Il demone della pace. Storia, metodologie e prospettive istituzionali della peace research e del pensiero di Johan Galtung – Recensione di Nanni Salio

Bernardo Venturi, Il demone della pace. Storia, metodologie e prospettive istituzionali della peace research e del pensiero di Johan Galtung, i libri di Emil, Bologna 2013, pp. 260, € 18,00

L’incipit riportato nell’introduzione è una citazione da Max Weber che spiega il titolo dato al libro:

«Ci metteremo al lavoro e saremo all’altezza del “compito del giorno», sul piano sia umano che professionale. Ma questo lavoro è semplice e facile, quando ciascuno trova il demone che tiene i fili della sua vita e gli obbedisce» (p. 9).

E per Galtung questo è stato il demone della pace, che ha incontrato sin da quando scelse l’obiezione di coscienza totale e trascorse sei mesi nelle carceri norvegesi.

Ma il lavoro di Bernardo Venturi non vuole essere, e non è, solo una biografia e uno studio dell’opera di Johan Galtung, che pure occupa la parte preponderante. È anche uno studio sugli sviluppi della peace research analizzata seguendone cinque fasi principali: la fase dei precursori; quella dei fondatori (1945-1968), la rivoluzione socialista (1968-1978); gli anni «selvaggi» (1979-1989) e il periodo attuale, dopo gli anni 1990 e la fine della guerra fredda.

Un lavoro importante che colma, almeno in parte, le lacune, se non il vero e proprio vuoto, di studi per la pace nel nostro paese.

I lavori di Galtung, che toccano una vastissima quantità di temi con profondità e originalità creativa, sono un punto di riferimento imprescindibile per chiunque voglia dare dignità di ricerca agli studi per la pace e Venturi ne evidenzia i contributi allo sviluppo degli studi per la pace. A pag. 86 egli accenna a un punto controverso: se qualcuno dei ricercatori abbia saputo prevedere o meno il crollo del blocco sovietico e sostiene, riportando il parere di Nils Peter Gleditsch, che per quanto riguarda Galtung «non si sono … trovate fonti scritte di questa previsione» (nota 11, p. 86). Poiché mi sono occupato di tale questione, penso invece che forse tali prove esistano. Dice Galtung:

«La previsione si concentrò sulla mia specialità, la politica globale. Nel libro curato da Dag Poleszynski ed Erik Rudeng, Norge i 1989 arene (Norvegia negli anni ’80), pubblicato nel 1980, la previsione era per l’Unione Sovietica che la dinamica politica su una scala veramente grande comincerà a manifestare i suoi effetti nel momento in cui le quattro contraddizioni –la classe operaia che vuole i sindacati, la borghesia che vuole beni di consumo, gli intellettuali con limitata libertà di espressione e di stampa, le minoranze in cerca di autonomia- si rafforzeranno l’un l’altra dando vita a un’alleanza di popolo per una maggior libertà sotto il socialismo. Accennai anche a una quinta dimensione: i contadini che volevano più libertà di movimento. Questo è ciò che avvenne in modo piuttosto preciso con la glasnost e la perestroika di Gorbaciov, e non un singolo fattore sul quale la ricercatrice francese Helene Carriere D’Encausse basò la sua prognosi [nel libro: Esplosione di un impero, Edizioni e/o, Roma 1980, NdR], la rivolta nelle repubbliche mussulmane. La mia teoria era che sotto Stalin nessuna contraddizione poteva essere articolata, sotto Krushchev-Brezhnev andò un po’ meglio, ma solo una contraddizione per volta. Il tempo era ormai maturo, sotto Gorbaciov, perché tutte le contraddizioni si intrecciassero ed egli divenne l’uomo della storia. In una conferenza per i geografi danesi nel 1980, diedi un orizzonte temporale: il muro di Berlino cadrà entro dieci anni. Il loro commento quando questo avvenne il 9 novembre 1989 fu: “È avvenuto proprio allo scadere del tempo”. Conosco qualcosa su quanto costa costruire un movimento, perciò la mia stima è stata dieci anni» (in: Johan Galtung, Johan Lackland. On the peace path trough the world, pp. 103-4. Ed. orig. in norvegese: Johan Uten Land. Pa Fredsveien Gjennon Verden, Aschehoug, Oslo 2000).

Il tema rimane dunque controverso e non varrebbe molto la pena di occuparsene, se non fosse che in altre occasioni Galtung si è esposto nel fare previsioni a distanza di tempo. Quella attualmente più significativa è relativa al crollo dell’impero statunitense, che ha ampiamente esaminato nel suo libro: THE FALL OF THE US EMPIRE – AND THEN WHAT? Successors, Regionalization or Globalization? US Fascism or US Blossoming? (Transcend University Press 2009. Per una ampia introduzione, si veda: Sulla prossima decadenza e caduta dell’impero USA

http://serenoregis.org/2008/11/06/sulla-prossima-decadenza-e-caduta-dell%E2%80%99impero-usa-johan-galtung/ ).

Che cosa suggeriscono gli studi di ricerca per la pace sull’attuale «crisi sistemica globale?». Questo tema non è affrontato esplicitamente da Venturi, ma è invece presente nei lavori più recenti di Galtung, che continua indefessamente a muoversi da una parte all’altra del globo con quello che chiama metaforicamente il suo «elicottero personale», che gli permette di avere un punto di osservazione particolarmente ampio. Nei suoi editoriali settimanale pubblicati su http://www.transcend.org/tms e tradotti nella «newsletter» del Centro Studi Sereno Regis (www.serenoregis.org), egli ci offre non solo una visone continuamente attenta e aggiornata di quanto avviene, ma anche suggerimenti utili per la trasformazione nonviolenta dei conflitti. Questo è forse il suo contributo più notevole e attuale, indispensabile tanto per i ricercatori, quanto per gli educatori e gli attivisti: una teoria e una pratica della trasformazione nonviolenta dei conflitti, che a partire dalla straordinaria e geniale figura di Gandhi arriva sino ai giorni nostri e si proietta nel prossimo futuro.

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