Israele-Palestina: 1-2-6-20 – Johan Galtung

Washington e Tel Aviv commettono un errore: il conflitto fra Israele e Palestina è solo una piccola parte di un complesso fra USA-Israele su un versante contro più o meno tutti gli stati arabi e musulmani nonché contro la netta maggioranza degli stati membri dell’ONU nel voto dell’ Assemblea Generale ONU che ha riconosciuto la Palestina come stato non-membro. Un approccio serio alla pace comprende negoziati Israele-Palestina senza gli USA come “sensali”; negoziati USA-Israele con i cinque stati arabi confinanti con Israele e gli stati con essi confinanti; e negoziati a livello regionale ONU e dell’Assemblea Generale, in uno scenario Unirsi per la Pace. La pace chiama a tutti i livelli.

Un’immagine di soluzione ragionevole con confini riconosciuti come sicuri:

[1] Palestina pienamente riconosciuta secondo il diritto internazionale, come stato membro ONU, e bilateramente da un numero crescente di stati.

[2] Un nucleo bistatale Israele-Palestina con i confini del 1967 e qualche scambio di territori, due cantoni israeliani in zone sacre della Cisgiordania e due cantoni palestinesi nel nordovest d’Israele, intensamente palestinesi prima della Naqba, capitali nelle due Gerusalemme; difesa difensiva per la Palestina.

[6] Una Comunità MediOrientale modellata sulla Comunità Europea del 1958 con Israele e i cinque paesi arabi confinanti, con confini aperti per merci e persone; un consiglio dei ministri e una commissione per tematiche quali acqua, il ritorno [dei profughi palestinesi], pattugliamento congiunto; processo decisionale per consenso.

[20] Una Conferenza, che divenga Organizzazione, per la Sicurezza e la Cooperazione nel Medio Oriente dei sei paesi e di quelli con essi confinanti, e alcuni altri paesi a loro volta confinanti con questi (comprendenti Turchia, Cipro, Grecia), modellata sull’OSCE-Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione per l’Europa, del 1975.

Nessuna soluzione mono-statale. Gli ebrei hanno diritto a una democrazia con caratteristiche ebraiche, ma non a uno stato per soli ebrei. Nessuno stato moderno è solo per una nazione; e gli stati sono comunque assorbiti in regioni.

Questa soluzione potrebbe avere un ampio consenso, tranne che da Israele-USA. La pace non si ottiene costringendo la Palestina in un ambiente bi-statale con controllo israeliano militare-politico-economico e intervento USA negli altri stati vicini. Per tale via non c’è equilibrio stabile, ma solo lotta senza fine; oggi con il BDS – boycottaggio, disinvestimento, sanzioni; e domani? Nessun vero amico d’Israele sosterrebbe un tale percorso; né difenderebbe l’occupazione, la colonizzazione e l’espansione israeliana, che impediscono uno stato palestinese. Ma qualcuno potrebbe avere ulteriori motivi come l’antica tradizione protestante-anglicana di fomentare una Armageddon per la Seconda Venuta di Cristo.

Il percorso verso qualcosa di simile alla formula di pace 1-2-6-20 passa per il cambiamento nei colonialisti Israele-USA, separatamente, e nella loro relazione; secondo il modello di apartheid SudAfrica-USA. Forse cominciando dalla relazione?

Il potere israeliano-ebraico negli USA ha aggiunto una componente politico-militare al proprio potere economico-culturale con l’alleanza con gli evangelici USA, forti, ma lungi dall’essere maggioritari. Una minoranza di molto meno del 2% – gli ebrei USA sono sempre più divisi – che sta cercando di stigmatizzare ogni critica come anti-semitica è instabile e crollerà. Un modo perverso in cui agisce è inducendo a un vero anti-semitismo – l’essere contro gli ebrei in quanto tali, indipendentemente da ciò che pensano, dicono e fanno – che ha già raggiunto livelli spaventosi in internet. Ciò può agire in due modi: gli anti-semiti possono giungere al potere –tutti gli dei non vogliano – o qualcun altro giunge al potere per prevenirlo. Quel qualcuno non è Obama – ”anatra zoppa” è troppo vivace per caratterizzare la sua presidenza – ma potrebbe essere Kerry quando crollano i negoziati Israele/Palestina-Siria-Iran, anche grazie al sabotaggio israeliano. O istituzionale, come un comunicato che annuncia che Israele è diventato un bel peso; e che gli USA de facto partecipano al BDS.

Non è necessario alcun mutamento interno vistoso e drammatico negli USA perché avvenga questo mutamento esterno. In Israele dovrà probabilmente esserci un cambiamento di regime dall’estremismo tipo Netanyahu-Liebermann alla moderazione; ma quello può essere realizzato con le elezioni. “Sono tutti contro di noi” alimenta la mentalità autistica da assedio sostenuta dai complessi di Popolo Eletto e di Masada; una ragione per cui il BDS non debba mai escludere il contatto, anche in Israele, con la pace nell’agenda. Ovviamente in Israele ci sono ancora moderati, anti-estremisti, che potrebbero realizzare un mutamento, da qualche parte sotto la linea dell’orizzonte. Il BDS non deve incidere economicamente perché ciò avvenga; in SudAfrica fu il messaggio morale che ebbe un impatto. Serve un’alternativa. In SudAfrica fu una-persona-un-voto, democrazia; in Israele è l’assetto precedente il giugno 1967 con reti di rapporti cooperativi equi, democrazia. Qualcosa come l’1-2-6-20.

Proprio come un modo per affrontare il pasticciaccio siriano è che delle forze valide si uniscano nella lotta contro il terrorismo, di stato e non, forze valide dovrebbero anche unirsi nella lotta contro gli orrori dell’anti-semitismo, con il pregiudizio e la discriminazione che sfociano facilmente in odio e violenza. C’è un metodo: smentire gli stereotipi contro gli ebrei in generale. Lo stereotipo base è che gli ebrei, pochi ma ben organizzati, aspirano al dominio del mondo con mezzi economici. Goldman-Sachs dovrebbe essere in prima linea a denunciare la speculazione nei derivati a favore della tecnica bancaria di vecchio stampo basata sulla differenza fra i tassi d’interesse per i prestiti rispetto ai depositi. Ma non lo è.

Perché dovrebbe essere diversa dalle altre 4-5 di quella grandezza a Wall Street, non si tratta forse di anti-semitismo, puntare isolatamente sugli ebrei? Dovrebbe farlo per affrontare il vero anti-semitismo. Come i bianchi nel sud degli USA, con pregiudizi estremi contro i neri in quanto tali, portatori di sifilide, che odiavano tutti i bianchi, comunisti, brutti. I neri lo sapevano, smentirono sistematicamente tutto questo squallore – e ha funzionato.

L’Europa e la shoah. Gli europei, occupati dalla Germania nazista eppure autori intenzionalmente dell’indicibile, consegnando e facendo uccidere ebrei – con il mio paese, la Norvegia, forse il peggiore in percentuale al riguardo. Per espiare ciò alcuni europei adesso commettono un crimine contro i palestinesi con l’acquiescenza all’estremismo israeliano. Due torti non fanno una ragione; li si separi, si cerchi di capire gli uni e gli altri, che cosa successe e come la shoah avrebbe potuto essere evitata. Si impari dal quarto primo ministro della Malaysia, Mahathir Mohammed. Invece di prendersela con la minoranza cinese per la sua forte dominanza economico-culturale, innalza il livello di vita della maggioranza malese mediante una differenziazione economica positiva e l’educazione. Ha funzionato, al contrario dell’ Indonesia. Si demistifichi: i tedeschi hanno fatto ciò che anche altri fecero; orribile, ma occorre rimuovere le cause.

Ripulire il passato, gestire meglio il presente, per equità nel Medio Oriente e la fine dell’anti-semitismo nel (prossimo) futuro.

3 Feb 2013

Traduzione diMiky Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

Titolo originale: Israel-Palestine: 1-2-6-20

http://www.transcend.org/tms/2014/02/israel-palestine-1-2-6-20/

Una replica a “Israele-Palestina: 1-2-6-20 – Johan Galtung”

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