Ginevra I-II: la cattiva gestione dei conflitti – Johan Galtung


Non è questo il modo di fare. Un importante contendente nei conflitti non può essere al tempo stesso il gestore della conferenza; al punto d’indurre il Segretario Generale ONU a revocare l’invito a un convenuto principale. Che questo sia dovuto all’AIPAC (Comitato d’affari pubblici israelo-americani) che abbia comprato i senatori USA, o a un qualunque processo interno al sistema USA-Israele, o che risulti da una schietta convinzione del Segretario di stato Kerry, è irrilevante. Dà l’impressione di un tribunale in cui il procuratore è pure giudice, che ha già deciso chi sia il colpevole principale e istruito il giudice a procedere di conseguenza dal tribunale I al II, la cui giuria sia formata solo da chi ha concordato sul tribunale I.

Se Ban Ki-moon fosse stato un uomo che onorava l’autorità ONU, si sarebbe invece ritirato lamentando l’indebita pressione. Revocando l’invito a un convenuto principale si garantiscono due cose: un’opportunità perduta di trovare una soluzione a quello che è anche un conflitto sunnita-sciita, e una pesante ipoteca su qualsiasi conclusione cui si possa giungere. C’era un punto promettente: parlare prima con i contendenti separatamente per identificarne le posizioni – ma, escludendo il maggior portavoce sciita, non c’è nessuna possibilità.

Questo fallimento preannunciato – salvo un miracolo – probabilmente non durerà a lungo. Verrà giocata quanto prima la carta delle foto. Sembra grottesco; ma un regime autoritario come quello di Assad è compatibile con il fatto che il suo esercito scatti tante foto potenzialmente incriminanti che potrebbero cadere in mano a un “disertore auto-designato”? E comunque perché fare foto?

Diciamo, semplificando brutalmente, che ci sono sette conflitti, non uno solo, tutti quanti direttamente o indirettamente violenti, che si svolgono in Siria.

PRIMO, per il governo di minoranza rispetto a uno di maggioranza, dittatura rispetto a democrazia, Assad rispetto a non-Assad. L’opposizione in Siria ha validi motivi. Ma ciò non implica che la rimozione di Assad, anche per imposizione esterna, sia una soluzione. Ci vuole un referendum, il cui risultato è incerto data la complessità di tutti i conflitti. Quanta della violenza complessiva sia collegata a questo, come guerra civile interna, non è chiaro.

SECONDO, quello che gli USA chiamano conflitto “settario”, sunniti contro sciiti; certamente non una guerra interna, con l’attiva partecipazione di jihadisti di vari paesi, fra cui Arabia Saudita, Qatar, Libia, che utilizzano tattiche terroriste per scopi quali uno stato islamico sunnita di Iraq-Siria (ISIS).

TERZO fra siriani in al potere o all’opposizione e minoranze di altre nazionalità e fedi, come turchi e curdi, maroniti e cristiani in generale, e altri ancora.

QUARTO, fra una qualunque Siria con i suoi attuali confini e coloro che, come Israele e gli USA, preferiscono una Siria smembrata in frammenti.

QUINTO, fra una qualunque Siria e una Turchia in mutazione da “zero problemi coi vicini” a politiche espansioniste neo-ottomane.

SESTO, in seno ai 5 membri (+1?) del Consiglio di sicurezza ONU (UNSC) per la conformazione, gestione e il possibile risultato della crisi siriana; un aspetto del quale è nella determinazione di Russia-Cina a evitare un’altra Libia contro gli altri tre membri.

SETTIMO, il principale, fra le vittime – uccise o familiari – e le potenziali vittime, e chiunque infligga violenze.

Per trattare una complessità a tale livello – più complessa che il VietNam – ci vuole una conferenza di lunga durata gestita dall’ONU, con tutti i contendenti, e solo quelli coinvolti, senza spettatori e senza condizioni. Invece, il punto focale di Ginevra II è sul primo conflitto con risultato precostituito contro il regime di Assad, ignorando il secondo e il terzo, favorendo USA e alleati nel quarto e quinto conflitto con la gestione USA e l’abdicazione ONU, con qualche attenzione sulle sofferenze per il conflitto n° 7, di cui sono tutti, più o meno, colpevoli.

Ginevra II non ha né la capacità politica né intellettuale di cimentarsi con questa complessità. Si concentrerà sulla condanna di Assad e l’aiuto alle vittime. Può esserci tregua per il primo conflitto ma non per il secondo, così la componente jihadista di Al Qaeda non è neppure invitata e non può essere identificata con qualche stato sunnita.

Un corridoio di aiuti potrebbe essere negoziato per qualche spazio e periodo limitato pur senza alcuna soluzione in vista, e quindi nessuna tregua effettiva. Che cosa potrebbe funzionare? Una conferenza di Ginevra III a gestione ONU, ovviamente con Iran e Israele partecipanti e senza spettatori, che esplori:

  • una federazione per l’ex-colonia Siria – una delle quattro dell’accordo Sykes-Picot assegnata non agli arabi per aver combattuto gli ottomani, bensì a se stessi – con democrazia in ciascun ambito territoriale/provincia;
  • un’assemblea bicamerale, per partiti e gruppi etno-religiosi con diritto di veto per i propri affari specifici; il sistema ottomano dei millet;
  • la cooperazione di tutte le parti nel combattere gli estranei jihadisti terroristi;
  • un accordo che rispetti la Siria come una e unita – non unitaria – entro i propri confini – con la sovranità sulle alture del Golan smilitarizzate;
  • un accordo che rispetti l’autonomia della Siria come paese indipendente;
  • una riapertura del caso libico per indagare e imparare che cosa andò storto, evitando gli stessi errori nel caso siriano;
  • l’invito a tutti i contendenti ad assistere medicalmente le vittime, economicamente i familiari e gli sfollati, promuovendone un sollecito ritorno.

Sette conflitti, sette prospettive, sette commissioni di lavoro con frequenti sessioni plenarie per il coordinamento; imparando dalle conferenze che condussero al Trattato di Roma nel 1958 e all’Atto Finale di Helsinki nel 1975.

Comunque, c’è un grosso problema. Ginevra I-II è basata sul sistema statuale che reprime le nazionalità non-dominanti al suo interno e gli stati periferici al suo esterno. Il sistema statuale è in grado di auto-correggersi? Molti stati hanno un disperato bisogno di strutture federali per accogliervi la democrazia; alcuni stati finanziano il jihadismo; frammentare stati ostili è una politica usata da molti; e così l’abbarbicarsi alle conquiste per quanto illegali; ci sono molti neo-imperialismi; i partecipanti chiave a Ginevra I-II hanno causato la catastrofe libica e molti hanno causato sofferenze umane oltre i livelli siriani.

A qualunque stadio si può pensare e dire et tu quoque – ‘anche tu allora’; le paure di decisioni viste come precedenti contro i propri interessi sono paralizzanti.

Sicché, come minimo ci sia una conferenza parallela di non-stati, con donne e organizzazioni per la pace e altri ancora, per ottenerne visioni fresche, costruttive.

 

27 gennaio 2014

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

Titolo originale: Geneva I-II: The Mismanagement of Conflicts

http://www.transcend.org/tms/2014/01/geneva-i-ii-the-mismanagement-of-conflicts/

Una replica a “Ginevra I-II: la cattiva gestione dei conflitti – Johan Galtung”

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