Pillola non sprecona

I dati sono sconcertanti: ogni anno in tutto il pianeta il cibo finisce nella spazzatura (ma non davvero su tutta la Terra. Ci sono molti luoghi dove nessuno butta il cibo, perché non c’è cibo!) nella misura di 1,3 miliardi di tonnellate. Scriviamo la cifra in numero? 1.300.000.000. Un terzo del cibo che viene prodotto. I dati sono della FAO (l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura), che ha steso un Rapporto sulle conseguenze ambientali dello spreco di prodotti alimentari (calcolate in circa 550 miliardi di euro l’anno).

Acquistiamo più cibo di quello che ci occorre realmente. Di conseguenza gli alimenti stazionano per più tempo del dovuto nel frigo e/o nei mobiletti delle nostre cucine. Di conseguenza a un certo punto guardiamo le date di scadenza e sono passate, apriamo la porta del frigo e annusiamo un odore non proprio piacevole e – controllando – scopriamo frutta e/o verdura che sta marcendo o un pezzo di formaggio che quasi «cammina da solo» verso l’uscita…

Queste parole possono farci sorridere e/o ci sembra di vederci nelle situazioni descritte per averle vissute decine di volte. Ma se ci pensiamo un attimo è una vera vergogna. Ci lamentiamo della crisi, della mancanza di soldi, del potere d’acquisto sempre più basso, e poi ci permettiamo di buttare il cibo? Il cibo? Il cibo. Quella cosa che ci tiene vivi, quella cosa, l’unica, per la quale vale davvero di spendere dei soldi (tutto il resto è dettaglio), quella cosa che invece sottovalutiamo, credendo che il corpo sia solo un sacco da riempire a casaccio, quella cosa per la cui mancanza soffrono 870 milioni di persone nel mondo.

 

E in Italia?

Ognuno di noi butta 76 chilogrammi di cibo commestibile in un anno. Il 27% è la percentuale di chi ammette di buttare cibo almeno una volta a settimana. Nel 2012 era il 60%. Forse ci stiamo sensibilizzando? O forse stiamo imparando a non cedere alla tentazione di comprare «in super-offerta» qualcosa che poi non riusciamo a mangiare? Forse stiamo imparando a non fare la spesa se siamo affamati (si è visto, tramite ricerche, che se abbiamo fame comperiamo di più, anche cibi che poi non mangeremo affatto)? Forse ci siamo decisi a leggere meglio le etichette e a capire che le scritte «da consumarsi entro» e «da consumarsi preferibilmente entro» non significano la stessa cosa: la prima è tassativa, ne va di mezzo la sicurezza dell’alimento, che non si deve più mangiare; la seconda significa invece che mangiando l’alimento oltre quella data non ne sarà garantito il colore, l’aroma, il valore nutrizionale, il gusto che gli sono propri. Ma si può ancora mangiare. Forse abbiamo imparato a organizzare meglio il frigorifero: in alto le uova e i barattoli aperti, subito sotto affettati/carni/ formaggi, nel cassetto in basso la verdura e la frutta, poco sopra pesce/carne freschi e in mezzo il cibo cucinato in genere; poi è una buona idea, mettendo via la spesa, sistemare verso il fondo i prodotti nuovi, portando in avanti quelli più «vecchi», così non ci sbagliamo.

 

Dacci oggi la nostra spesa quotidiana

In generale è difficile comprare più cibo di quello che ci serve comprando ogni giorno, magari nel negozio sotto casa invece che nel supermercato (o, peggio, ipermercato), magari portandoci la borsa da casa, magari andando a piedi (così è proprio impossibile fare una spesa gigante, perché dobbiamo portarla a casa a mano e non in macchina), magari comperando in un «negozio leggero», dove puoi acquistare 50 grammi di pasta, sfusa, tornare a casa, cucinarla e mangiarla senza alcun rifiuto, né del pacchetto, né dell’avanzo, nemmeno dell’acqua di cottura (che sappiamo essere un ottimo detersivo e/o, una volta raffreddata, concime per le piante di casa), senza rischio di farfalline e scadenze.

Ma vabbe’, questa è fantascienza no? Chi ce l’ha il tempo di fare la spesa ogni giorno? Allora almeno leggete qua che cosa ho trovato in un’inchiesta svolta da «Altroconsumo» (novembre 2013):

«Ma quali sono gli errori e le cattive abitudini che fanno aumentare gli sprechi? Dall’inchiesta emerge con chiarezza che il buon giorno si vede dal mattino, e il mattino è nel nostro caso la spesa al supermercato. Sono una minoranza quelli che arrivno in negozio con la lista della spesa, e ancora meno quelli che la rispettano: troppo alta la tentazione di cogliere le offerte promozionali, i 2×1 e le confezioni maxi-risparmio (…). C’è poi la sindrome della dispensa vuota, che spinge ad acquistare più di quello che realmente serve. (…) Pianifica i pasti che preparerai a casa durante la settimana; (…) prepara la lista della spesa da portare al supermercato; (…) attieniti alla lista e concediti al massimo cinque prodotti che non hai segnato; (…) un terzo degli alimenti finisce nella spazzatura. Per limitare questo spreco basterebbe imparare far meglio la spesa e a conservare correttamente gli acquisti»

Una replica a “Pillola non sprecona”

  1. Proprio oggi verso le quattro passando in piazza della Repubblica ,guardavo con raccapriccio tutta le verdura e la frutta ancora commestibile che aspettava gli idranti della pulizia per essere maciullata e buttata chissà dove . Gli zingari o meglio le zingare e gli indigenti non riescono certo a raccogliere tutto quello che è stato buttato via . E il mio pensiero andava a chi e quanti di altri luoghi vicini o lontani non ha di che nutrirsi. Ma è mai possibile che la monetizzazione selvaggia degli alimenti che la natura ci offre debba avere come contraltare questo spreco ? A quanto mi risulta alcuni supermercati stanno iniziando ad ovviare all'inconveniente ( per usare un eufemismo ) e svendono per mezzo euro tutto ciò che è scaduto sia nelle scritto che a vista . Ma è troppo poco,troppo poco si fa per ovviare a tutto ciò . Basterebbe che invece di usare solo le macchine per fare pulizia venissero impegnati i disoccupati così come si fa per spazzare la neve che perlomeno facciano incetta di tutto ciò che è possibile recuperare .

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