Soluzione: una federazione con ampi livelli d’autonomia per entrambe le parti. Ipotesi plausibile: e così sarà.

Qui è dove Putin ha fatto il suo sbaglio fondamentale; si è mosso troppo precipitosamente. È più intelligente, meglio informato, più capace di gestire mentalmente molti fattori allo stesso tempo rispetto ai leader occidentali. Conosce l’Occidente meglio di loro – si confronti il suo modo di parlare degli USA rispetto a quello di Obama-Cameron quando parlano della Russia. Gli altri sono più lenti, gli serve più tempo.

Il referendum è un diritto di qualunque popolo indipendentemente da cosa ne dice la legge, un atto importante nell’ambito della libertà d’espressione – che sia in Crimea (illegale), Scozia (legale), Catalogna (illegale). Quanto succede poi è una faccenda molto diversa. Se divorzio, così sia; purché sia leale. Putin finora l’ha fatto in modo pesante – sebbene la situazione possa essere rimediata.

Putin avrebbe dovuto convocare una conferenza subito dopo il referendum, prima di qualunque annessione, chiarendo che avrebbe rispettato l’appello per un ingresso della Crimea nella federazione russa; ma avrebbe preso sul serio le preoccupazioni di tutti quelli toccati direttamente dal risultato.

I tatari, musulmani, non ortodossi: non diversamente dai serbi in Kosovo, ortodossi, non musulmani come la maggioranza albanese. Rispettarli, offrire loro la dignità dell’autonomia nell’ambito della Crimea, cercare di riparare gli orrori perpetrati su di essi in passato, aperti alla riconciliazione.

Gli ucraini in Crimea, soldati o civili: se con salde radici, invitarli a restare; se soldati di guarnigione, invitarli ad andarsene pacificamente prima che qualunque annessione lo faccia sembrare una resa.

Discutendo il come, quando, dove, e da parte di chi alla conferenza.

I russofoni in Ucraina (16%?): mantenere la porta aperta a un procedimento crimeano con referendum e annessione se così vogliono – chiarendo però che l’Ucraina occidentale avrebbe lo stesso diritto. Creare un’area tampone potrebbe essere meglio per tutti, e come potrebbero cooperare l’Unione Europea, la Russia, la NATO, l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, nel renderla una realtà? Che beneficino congiuntamente delle offerte che gli vengono fatte per indurli per un verso o per l’altro, verso l’UE o la Russia. L’Occidente potrebbe farne una, e l’Oriente l’altra?

Da trattare anche questo alla conferenza per il come, quando, dove e da parte di chi.

Kiev-[Principato di] Rus. Sì, c’è un’origine della Russia nella capitale ucraina. Il che non dà alla Russia pretese legittime su Kiev e oltre; né l’origine dà pretese legittime a Israele sulla terra palestinese anche se l’Occidente accetta; né l’origine dà alla Serbia pretese legittime su tutto quanto il Kosovo; o a Damasco-Baghdad pretese legittime nella Spagna del Sud. I confini europei si sono spostati un bel po’, ci sono molte origini da reclamare.

Ma adesso c’è un euro-spazio, l’UE, con confini aperti; gli europei si spostano e s’incontrano. Uno jugo-spazio con confini aperti affinché gli ex-jugoslavi facciano altrettanto. Questo sopisce i tormenti. C’è nulla del genere per Al Andaluz – neppure nella mezquita, la moschea-cattedrale a Cordoba. E nessuna Comunità del Medio Oriente con confini aperti, senz’altro utile.

La conclusione è uno “spazio sovietico”, che peraltro esiste in forma embrionale in quanto CIS, la Comunità degli Stati Indipendenti. Gli inglesi sapevano che l’impero coloniale era finito ma che c’era bisogno di incontrarsi e discutere: da cui il Commonwealth. Saggiamente, non fu chiamato né inglese né britannico; saggiamente i russi fecero lo stesso, solo “comunità”. Lo si rinvigorisca, usandolo da ombrello per incontrarsi e sistemare i conflitti.

Da trattare anche questo alla conferenza per il come, quando, dove e da parte di chi.

Sanzioni contro individui selezionati. Si chiarisca che la Russia non ha ucciso né ucciderà alcuno se non attaccata, e che un giorno si potranno anche applicare sanzioni a individui che lancino guerre aggressive, non difensive, per esempio in Afghanistan – ammettendo che l’invasione russa lì fu anch’essa uno sbaglio.

Kosova/o. Gli albanesi, sulla base di una travolgente maggioranza, hanno portato via il Kosovo alla Serbia; ma non avevano il diritto di prendersi anche la minoranza serba – una buona ragione per non riconoscere il Kosova. La soluzione è una federazione con ampia autonomia per i serbi. Adesso Putin deve mostrare la sua disponibilità a fare così per i tatari e poi riconoscere il Kosovo – chiedendogli di usare lo jugo-spazio come egli userà la CIS.

Non realista, così si perderebbe la sorpresa? Però molto più realistico.

24 marzo 2014

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis

Titolo originale: Far From Good Enough, Mr. Putin!

https://www.transcend.org/tms/2014/03/far-from-good-enough-mr-putin/

3 Risposte a “Non abbastanza bene, signor Putin! – Johan Galtung”

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