The Defector: Escape From North Korea – Una lettura di Giorgio Barazza

The Defector: Escape from North Korea, di Ann Shin | Canada, 2012, 71 minuti (Mondovisioni, proiettato in sala Poli martedì 11 febbraio)

Dragon è lo pseudonimo di un trafficante di disertori nord-co­reani in fuga attraverso Cina, Laos e infine Thailandia, dove possono finalmente chiedere asilo. Il suo più recente viaggio prende una piega inattesa quando il gruppo resta bloccato in Cina, mettendo a rischio il complicato piano. La loro esperienza rispecchia la realtà di decine di migliaia di nord coreani attual­mente in clandestinità in territorio cinese. Viaggiando con loro e filmando in incognito, la regista coreana-canadese Ann Shin accede a una relazione intima con i suoi protagonisti e affronta questioni universali su diritti umani e ricerca della libertà.

UN PROBLEMA

Come è possibile prendere le distanze, obiettare in situazioni con presenza di forte violenza diretta (esercito) strumento di dominio che difendere la violenza strutturale (società gerarchica coreana) emanazione di una violenza culturale (legittimazione di una famiglia dominante su altre) e trovare sostegno in organizzazioni (singoli) che ti aiutano a uscire da questa situazione

ALTRE SITUAZIONI, ESPERIENZE ANALOGHE

John Brown nell’800 che aveva partecipato a una organizzazione clandestina che sosteneva gli schiavi (africani) che scappavano dalle piantagioni del sud degli USA e li accompagnavano attraverso peripezie verso la libertà: il Canada

Dirigenti, lavoratori di multinazionali (o aziende inquinanti) che non possono parlare delle cose a cui partecipano ma vorrebbero denunciare

Snowden e Assange che fanno uscire informazioni da situazioni chiuse al pubblico (nato) e ne portano le conseguenze

Testimoni di giustizia, collaboratori di giustizia: persone che hanno partecipato ad attività criminose e da esse hanno preso le distanze

Lavoratori che partecipano alla produzione bellica e decidono di volerne uscire. (Un ex dipendente di un’azienda produttrici di armi che è venuto a lavorare al CSSR)

UN PROBLEMA PIÙ GENERALE

Cosa fare del nemico quando la lotta ha successo? Quando non c’è l’obiezione di coscienza.

Disporre un progetto costruttivo in cui anche lui possa avere un ruolo in una relazione tra pari. La riconciliazione

QUESTIONI APERTE

1. La scelta personale di chi obietta, come coltivare la forza interiore e la disponibilità a passare attraverso la sofferenza per uscire dalla situazione

2. La disponibilità di persone vicine, organizzazioni che possono aiutare dall’esterno, offrire spazi di azione a chi può offrire anche piccole cose (mobilitare parti terze)

3. Costruire una comunità che sappia sostenere chi aiuta e offra possibilità di reinserimento per queste persone in un nuovo contesto

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