La luna non c’entra – Geof Dyer

Se questa foto fosse stata scattata nel periodo d’oro del pittorialismo ottocentesco, quando le fotografie cercavano di farsi passare per quadri, si sarebbe potuta intitolare “Sonata al chiaro di luna”, per sottolineare l’atmosfera di magica contemplazione che molto probabilmente circondava le persone nella foto.

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John Stanmeyer, Gibuti, 26 febbraio 2013

In ogni caso, un archeologo delle arti visive concluderebbe che in questa foto le braccia sono sollevate al cielo in un gesto di supplica, per assorbire il potere lunare e avere più energie per la riproduzione, il successo negli affari o entrambe le cose. Messa in questi termini, potrebbe essere anche uno scatto di moda alternativa, così radicale che i vestiti non si vedono affatto. e questo potrebbe spiegare perché le persone in adorazione sono a loro volta adorate: modelli che si fotografano tra loro mentre guardano la luna e sono fotografati mentre la fotografano.

La persona che ha scattato questa foto da un lato fa implicitamente parte della comunità di persone riunite per questo rito lunare auto-documentato (forse sarà stato catturato da un’altra inquadratura più distante) e dall’altro è un outsider che ha ottenuto un’immagine tecnicamente superiore a quelle catturate con i telefoni. alla fine si scopre che i telefoni non servono a scattare foto: sono tenuti in alto da migranti somali sulle coste di Gibuti che cercano di captare il segnale di un operatore del loro paese. La luna non c’entra, è solo una fonte luminosa. Quello che è stato detto prima, però, non va cancellato. La fede quasi religiosa (nel potere redentivo delle telecomunicazioni occidentali) è sempre valida. non stupisce che questo scatto abbia vinto il World press photo.

Geof Dyer è uno scrittore britannico, autore di L’infinito istante. Saggio sulla fotografia (Einaudi 2005).

fonte: Internazionale 1043 | 21 marzo 2014

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