La manovra delle navi da guerra – Giulio Marcon

Da tre giorni la commissione bilancio della camera dei deputati sta discutendo e votando gli emendamenti alla legge di stabilità. Un fascicolo di oltre 250 pagine di centinaia di emendamenti (a cui vanno aggiunti quelli del relatore di maggioranza e del governo votati la notte scorsa) su oltre 540 commi di un provvedimento abborracciato (e iniquo). La maggioranza di governo (e in particolare il ministero dell’Economia) hanno detto no a tutte le proposte migliorative di un testo sbagliato e che non serve al paese.

Le risposte sono state sempre più o meno le stesse: non ci sono soldi. Anche per importi più che simbolici. Cinque milioni in più per il Fondo per le politiche sociali? Manca la «copertura». Due milioni per assumere nuovi ispettori dell’Inail e cercare di evitare tragedie come quelle di Prato? Da dove li prendiamo? Emendamento bocciato. Riparare l’errore della legge Fornero e ricomprendere i macchinisti dei treni nelle professioni usuranti? È un emendamento che per il momento non costa, ma non si sa mai. Bocciato. Figuriamoci che fine hanno fatto emendamenti più corposi come il «piano del lavoro», la messa in sicurezza delle scuole, la quattordicesima ai pensionati poveri, il piano straordinario per gli asili nido pubblici. Niente di niente.

E così si arriva nella nottata di ieri all’ultimo emendamento del fascicolo, siamo a pagina 253 è il Tab.E.2 (a firma Marcon, Duranti e Piras, proposto da Sel e appoggiato dal Movimento 5 Stelle) che propone di far risparmiare allo Stato italiano 785 milioni di euro nel 2014, 778 milioni nel 2015 e 526 milioni nel 2016. Oltre due miliardi di euro che l’Italia dovrebbe spendere, e per fare cosa? Per costruire e acquisire le navi Fremm che servono per fare la guerra, non hanno — ovviamente — alcuna utilità sociale e non creano che pochissimi posti di lavoro. Sono le tre e mezzo del mattino e, dopo aver negato qualche milione per le emergenze sociali più gravi, i deputati della maggioranza (e quelli di Forza Italia e della Lega) non hanno nessun dubbio nel dare il via libera a una spesa di due miliardi di euro per delle navi da guerra.

Con i due miliardi alle Fremm si conclude così in modo assai simbolico l’esame del fascicolo degli emendamenti. Con quei soldi si sarebbero potute fare un sacco di cose: mettere in sicurezza 5mila scuole, dare borse di studio ad altri 150mila giovani, fare un piano straordinario di piccole opere e creare così oltre 200mila posti di lavoro. Invece no, serviranno a far salpare dai porti italiani qualche fregata che magari sarà impiegata in una delle prossime imprese di guerra. Ma l’emergenza dell’Italia sono le spese militari o il lavoro e la povertà? Dobbiamo fare un’altra guerra o cercare di uscire da questa maledetta crisi? I pochi soldi che abbiamo li dobbiamo spendere nelle armi o per misure che servano a dare sollievo a un paese in ginocchio?

Solo un governo irresponsabile può decidere di spendere due miliardi per delle navi da guerra, facendo mancare così i soldi per affrontare le emergenze sociali. Si tratta non solo di una scelta sbagliata, ma di una china pericolosa dove contano di più le pressioni delle lobby dell’industria militare e della casta delle forze armate, che il grido disperato di milioni di italiani. A questi bisogna rispondere e non ai lobbisti delle armi.

 

Giulio Marcon è deputato di SEL
Fonte: il manifesto, 17 dicembre 2013
http://ilmanifesto.it/la-manovra-delle-navi-da-guerra/

 

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