Smettere di dare una connotazione negativa all’Occidente! – Johan Galtung

Milano – Eccolo lì, quel duomo fantastico, il quarto per dimensioni nel mondo cristiano, per onorare il loro Dio – traspira fiducia in se stesso – e la bellezza dei marmi dell’enorme facciata. Iniziato seicento anni fa, ci vollero cinque secoli per costruirlo, una meraviglia d’ingegneria e architettura. Un importante concerto con un coro non riesce a riempire lo spazio interno della cupola, ma riempie quello degli ascoltatori di timore reverenziale.

Concepito nelle “ere buie”, come quei maestri di violenza culturale, i nostri storici, chiamano il Medio Evo, presumibilmente fra due “evi smaglianti”, l’Impero Romano e il colonialismo occidentale, “i tempi moderni”. Forse che qualcosa costruito oggi sarà visitato dalla gente fra cinque secoli, riempiendola di timore reverenziale? Qualche banca, o grossa azienda? Qualche corrotta assemblea nazionale? Qualche stadio, centro commerciale, fatto in modo trasandato, a rischio di crollo, costruito senza amore, tranne il denaro? Qualche enorme rampa missilistica per seminare morte e raccogliere odio e vendetta?

Ci pensano mai, i “capi” delle parti più aggressive dell’Occidente, l’Anglo-America, UKUSAF – aggiungendo F per quel centro d’“illuminismo” e “modernità”, la Francia – pensano al male che fanno a tutti noi, in Occidente? Al nostro passato, alla nostra eredità?

Ma presto finirà; stanno perdendo Afghanistan e Iraq, Libia e Mali – niente democrazia, niente crescita economica, niente diritti umani che spuntino dalle ceneri del diritto umano più fondamentale, la vita, così violato. Ovunque, perfino i media mainstream sono pieni di negativismo e gridano al fallimento.

Attenzione a non cadere nella trappola di confondere i veri obiettivi con i pretesti. Fra i veri obiettivi in Iraq e in Siria c’era la distruzione di un socialismo arabo ba’ath che sfidava le monarchie reazionarie del Golfo, le quali sfruttano gli immigranti e altri ancora, ma forniscono combustibili fossili e sostegno all’asse USA-Israele. Al diavolo l’alfabetizzazione e lo stato del benessere. Come si è espresso un funzionario del Dipartimento di Stato USA: “Non c’importava di come trattano le donne fintanto che ottenevamo l’oleodotto Mar Caspio–Oceano Indiano”.

E le basi. Che accerchiano Russia e Cina in Afghanistan e in Iraq; per l’Africom in Libia e Mali. Per la supremazia economica occidentale contro la peggior minaccia di tutte, un Gheddafi ormai anziano e psicopatico, ma con uno schema eccellente per l’Africa, un suo Fondo Monetario proprio, una valuta comune propria, l’elevazione dei ceti sociali più poveri, il rispetto per le nazionalità brutalmente soppresse dal colonialismo occidentale – fra cui berberi e tuareg.

Meglio affrontare la situazione: UK-USA-F hanno vinto il primo round. La Libia distrutta, i fieri progetti per l’Africa messi da parte per ora, le Corti Islamiche decentrate compatibili con la complessa struttura clanica di un paese musulmano, la Somalia, distrutte; gli stessi diritti per pashtun e tuareg di avere la loro terra liberata da confini imposti come per gli ebrei in Medio Oriente, distrutti. Basi dappertutto – da mantenere oltre il “ritiro” per un’eventuale guerra con l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai. E per garantire l’Africa contro gl’insidiosi sovversivi trucchi cinesi di pagare per le risorse estratte costruendo strade, ferrovie, dighe, assistendo nel sollevare le popolazioni più povere, contrariamente all’economia occidentale che aumenta le disuguaglianze.

Sì, la ferrovia gigantesca ora finanziata dai cinesi va da Est a Ovest, da Mombasa-Dar es Salaam a Kinshasa e alla costa atlantica – e da lì via navi-portacontainer al SudAmerica. Commercio Sud-Sud-Sud nella migliore tradizione della politica del Terzo Mondo – non contro gli scambi Nord-Sud della peggiore tradizione del colonialismo; ma in aggiunta a essi.

Anglo-America e Francia vittoriose? Per la prima mano, sì, ma una vittoria di Pirro con sconfitta incorporata. Probabilmente pensano di essere bravi nel promuovere la sicurezza per gli americani e la ricchezza per i britannici, con media monopolizzati che tradiscono la libertà d’espressione, con un’incredibile lavaggio del cervello – con le uniche lodevoli eccezioni di The Guardian e Washington Post per l’informazione sull’Anglo-America e gli altri tre dei “Cinque Occhi” (alleanza dei servizi di spionaggio di cinque paesi di lingua inglese, dominati da USA-UK , ndt) che tradiscono il meglio dell’Occidente spiando, insultando la privacy, diffondendo paura e apatia,minando la democrazia invece di promuovere la trasparenza e il dialogo riguardo a tutte queste tematiche.

Un paese-cliente USA, la Norvegia, ha avuto una parte importante nel bombardamento della Libia. La manciata di decisori ha forse creduto ai pretesti accampati, scusandosi poi per i risultati contrari conseguiti, peraltro altamente prevedibili? Certamente no. Hanno creduto nei veri obiettivi USA, promuovere i diritti dei libici uccidendoli? Probabilmente no. Che cos’hanno creduto, allora?

A una duplice obbedienza: internazionalmente alla superpotenza da loro scelta; nazionalmente alla gerarchia della politica estera e militare. “La banalità del male”, in altre parole; “sconsideratezza”, il modo con cui Hannah Arendt caratterizzò Adolf Eichmann. E questo dopo che i processi di Norimberga e di Tokyo avevano stabilito inammissibili “obbedire a ordini superiori” e “ignorare che cosa stavano facendo i sottoposti”. Ma era una lotta della democrazia contro una dittatura? Di questo si trattava? Tutte le decisioni a porte chiuse con la gente che non conosceva le premesse della decisione o senza alcun dibattito? Contro un dittatore, sì. E questo giustifica uccisioni di massa con una prevedibile anarchia?

Quello stesso paese ha risposto alla tematica delle armi chimiche dando un premio Nobel per la Pace a una ONG impegnata nella proibizione delle armi chimiche; in linea con il testamento di Nobel, riduzione delle forze permanenti. Ma perché non condiviso con Putin, il politico che ha focalizzato la sua azione sulle armi anziché su “chi l’ha fatto” (con duecandidati validi), e inoltre su tutte le Armi di Distruzione di Massa, quando Obama non aveva altro da offrire che attacchi missilistici alle fortezze di Assad? E invece no; un paese NATO dà il premio all’Occidente, non alla Russia.

Purtuttavia è Obama che tutti celebrano come icona universale. Il passato è dimenticato, non una parola, niente scuse, niente risveglio, niente su “come abbiamo mai potuto essere così nel torto”. Massiccio sostegno governativo all’apartheid contro l’African National Congress e Mandela fino agli ultimi decenni – ma poi arrivò la guerra fredda, l’anticomunismo contro entrambi.

Bene, meglio tardi che mai. Ma quando l’Occidente mostrerà la sua bellezza anziché la sua brutta faccia violenta –militare ed economica? Perché non recidere gli ultimi tentacoli imperiali prima di venirne costretti? Optando forse più per il periodo di mezzo migliore piuttosto che per quelle due ere imperiali?

16 dicembre 2013

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

Titolo originale: Stop Giving the West a Bad Name!

http://www.transcend.org/tms/2013/12/stop-giving-the-west-a-bad-name/

Una replica a “Smettere di dare una connotazione negativa all’Occidente! – Johan Galtung”

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