Cinema – E fu sera e fu mattina – Recensione di Paolo Candelari

E fu sera e fu mattina, regia di Emanuele Caruso. Con Albino Marino, Lorenzo Pedrotti, Simone Riccioni, Sara Francesca Spelta, Francesca Risoli. Drammatico, Italia 2014.

Si tratta di un esperimento: un film fatto in autogestione, senza un produttore ed un distributore, i cui fondi sono stati raccolti col “crowdfunding”, attori e tecnici sono dilettanti, nel senso che quasi tutti fanno un altro lavoro. Anche la distribuzione è autogestita. Il cinema Reposi a Torino si è prestato a proiettare per una settimana questo film, e l’afflusso di pubblico sembra sia stato premiante. La dimostrazione che si può fare del buon cinema anche in autogestione ed in economia.

Veniamo al film. E’ una riflessione sul senso profondo dell’esistenza, messo a confronto con la prassi quotidiana, che spesso e volentieri questo senso dimentica. La vicenda si svolge in un paesino immaginario, Avila, in realtà si tratta di La Morra (CN), dove è stato quasi per intero girato, dove nel bel mezzo di una delle sagre estive, giunge come un fulmine la notizia, annunciata tramite la tv nel caffè del paese, che gli scienziati hanno scoperto che l’idrogeno nel sole si sta esaurendo e il sole sta per esplodere. Insomma mancano 49 giorni alla fine del mondo. Cosa fareste voi in questi 49 giorni, sapendo che sono gli ultimi dell’umanità intera? Le reazioni sono diverse: chi è spaventato, chi ha fede (i due preti si salutano, “ci rivedremo presto”), chi la prende con filosofia, chi si aspetta quel che succederà dopo (notevole la scommessa tra il prete, Francesco, e il “ribelle” Gianni, se Dio è buono, e ci troveremo in paradiso, o cattivo, e finiremo tutti nel nulla), chi è scettico (“tanto alla tv raccontano sempre balle”); ma la maggior parte sembra voler rimuovere il problema continuando la vita di tutti i giorni come se nulla fosse, con tutti i pregiudizi, le “piccinerie”, i propri “affari” da seguire, aspettando “indicazioni dal ministero”.. In questi frangenti molti si rivolgono alla religione; poi man mano che la data si avvicina ci si rifugia nella nostalgia, si cerca di rivivere in qualche modo il passato, mancando il futuro.

La chiesa si riempie, ma quando il prete Francesco, non trova le parole per la predica e presenta il Crocifisso, ecco che metà se ne esce. Ho molto pensato a cosa volesse significare questa scena: secondo me è che le parole non servono, la croce e dunque la sofferenza sta di fronte a noi, e Dio si manifesta non col miracolo ma condividendo la sofferenza che viviamo: ed è proprio di fronte a questa realtà, a questa religiosità, che la metà che era venuta in chiesa solo per l’occasione, si ribella: meglio rimuovere, e riprendere a seguire le proprie piccolezze, liti, pregiudizi.

Altra sensazione trasmessa, l’assenza di futuro, che si respira in tutto il film; di fronte a questa appaiono assurdi i normali desideri delle persone, in primis, quello di una giovane donna di volere un figlio dall’uomo che ama; forse senza futuro sparirebbe lo stesso desiderio. E il futuro qui non manca solo ai singoli, ma all’intera umanità, e allora viene la riflessione, che noi viviamo anche attraverso il ricordo che lasciamo, i nostri figli, nipoti che rimangono. Se effettivamente tutto dovesse finire che senso ha continuare questa vita; e qui torna la “scommessa”: l’aldilà, le cose “ultime” sono solo un desiderio o una realtà che ci attende? Infondo sappiamo che il tempo è finito, non saranno 49 giorni ma centinaia di migliaia di anni, ma… ciò accadrà.

Il film ha i suoi difetti: da dilettanti han fatto “miracoli”, ma non sempre la recitazione è all’altezza del dramma che viene rappresentato: il film è lento, e in cereti momenti si fa fatica e pensare che i protagonisti stan veramente vivendo una situazione simile. C’è però una bella fotografia, inquadrature delle colline delle Langhe molto belle.

Nell’insieme è un film che fa riflettere, anche se son riflessioni che la maggior parte della gente preferiusce, proprio come gli abitanti di Avila, rimuovere.

Consiglio di andarlo a vedere

Alla fine arriva questa fine del mondo?

************** CHI VUOL RIMANERE CON LA SUSPENSE NON LEGGA OLTRE ***********

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*******************CONTINUAZIONE*****************

Non si sa. La scena finale è di 5 amici, tra cui Francesco, il prete, Gianni, lo scettico, e altri 3, quelli che hanno mostrato di prendere più sul serio la cosa, decidono di passare gli ultimi momenti nel luogo del loro primo incontro, abbracciati, mentre Francesco legge il passo della creazione, dalla genesi; una grande luce, il sole che esplode?, li avvolge, ma poi questa si dipana, e loro sono lì, abbracciati, si toccano per verificare se sono vivi, e Francesco conclude il suo passo: “e fu sera e fu mattina”.

Un finale aperto ma che in ogni caso lascia spazio alla speranza.

 

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