L’economia: un brutto aspetto – Johan Galtung

Talvolta c’è bisogno di uno sguardo agli elementi fondamentali; che sono la riproduzione della natura da cui tutti dipendiamo, e la riproduzione degli esseri umani. Formule come la rinnovabilità e il riciclaggio per evitare esaurimento e inquinamento, e un benessere che soddisfi i bisogni fondamentali di tutti per evitare sofferenza e miseria, sono guide valide. Dopo aver rispettato tali principi, diamoci pure da fare a estrarre, produrre, distribuire, consumare, e spassarcela! Suona ragionevole.

Ma i fondamentali non sono garantiti, né incorporati nel sistema.

Dall’economia provengono molti prodotti ma anche crisi ecologica, miseria, morte, provocate non dalla razionalità ma dal suo opposto. Come mai?

Diamo un’occhiata in più agli elementi fondamentali: i fattori di produzione, aggiungendo alla natura, lavoro (manodopera) e capitale, tecnologia e decisioni (gestione). Questi ultimi due fra gli elementi fondamentali niente meno che per Smith e Marx, ma facilmente dimenticati. Per Smith, la forza trainante non era il capitale bensì la decisione: decidere a proprio favore, per egoismo, e l’intero sistema sarà nelle migliori condizioni. Marx osservava che il sistema sfruttava la manodopera mantenendola nella miseria fintanto che essa potesse riprodursi, col risultato di disporre di altra manodopera ma senza benessere. Eppure, per Marx la forza trainante non era la miseria in basso e l’avidità in alto, bensì la tecnologia, i mezzi di produzione, che cambierebbero il modo – l’assetto sociale – di produzione. Per Smith l’egoismo era immutabile, da usarsi; per Marx la tecnologia era autonoma con ampie conseguenze, fra le quali la socializzazione dei mezzi e del modo di produzione. Non pare che Marx abbia mai pensato che sia il modo sociale di benessere per tutti a determinare la scelta della tecnologia.

Ovviamente c’è qualcosa di vero nel decisionismo di Smith e nel tecnologismo di Marx. Ma avremmo fatto più strada focalizzando l’attenzione su questi due elementi fondamentali attraverso il primato della natura e del lavoro, non dimenticando gli umani in generale a favore della forza lavoro. E poi c’è effettivamente l’accumulazione del capitale come forza trainante, incorporata nel profitto e nella contabilità per le aziende, e nella crescita e nel PIL per gli stati.

“L’uso di capitale per produrre altro capitale” vale anche per la natura, la manodopera, la tecnologia e le decisioni. Ma c’è una cosa che può fare il capitale e non gli altri quattro elementi: comprarsi tutti gli altri. Il capitale compra la natura, impedendo la riproduzione della natura e degli umani; il capitale compra la manodopera per abolirla remunerando la maggior produttività; il capitale compra la tecnologia per riprodurre il capitale, non la natura e gli umani; e il capitale compra le decisioni comprando i decisori nelle aziende e negli stati. Nelle grandi multinazionali che trasformano la natura i possessori di capitale sono sempre stati ben retribuiti, molto meno negli stati che elaborano le decisioni.

Le multinazionali cresciute oltre ogni misura sono le aziende di trattamento del capitale: le banche capeggiate da “bankster” (contrazione tra banchieri e gangster, NdT), mediante la speculazione. Senza bisogno di una natura scarsa, di una manodopera irrequieta, solo capitale come risorsa e prodotto e tecnologia informatica e decisioni egoistiche a proprio favore. Possono perfino praticare il socialismo distribuendo equamente il profitto come bonus a tutti i dipendenti. Le grosse banche sono note, non è strano che vogliano entrarci anche le minori. Non stupisce neppure che combattano – cioè comprino – tutti quelli che possono limitare la loro “libertà” di speculare: gli elettori comprando candidati, campagne elettorali e media, i legislatori, gli alti dirigenti, i giudici. Così, si confronti la tassa sulle vendite del 4.5% di New York City con lo 0% sulle transazioni di titoli nella compravendita di capitale: una tassa di solo 0.5% renderebbe disponibili 90 miliardi di dollari, il doppio del bilancio. E tuttavia ne sono esenti. Un cancro che corrompe altri tessuti corporei, e anti-corpi, per ottenere sostegno.

Com’è accaduto? Rendendo stracciato l’accesso al capitale con tassi d’interesse verso lo 0%, con l’ “alleggerimento quantitativo”. Ivan J. Aziz della banca Asiatica di Sviluppo (Development + Cooperation, 2013/12 pp. 479-81) scrive:

\Le banche\ vivono percependo tassi d’interesse maggiori per i prestiti rispetto ai tassi che pagano sui depositi. Così stanno normalmente le cose – ma le banche centrali in NordAmerica, Europa e anche Giappone hanno sviluppato politiche abnormi: che cosa fa una banca quando il denaro è a buon mercato? diventa ovviamente più arrischiata, cominciando a emettere quanto più denaro possibile in prestiti, specialmente nel settore immobiliare e nel credito al consumo; il che ha portato a “bolle”. Al tempo stesso, le banche cominciano a comprare attivi finanziari, azioni, obbligazioni, e così via, il che fa apparire i loro bilanci più come quelli d’investitori istituzionali che di banche. L’una e l’altra dinamica risultano dal denaro a buon prezzo, e sono entrambe rischiose“.

Un fattore che sta dietro a tutto ciò è la paura esistenziale degli USA che il loro dollaro perda il suo status da valuta di riserva mondiale qualora ci si rivolgesse all’euro (come l’Iraq con Saddam, e l’Iran) o si parli di un dinaro garantito dall’oro (come la Libia con Gheddafi). In aggiunta al basso tasso d’interesse (indovinate chi ha preso l’iniziativa) arriva un alto tasso di uccisioni, in Iraq e in Libia, programmato per l’Iran e i paesi con banche centrali statali (Libano-Siria-Sudan-Somalia).

Come risultato il pianeta è ora ostaggio di debiti non rimborsabili: il PIL mondiale è già più basso del debito combinato mondiale dovuto alle banche. Il debito è superiore alla somma di denaro sul pianeta.

Inoltre, c’è anche ciò che Paul Krugman argomenta così bene: usare il bilancio pubblico come stimolo per mettere in moto l’economia, non tagliare il bilancio pubblico per ridurre il debito pubblico mediante l’austerità. L’austerità non genera alcuna crescita; lo stimolo invece sì, e finisce per abbassare il debito.

Oltre questa politica di destra negli USA, ora anche nella Francia “di sinistra” interviene l’incapacità della sinistra USA-UE-Giappone di produrre alternative o perché comprata, o per deficit mentali, o per entrambe le cose.

Krugman e Kristof nell’International New York Times celebrano come successo il 50° anniversario della guerra alla povertà, volendo giustamente di più (ma ottenendo di meno). Comunque, la povertà e il suo estremo, la miseria della sofferenza e della morte, è solo un aspetto dello scandalo, essendo l’altro la stridente diseguaglianza. Ma che cosa si può fare con i bankster al comando?

Non granché; donde la cattiva prospettiva. I decisori delle multinazionali dominanti e delle banche, combatteranno qualunque controllo, non uccidendo ma corrompendo. I decisori degli stati dominanti, anglo-americani, combatteranno qualunque controllo uccidendo, corrompendo e spiando.

La via d’uscita è una strada impervia, non la superstrada del denaro a prezzo stracciato. Ne abbiamo discusso molte volte in questi editoriali: persone che cercano di cavarsela da sole (Smith) con la tecnologia sociale delle cooperative e dell’auto-impiego (Marx). Preoccupandosi meno del capitale e più della sopravvivenza. Essendo disposti a lottare. I “posti di lavoro” semplicemnte non esistono.*

NOTE

* Per molto altro si veda di J.Galtung: Peace Economics, TRANSCEND University Press-TUP 2012.

 

20 gennaio 2014

Traduzione diMiky Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

Titolo originale: The Economy: Looks Bad

http://www.transcend.org/tms/2014/01/the-economy-looks-bad/

Una replica a “L’economia: un brutto aspetto – Johan Galtung”

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